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I versi del professore di Casarano nelle pagine dell'antologia di Raffaele Crovi; la presentazione a Senigallia.

Corvaglia «Poeta del '900»
di Alberto Nutricati, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 22/07/2005

 

 

Cosimo Corvaglia tra i «Poeti del '900» di Raffaele Crovi. L'antologia, il cui titolo integrale è «Al centro delle parole. Poeti del '900 a Senigallia», conterrà anche i versi dell'autore salentino, nato 65 anni fa ad Alliste, ma casaranese di adozione, accanto a quelli di Addamo, Bertolucci, Conte, Bevilacqua, Cao, Farinelli, Mascioni, Piersanti e Zavoli, solo per citarne alcuni. Il testo, pubblicato in occasione dei venticinque anni del prestigioso Premio Senigallia, sarà presentato nella città marchigiana domani dallo stesso Crovi, succeduto nella carica di presidente di giuria del premio allo scomparso Carlo Bo. Nel corso della cerimonia di presentazione, Mauro Pierfederici leggerà alcuni brani contenuti nel volume. Voce del Salento, mai profeta di una non meglio definita «salentinità», profondamente avverso al mercimonio identitario e pseudo-culturale che, come spesso sottolina, «è compiuto nell'appiattimento e nella riduzione del Salento alla sola e svilita dimensione turistico-estiva di mare, sole, ulivi e musica popolare». Già vincitore del Premio Senigallia nel 1988, il suo nome si era già imposto all'attenzione internazionale nel 1982, quando fu insignito del Premio Johannes Joergensen, in occasione dell'incontro culturale-poetico italo-danese ad Assisi. Fine provocatore e maestro di intere generazioni, avendo insegnato lettere nei licei per circa quarant'anni, Corvaglia ha composto versi in cui riecheggia perenne e pesante, sebbene mai pronunciata, la domanda socratica del «che cos'è?». E' la scossa di torpedine, implicita nelle sue opere, alla quale non ci si può sottrarre e che interpella ed impegna il lettore in una maieutica di pensieri, sentimenti e «umane commozioni». E' il quesito che l'educatore ed il poeta pongono, così a noi pare, alla volta non di un processo volto alla definizione che rinchiuda nel freddo concetto la complessità del reale, bensì allo scopo di alimentare quell'incessante dialogo con se stessi, troppo spesso minacciato dalla frenetica omologazione che la modernità propone ed impone. I suoi versi sono un urlo sussurrato, la cui eco, invece di smorzarsi, si amplifica nell'animo del lettore, spingendolo ad intraprendere un percorso «psicagogico», che conduce, cioè, l'anima alla ricerca della genuinità del «presente della vita che vive, immagina e crea liberamente il proprio futuro ed il proprio passato». Costruttivamente critico nei confronti di una certa politica dal basso profilo culturale, dice Corvaglia, riprendendo Max Jacob in «Itinere» (libro-catalogo conosciuto all'estero, ma quasi introvabile nel Salento), «il poeta è un giudice istruttore, un confessore, un commissario di polizia». Attivamente inserito nel circuito culturale italiano, è autore di poesie e saggi di critica su riviste di livello nazionale. Intanto, dopo il grande successo di «Sillabe mute», i lettori attendono la sua nuova raccolta di poesie, dal titolo provvisorio «Canti e ricanti», che dovrebbe uscire a breve.