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La storia di Attilio Legittimo, emigrato 50 anni fa a San Francisco, dove ha messo in mostra le sue origini

 Ha chiamato Casarano la sua casa. Stesso nome sulla targa dell'auto

 

di Danilo Lupo, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 18/05/05

 

 

Casarano, distretto di San Francisco, Stati Uniti d'America. Uno scherzo? No, semplicemente la realtà nella grande città californiana che si affaccia nell'oceano Pacifico (sette milioni di abitanti con i vari centri che ne compongono l'area urbanizzata) di un gruppo di appartamenti, che prende il nome dal paese salentino. Una realtà che è possibile a causa dell'ostinata «casaranesità» di Attilio Legittimo, arrivato nella città americana a vent'anni da marinaio italiano e che ancora oggi, dopo 48 anni di lavoro e fortuna in America, torna spesso nel suo paese natio, dicendo «mi sento ancora italiano e, ancora di più, casaranese». Quella di Attilio Legittimo è una storia a suo modo esemplare di emigrazione meridionale: figlio di Luigi Legittimo, amministratore terriero della facoltosa famiglia cittadina Stea, il giovane Attilio non accetta il futuro progettato dal padre, che lo vorrebbe legato alla terra e vincolato a rimanere nel piccolo paese che nel 1957 cominciava appena ad incamminarsi sulla strada del benessere. A 19 anni quindi si imbarca in Marina, arriva negli Stati Uniti e lì fa l'incontro che cambierà la sua vita: quello con Norma, nata americana da genitori toscani. Ma come a riprova della sua «doppia cittadinanza» del cuore oltre che del passaporto, Attilio sposerà Norma il 3 di maggio del 1958 non in qualche chiesa in acciaio e cemento negli States, ma nella sua parrocchia, nella dorata e barocca Chiesa Matrice di Casarano. Poi torna negli Usa e lavora duro: gestisce una lavanderia, lavora qualche anno all'interno di una banca, ma torna in Italia appena può. Quando arriva la prosperità Attilio Legittimo, forse ricordando il padre, investe nella terra: non nei campi ma nella più redditizia attività immobiliare. Adesso, da pensionato e con due figlie sposate, gestisce alcuni immobili, il primo tra i quali è uno stabile con quattro appartamenti a cui Attilio ha dato il nome della «prima patria» lontana, Casarano. E la «prima patria» torna sempre: esibisce con orgoglio la fotografia della sua macchina lunga sei metri, una Lincoln Continental Mark IV del 1972 e mostra divertito la targa: «Casaran», in omaggio alla città dove è nato. «In America una targa personalizzata costa 25 dollari l'anno - spiega - peccato, però, che non possa superare le sette lettere e che quindi manchi la ?o? per completare il nome». Di Casarano Attilio Legittimo coglie le diversità da quando è partito. «Non vedo più quella comunità familiare di un tempo, stiamo diventando più individualisti degli americani» dice, anche se poi puntualizza che «l'amicizia sincera la trovi qui, i casaranesi hanno il cuore aperto, mentre in America gli amici stanno nel portafoglio». Della politica cittadina si interessa poco, anche se non rinuncia a qualche battuta ironica su piazza Diaz. «Sono venuto l'anno scorso e ho visto i lavori in piazza, sono ritornato quest'anno e i lavori continuano. Se tornerò tra due o tre anni saranno finiti?» chiede ridendo. Alla fine Attilio Legittimo sembra un casaranese come tanti e quasi cinquant'anni di vita passata negli Usa affiorano soltanto nella bella parlata che mescola insieme italiano, inglese e qualche inflessione dialettale. «In fondo ho fatto tanta strada ma non mi sono spostato molto - conclude sorridendo - da bambino vivevo accanto al convento, in piazza San Francesco. Adesso vivo a San Francisco». Come dire che non esistono distanze del cuore e la differenza, tutto sommato, sta in una vocale.