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PARIDE DE MASI: DAL MATTONE ALL'ENERGIA CON UN OCCHIO ALLO SPORT

LA GRANDE ASCESA DI UN GIOVANE IMPRENDITORE

di Enzo Schiavano, dal Quotidiano del 15/05/05

 

In meno di 15 anni è riuscito a trasformare una  piccola azienda immobiliare in una delle più interessanti realtà imprenditoriali del Mezzogiorno, con interessi in diversi settori economici (turismo, energia, ambiente). Parliamo di Paride De Masi, 38 anni, presidente di Italgest, sede a Casarano, gruppo imprenditoriale a livello nazionale che esporta il Salento in tutta la Penisola. Caratterialmente, De Masi è molto riservato, ha una assoluta ritrosia ad apparire sui mass-media. Preferisce far parlare i risultati del suo gruppo che negli ultimi anni sono tra i più interessanti della provincia. E’, comunque, un uomo che ha coraggio, che ama le grandi sfide. Senza queste caratteristiche non si può entrare nel gotha dell’industria italiana: Enel (ieri) e Falck (oggi). Il presidente del Gruppo Italgest ha accettato di concedere un’intervista a Quotidiano. Mentre risponde alle domande è seduto su una poltrona del suo ufficio, ma prossimamente potrebbe occupare un’altra poltrona, ben più importante, quella della presidenza di Assindustria.

Presidente De Masi, lei è indicato da diversi osservatori in corsa per la presidenza dell’Assindustria di Lecce. Recentemente ha dichiarato che non ci sta pensando, però ha fatto capire che accetterebbe la carica solo se fosse condivisa da tutti. E’ così?

Si è tutto vero e lei è bene informato. Un gruppo di imprenditori di diversi settori mi ha chiesto di candidarmi e stiamo lavorando ad una candidatura condivisa, con un programma ben chiaro e step di avvicinamento ben definiti. Non potrebbe essere così d’altronde. Vede gli industriali salentini vivono oggi un momento particolare. Uno tra i più brutti del dopoguerra. Leggo un passaggio riportato da un suo collega di Quotidiano che letteralmente recitava:” In Assindustria la sensazione è soprattutto che l’imprenditoria salentina sia finita sotto schiaffo da parte della  Magistratura”. Il riferimento è ovviamente alle ultime vicende relative alla 488 ed alle gare per l’aggiudicazione di appalti pubblici. In un equilibrio fragile non ci può essere predominanza da parte di nessuno. C’è bisogno di concertazione, invece. Condivisione di un progetto di sviluppo, di un candidato, di un modello strategico. 

Il neo ministro Miccichè insiste nel rilanciare la sua “ricetta” per lo sviluppo del Mezzogiorno, ossia casinò e campi da golf. Lei che ne pensa?

Ogni idea può essere buona a condizione che conviva con alcune certezze che definirei precondizioni irrinunciabili. Ho partecipato, mercoledì scorso, al Comitato Mezzogiorno di Confindustria che prevedeva un incontro con il ministro Miccichè. Le posso assicurare che prima di parlare di casinò, Confindustria ha sollecitato l’introduzione di nuove misure tese a utilizzare risorse comunitarie capaci di copertura finanziaria pari a 300 milioni l’anno di sgravi per 3 anni; l’opportunità di introdurre dei vincoli territoriali alle fondazioni bancarie; la possibilità di spingere le banche ad istituire sempre più senzioni di merchant banking e l’emanazione entro il mese di maggio del decreto attuativo della nuova 488. Sul credito d’imposta il ministro ha confermato poi la disponibilità di 500 milioni di euro. Dei casinò non si è parlato anche perché, a mio parere, se ne potrà parlare solo dopo la creazione di una rete infrastrutturale degna di un paese avanzato.

La crisi del sistema del Tac salentino è irreversibile? Ci sono le possibilità, secondo lei, per uscire dalle condizioni di sofferenza in tempi brevi?

Il sistema Tac salentino avrebbe dovuto puntare, circa 20 anni fa, sul marchio e sulla qualità, al fine di contrastare la concorrenza violenta e sleale proveniente dall’Asia, che è oggetto della sofferenza dei giorni nostri. A fianco a questo bisognava, in un’idea di distretto, organizzare le lavorazioni di filiera in loco attribuendo grandi risorse agli incentivi legati al costo del lavoro; miglioramento della produzione e della qualità delle realtà locali con un progetto integrato (Progetto Salento) a suo tempo promosso dal gruppo Filanto e dal sen. Acquaviva, che prevedeva investimenti per 2000 miliardi di lire per accompagnare la qualità del prodotto alla qualità della vita. Naufragata l’unica possibilità, solo per veti politici di scarsa lungimiranza, è venuta meno la storia industriale di un distretto che a questo punto è costretto a delocalizzare.

Lei, imprenditore casaranese, non ha avuto la tentazione di investire nel settore calzaturiero, la vera vocazione della sua città. C’è stato un motivo particolare che l’ha spinta a percorrere altre strade?

Proprio il naufragio di quel progetto! Ero molto giovane, ma ne colsi subito il senso. Bisognava realizzare anche a supporto del calzaturiero i settori contigui: l’immobiliare di tipo residenziale e commerciale, il turismo delle seconde case, i campus universitari. Non in una scelta di sobborgo dormitorio, ma di qualità costruttiva e piacevolezza estetica. Questo, per quanto riguarda il mio gruppo, è avvenuto con la costruzione di interi nuovi quartieri nel Salento e in altre realtà industriali d’Italia: Monza, Perugia, Roma.

Se un produttore di tabacco decide di convertire la propria produzione in piante medicinali, un imprenditore calzaturiero dove dovrebbe virare?

In parte ho risposto. Riconvertire una filiera complessa, dall’approvigionamento della materia prima alla commercializzazione, passando per il prodotto, l’indotto, il marketing eccetera, è un operazione molto difficile che richiede studi di sistema e scelte di strategia non improvvisazioni individuali. Se proprio mi devo sbilanciare in un’idea, proporrei ai colleghi imprenditori manifatturieri di mettere in campo un grande progetto integrato di marketing, mandando in giro per tutti i mercati emergenti un team composto da esperti, designer, pubblicitari. L’Europa presto passerà definitivamente a 25, gli 80 milioni di turchi bussano alla porta di Bruxelles, gli stessi paesi fuori dall’Unione Europea, in fondo in fondo, mettono ai piedi scarpe di qualità così come gli americani indossano jeans Meltin Pot. L’azienda di Matino è un esempio di successo tutto salentino.

Il core business del Gruppo Italgest è il settore immobiliare, che da solo fattura 25 milioni di euro, ma sono forti gli interessi verso l’energia e il turismo. E’ possibile, nell’immediato futuro, un impegno del gruppo sempre più marcato verso questi due settori?

Il settore immobiliare, guidato da mio fratello Ivan, ci dà grandi soddisfazioni e negli ultimi anni è al livello massimo in termini di reddititività. Costruiamo e vendiamo ormai 100 alloggi l’anno nel Salento e l’aumento dei prezzi ci permette di vendere immobili di ottima fattura. Per il turismo abbiamo attivato un programma per la realizzazione di alberghi di qualità, e dopo gli hotel di Gallipoli e di Gagliano del Capo (Leuca alta) ci accingiamo a iniziare i lavori di ristrutturazione di Villa Luisa, dimora storica in stile liberty di proprietà della Provincia, posta sulla collinetta di Montegrappa nell’entroterra di Gallipoli. Un esempio anche questo di valorizzazione da parte di una società privata di un immobile pubblico, attivata con la procedura del project financing. Senza costi per l’amministrazione e con l’impegno dei privati ed il supporto delle banche. Mi piace ricordare, sempre per il turismo, l’accordo che tra pochi giorni sottoscriveremo con Legambiente e Goletta Verde per un sistema di attracco in tutte le aree marine d’Italia, messo a punto da Italgest, che realizzerà dei veri e propri porticcioli turistici nel totale rispetto dell’ambiente. E’ un brevetto depositato in tutto il mondo di boe telematiche che dialogano su base internet con ogni utente collegato, che potrà prenotare da casa i posti barca e chiedere assistenza per ogni servizio di cui abbia bisogno. Un sistema di ormeggio intelligente che dimostra che si possono recuperare una quantità importante di posti barca nel rispetto dell’ambiente e la valorizzazone del territorio, con forti ricadute economiche a livello locale. In Puglia saranno previsti a Porto Cesareo e alle isole Tremiti.

L’energia da fonti rinnovabili la considera un settore in grande sviluppo? E’ possibile un rafforzamento di Italgest Energia in Actelios?

Actelios oggi nel suo settore, la produzione di energia da rifiuti e scarti vegetali, è l’azienda più grande d’Europa per MW installati ed in esercizio. Finalmente un primato italiano. Ho destinato, proprio negli ultimi giorni, d’accordo con la famiglia Falck, investimenti nel Salento per 100 milioni di euro che porteranno nuova occupazione per 100 addetti diretti e altrettanti indiretti. Il rafforzamento di Italgest Energia in Actelios è possibile perché rientra nel programma dei valori del gruppo: lo sviluppo sostenibile.

A Casarano, ormai, la considerano il “nuovo Filanto”. Gli sportivi sperano in un suo intervento diretto per rilanciare il calcio.

Essere solo avvicinato al nome di Antonio Filograna è un onore che non merito. Il Cavaliere ha ispirato intere generazioni di imprenditori. La grinta e il coraggio sono sue doti che nel tempo ho fatto mie e per questo lo ringrazierò per tutta la vita. Per quanto riguarda il calcio, auguro al Lecce di rimanere in serie A e alla Italgest pallamano di arrivarci il prossimo anno. Per il calcio casaranese, vedremo… Mai dire mai!