TuttoCasarano

Lo spazio web a disposizione dei cittadini

www.beppegrillo.it

Home page

La vita Politica

Lo sport

Cultura

Succede in città

Informazioni turistiche

la nostra E - mail

.

IL TEMPO DELLE SCELTE

di Antonio Maggio, Casarano 21/04/05

antoniomaggio2004@libero.it

 

         Nella società post-tradizionale globalizzata, il territorio, con la sua storia e cultura, con le sue relazioni sociali e istituzioni, è diventato un “Bene Comune” e, se adeguatamente valorizzato, una risorsa strategica per lo sviluppo economico-sociale dell’area.

      “Nel villaggio globale la competizione è tra sistemi territoriali ed i soggetti locali devono poter essere in grado di incidere sulle condizioni ambientali ed istituzionali che permettano di elevare la competitività del territorio al fine di favorire lo sviluppo endogeno, arrestare il deflusso di risorse locali verso altri Paesi ed attrarre nell’area contributi e investimenti produttivi esogeni”.

     Non c’è allora alcun dubbio. Occorre rafforzare “l’identità sociale territoriale”! Perché ciò avvenga è indispensabile che tale obiettivo sia chiaro e condiviso da tutti i soggetti locali (da chi altri?).

    Questo, occorre dirlo con chiarezza, non sembra essere stato  percepito dalla comunità casaranese e, a livelli diversi, dalla comunità leccese e pugliese.

      I risultati sono evidenti a tutti. Nonostante la straordinaria abilità degli imprenditori locali, le grandi potenzialità del territorio non sono diventate occasioni concrete di sviluppo ed oggi la capitale salentina del Tac è sull’orlo del collasso. Decine sono le aziende in crisi e migliaia i senza lavoro. Intanto, Casarano è sempre più lontana dai centri decisionali sovracomunali come, del resto, lo è la Puglia dalle Istituzioni nazionali.

       Le ragioni sono tante: dalle “diseconomie esterne all’elevata vulnerabilità concorrenziale dei settori industriali, dall’individualismo e dall’autoreferenza d’imprenditori e politici alle inefficienze della pubblica amministrazione, dalla modesta dimensione civica  della convivenza intersoggettiva al declino dei legami solidaristici, ed altro ancora.

     In tale contesto diventa urgente ed indispensabile rompere questa situazione di stallo ed invertire la tendenza, perché, come sostiene Ciampi: - i ritardi non sono affatto irrecuperabili-.

     Non si vuole opporre una difesa tout court del fondamentalismo localista  ma è indubbio che senza un’arcigna difesa delle  proprie ragioni territoriali ogni evento nazionale o internazionale si riflette con inaudita violenza sulle aree economiche più deboli, quale è appunto quella salentina.

Il 20 giugno 2003 la Sardegna scende in piazza per protestare contro l’ipotesi che sull’isola sia creato un deposito di scorie nucleari.

Il 13 novembre 2003 i cittadini di Scanzano (Matera) si mobilitano contro la decisione del Governo di  localizzare nel loro territorio il deposito unico nazionale di scorie nucleari.

 Il 10 dicembre 2004 i forestali calabresi bloccano l’intera rete dei trasporti del Sud per  riavere i finanziamenti cancellati dalla Legge finanziaria.

     Il turbocapitalismo senza frontiere smantella quotidianamente, a ritmi esponenziali, “certezze” secolari. Basti pensare alla supervalutazione dell’euro, all’aumento del prezzo del petrolio, all’allargamento ad Est dell’Europa, che stanno provocando effetti devastanti e destabilizzanti sull’economia salentina senza cha alcun grido d’allarme si sia levato a sua difesa. E non è finita. Sull’economia locale sta per abbattersi l’aggressività commerciale asiatica, anche in tal caso senza alcuna reazione contro le politiche di liberalizzazione delle merci cinesi. Eppure non sono eventi naturali imprevedibili e inevitabili bensì il risultato di precise scelte di politica economica.

      Non solo la geopolitica ma anche la politica nazionale manifesta scarsa sensibilità verso le aree più deboli del Paese. Infatti, appare inspiegabile il mancato finanziamento dell’accordo di programma quadro sul sistema tessile-abbigliamento pugliese da parte del governo.

     Allora, per tamponare l’emergenza, quando il dialogo con le istituzioni non sortisce effetti, la rivolta di piazza rimane, ieri come oggi, una strada percorribile per le popolazioni del Sud.

     Che resti l’individualismo purché i salentini comprendano che le potenzialità dell’individuo sono esaltate, e non mortificate, dalla cooperazione. Che si continui nell’individualizzazione personale delle soluzioni adottate, purché la comunità composta da individui liberi di competere tra loro, sappia dare risposte univoche quando è indispensabile rivendicare diritti “comuni” territoriali.

Tutto questo tuttavia non è sufficiente per rilanciare l’economia.

      I salentini non devono limitarsi ad aspettare passivamente gli interventi statali. Tutti sono, almeno moralmente, obbligati a  fornire il loro contributo per lo sviluppo dell’area.

     In che modo?

 -Occorre che ogni comunità locale si chieda: < che cosa dobbiamo fare per il nostro sviluppo?> sostiene Viesti. Le strategie di sviluppo, che devono partire dal cuore prima ancora che dalla mente, sono quelle dettate  dall’ecosistema.

     Non c’è alternativa. E’ indispensabile mobilitare le energie culturali e professionali locali per promuovere una rinascita non-tradizionalista del territorio che passa inevitabilmente attraverso un incremento del livello di partecipazione  e di coinvolgimento di tutti i soggetti locali, pubblici e privati, nel rispetto delle proprie competenze, in modo armonico e sinergico.

   Capogruppo della Margherita Casarano

                         Antonio Maggio