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ITALIA - BABILONIA, RISCHIO ARGENTINA

di Francesco De Vita, Casarano 08/05/05

 

Da più parti il mondo del lavoro privato, circa 53 MILIONI di Italiani, da anni sta cercando di sensibilizzare le Istituzioni sul grave stato di crisi economica che, come non mai, attanaglia la nostra Italia ed in particolar modo il Sud.

La disoccupazione è in aumento esponenziale in tutte le attività produttive, in modo particolare nel settore moda e nell'agricoltura.

Il calo dei consumi, con effetto domino, si sta ripercuotendo anche sugli altri settori: edilizia, trasformazione, arredamento, auto e, conseguentemente, anche su tutto il settore del terziario.

 

Nel mondo del privato, con senso di coscienza e responsabilità, la cinghia è stata stretta all'inverosimile e, nella speranza di una ripresa, le risorse disponibili, proprie o di finanzaimento sono destinate all'indispensabile.

 

Il mondo del privato, attento su tutte le variabili che lo circondano, non con senso di pessimismo ma di amara realtà, percepisce che la spirale del vortice è sempre più vicina all'occhio del ciclone. Le speranze sono riposte nell'alta sensibilità delle Istituzioni perchè riescano a trovare, con una concreta concertazione fra tutte le parti,  una possibile via d'uscita per evitare il tracollo.

 

Premessa l'utilità di un'organizzazione pubblica, sarebbe utile per la causa, cercare di analizzare, in questo stato di fatto, l'operato concreto e non i proclami del Settore Pubblico composto da, accomodotati nei ruoli  di "personaggi istituzionali" nei vari livelli dell'organizzazione statale: 1.100 ministri e parlamentari compresi gli europei; 1.050 tra presidenti, assessori e consiglieri regionali; 5.000 tra presidenti, assessori e consiglieri provinciali; 176.000 tra sindaci, assessori e consiglieri comunali,  ai quali vanno aggiunti 1.000 funzionari di partito e 5.000 sindacalisti. Un esercito di quasi 200.000 (forse qualcosa in più) di italiani che, sostanzialmente, provengono perlopiù dalle file dei 4 MILIONI di dipendenti statali e parastatali.

 

Personalmente mi soffermo su alcune incongruenze:

- La politica è impegnata a scontrarsi principalmente su questioni internazionali che per il momento costano molto alla nostra Italia e su questioni interne di mera bega, forse convinti che l'idea di un partito unico o federato, possa essere la cura della crisi economica ?;

- Le istituzioni centrali, nonostante i richiami della Commissione Europea  e della Corte dei Conti, inseguono varie chimere per non dichiarare ufficialmente l'effettivo stato di fatto dei conti pubblici ? Il buco reale, causato anche per una serie di sperperi ed approfittamenti ai quali va aggiunto, inesorabilmente, il mancato introito del gettito fiscale per il minore fatturato delle aziende (logicamente dovuto alla crisi), ha determinato una posizione sull'orlo della bancarotta e di ciò ne sono conferma i richiamati richiami ;

- Perchè le frontiere continuano ad essere sempre più aperte a merci e genti che stanno diffondendo, come una peste, uno stato di disoccupazione irreversibile? 

- I Sindacati, volutamente ignari o non curanti della reale condizione di 47 MILIONi di Italiani del Settore Privato (ho decurtato circa il 10% di ricchi), nel mentre chiedono solo l'incremento degli ammortizzatori sociali per i lavoratori privati, minacciano scioperi (quindi disagi per tutti) se il Governo non mette mano ai contratti di 3.5 MILIONI di Dipendenti Statali già iperprotetti, per adeguare il loro stipendio al potere di acquisto. Il tutto lo ritengono possibile con la copertura finanziaria riveniente dall'aumento della pressione fiscale sui 47 MILIONI di Italiani che già adesso non arrivano a fine mese e non hanno prospettive e che finirà per innescare un ulteriore aumento dei prezzi ? (basta ricordare che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria!) 

 

Mi fermo per lasciare spazio ad altri interventi di analisi e proposte di soluzione per annientare questa dura realtà:

- L'Italia è paragonabile ad una Babilonia, in quanto ognuno dice la sua scollegato dalle altrui problematiche;

- L'Italia sta correndo il rischio del dissesto come quello subìto qualche anno fa dall'Argentina.

Non voglio passare per pessimista, ma il perdurare di queso clima potrà avere conseguenze molto pericolose.

 

Ci vuole uno sforzo comune, organico e convinto per riportare l'economia in una condizione di reale equilibrio, altrimenti senza la serenità diffusa, nessun benessere potrà mai essere sostanzialmente percepito.