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Crisi nera: a casa centinaia di operai. Nuova cassa integrazione alla Filanto, esuberi all'Adelchi: autunno rovente per l'occupazione
Di Anna Rita Invidia, dal Nuovo Quotidiano di Puglia, 01/09/2005

  

 

Tac,la crisi non si ferma e per l’economia salentina si prospetta un autunno nero. Le piccole aziende del tessile continuano a morire nel silenzio e a mandare a casa le loro operaie (il 90% della manodopera è femminile).

La crisi è più evidente là dove i numeri sono più grandi. Così basta vedere quello che sta accadendo ai due colossi del calzaturiero, Adelchi e Filanto.

La prima azienda ha fatto sapere ai sindacati che c’è un esubero di 250 persone. Il gruppo Filanto ha  chiesto la cassa integrazione per 230 dipendenti e altri 140 operai che rischiano il posto.

Al di là dei convegni e delle buone intenzioni, il problema è tutt’altro che risolto e anche quest’anno peserà come un macigno sull’economia salentina. I due colossi del calzaturiero, Adelchi e Filanto, riprenderanno la loro attività dopo le ferie estive mandando in cassa integrazione centinaia di operai.

Qualcuno continua a chiamarla ancora emergenza Tac, ma la crisi che ha colpito un settore manifatturiero fondamentale del nostro tessuto produttivo (quello del tessile, abbigliamento e calzaturiero) ormai ha perso da tempo il carattere di emergenza e straordinarietà per trasformarsi in una lenta agonia, divenuta ormai ordinaria. Un dato per tutti. L’anno scorso il  comparto del Tac ha espulso dal mercato e mandato a casa quasi 4.500 operai. E le previsioni per quest’anno-fanno sapere gli esperti-non sono migliori. La Cina? Centra eccome, ma non è l’uomo nero e cattivo che ha messo in ginocchio il tessile talentino. La crisi è partita prima, non va scordato. Alle vecchie ragioni (i committenti che preferiscono far produrre all’estero, dall’Albania, alla Romania, perché i costi sono di gran lunga inferiori), se ne sono aggiunte altre: il famigerato mercato globale ma soprattutto il venir meno di qualsiasi aiuto alle imprese. Le aziende non solo da tempo hanno dovuto dire addio ai benefici dei contratti di gradualità (che per anni hanno permesso agli imprenditori di ottenere uno sconto rispetto alle retribuzioni previste dal contratto), ma dal 2001 non godono di alcuna agevolazioni fiscali. Rispetto al passato, un passato recente, per l’imprenditoria salentina i costi del lavoro hanno subito un impennata insostenibile. E, i fatti, se è azzardato parlare di un ritorno al lavoro nero, di certo c’è un ricorso maggiore al “grigio”, alle buste paghe fasulle, ai contributi non versati e a altri stratagemmi per abbassare il costo dell’operaio.

Stare sul mercato, insomma, è diventato difficile anche per i colossi del manifatturiero. Il gruppo Filanto di Casarano - che nel periodo di massimo splendore contava   2700 dipendenti - deve fare i conti con la cassa integrazione: almeno 230 unità. L’azienda madre di Casarano dà lavoro a circa 500 persone, 40 delle quali sono addette alla catena di montaggio battezzata ”Filograna”, quella che - per intenderci - Filanto ha voluto dedicare alla produzione di un proprio marchio: un esperimento commerciale che sembra stia andando abbastanza bene. Poi tre anni fa è nata Zodiaco (282 dipendenti) e due anni fa Tecnosole (circa 200 dipendenti). Si tratta di due aziende “satelliti” del gruppo che hanno assorbito gli esuberi alla Filanto. I lavoratori avrebbero dovuto fare ritorno in fabbrica il 5 settembre ma le aziende – in un incontro con i sindacalisti –hanno chiesto otto settimane di cassa integrazione. Un provvedimento che riguarderebbero 150 dipendenti della Zodiaco e 80 della Tecnosole. E i problemi non si fermano qui.

Circa sei mesi fa’ la Filanto ha anche avviato la procedura di mobilità per 240 dei suoi 500 dipendenti. In un accordo con i sindacati l’azienda si era impegnata a far assorbire in 180 giorni (quindi entro il sei settembre) gli operai, che dovevano essere assorbiti dalla Labor di Patù. Ma per ora sono stati riassunti solo 60 lavoratori, altri hanno scelto liberamente di andare in mobilità. Restano fuori 140 persone:per loro è molto incerto. Nell’incontro di ieri l’azienda ha fatto sapere che difficilmente riuscirà a dare lavoro agli operai rimasti senza impiego.

Le cose non vanno meglio al gruppo Adelchi. La Nuova Adelchi di Tricase dà lavoro a 200 persone. Mentre la Magna Grecia di Casarano occupa 350 lavoratori e la K.N.K. di Specchia altri 280. Queste due aziende sono state “costrette” anche a farsi carico dei 220 lavoratori (110 a testa)

rimasti  senza occupazione dopo che, un anno fa la Skai ha chiuso i battenti. Il gruppo parla di un esubero di circa 250 persone. Non solo. Anche a causa di questi esuberi, tra le aziende del gruppo Adelchi, sono 120 i dipendenti in cassa integrazione: ma  la cassa scadrà nella prima decade di questo mese e, essendo esaurite le 52 settimane di ammortizzatori sociali previsti in un biennio ci si chiede che fine faranno anche questi operai.