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Semplice ma commovente cerimonia in ospedale

La cappella del «Ferrari» intitolata a san Giuseppe Moscati

di Alberto Nutricati, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 30/12/2005

 

 

Da ieri la cappella dell’ospedale «F. Ferrari» di Casarano è intitolata a san Giuseppe Moscati.
Medico ed insigne scienziato, Moscati fu proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1987. La funzione religiosa è stata officiata dal vescovo monsignor Domenico Caliandro, assieme a don Antonio Mergola, assistente religioso della cappella, don Luigi Ferilli, don Marcello Spada e don Andrea Danese. Hanno partecipato alla funzione, oltre ad un cospicuo numero di medici e di fedeli, il direttore Generale dell’Asl Le/2, Rodolfo Rollo, il direttore sanitario ed il direttore amministrativo del Presidio, Gabriella Cretì e Annamaria Paolini, il consigliere provinciale Claudio Casciaro e l’assessore Sergio Abbruzzese.
L’idea di dedicare la cappella al «Santo medico» era nell’aria già da tempo. Il direttore dell’Unità operativa di Chirurgia pediatrica, Sergio Rini, ad esempio, già lo scorso anno aveva collocato all’interno del proprio reparto una statua del santo ed erano sempre di più, tra medici ed operatori sanitari, quelli che iniziavano ad apprezzare la figura di Moscati.
«In un ambito le cui caratteristiche – sottolinea Rodolfo Rollo – sono il tecnicismo e l’efficienza, san Giuseppe Moscati è un esempio di santità e di umanità che sa parlare di Dio ai credenti e dell’uomo ai non credenti».
La celebrazione è stata preceduta, nei giorni scorsi, da un triduo, nel corso del quale è stata illustrata dalla signora Giovanna Rini la figura di Giuseppe Moscati come uomo, medico e santo. «Un santo laico – precisa la signora Rini – non sposato per scelta, per dedicarsi completamente a Dio e ai malati, con una predilezione per i poveri».
Visibilmente commosso don Antonio Mergola, felice «per aver finalmente intitolato la cappella e per averla intitolata ad un santo che è un modello concreto per tutti».
Il santo, nato a Benevento nel 1880, morì mentre visitava i suoi pazienti nel 1927, dopo essersi seduto su una poltrona, senza agonia e in una calma perfetta.
«Se la verità ti costa preoccupazione, tu accettala. E se per la verità tu dovessi sacrificare te stesso e la tua vita – scrisse profeticamente Moscati nei suoi appunti – tu sii forte nel sacrificio».