TuttoCasarano

Lo spazio web a disposizione dei cittadini

Home page

La vita Politica

Lo sport

Cultura

Succede in città

Informazioni turistiche

la nostra E - mail

.

NEL RICORDO DI MARIO LUZI

di Giovanni Fracasso, Parma 28/02/05

fraxgio@yahoo.it

 
Caro Eugenio,

è morto Mario Luzi, poeta, mite e coraggioso, senatore a vita.  

Compositore di straordinarie liriche, grande traduttore, ma anche  "aspra voce che ammonisce", che coraggiosamente ha criticato questo governo e questo premier , suscitando l'ira della destra e del nuovo squadrismo televisivo.

"Come cittadino mi interessa dire puntualmente la mia opinione e non mancherò di farlo".

 

Fervido difensore della nostra Costituzione.  

 

"Non è un patto qualsiasi, è una pagina fondamentale di questo Paese, della storia italiana lunga quasi un millennio, tanto tempo è occorso per realizzare l’unità nazionale, per diventare popolo, avere un’unica lingua. Da Dante al Petrarca, al Machiavelli e il suo Principe, su fino all’Ottocento, con i fermenti che venivano dall’Europa ed avevano il loro peso, attraverso due guerre feroci e 20 anni di fascismo e poi la Resistenza, siamo arrivati alla Repubblica e al riscatto del nostro Paese. Ecco, la nostra Costituzione è il risultato di questo percorso, delle lotte e delle sofferenze di un intero popolo. Può essere adeguata, ma non svenduta, come sembra si voglia fare".

 

 

A me piace particolarmente questa sua lirica e rileggerla credo sia un bel modo per rendergli omaggio.

 
 
- Monologo -
 
" Vita che non osai chiedere e fu,
mite, incredula d'essere sgorgata
dal sasso impenetrabile del tempo,
sorpresa, poi sicura della terra,
tu vita ininterrotta nelle fibre
vibranti, tese al vento della notte...
 
Era, donde scendesse, un salto d'acque
silenziose, frenetiche, affluenti
da una febbrile trasparenza d'astri
ove di giorno ero travolto in giorno,
da me profondamente entro di me
e l'angoscia d'esistere tra rocce
perdevo e ritrovavo sempre intatta.
 
Tempo di consentire sei venuto,
giorno in cui mi maturo, ripetevo,
e mormora la crescita del grano,
ronza il miele futuro. Senza pausa
una ventilazione oscura errava
tra gli alberi, sfiorava nubi e lande;
correva, ove tendesse, vento astrale,
deserto tra le prime fredde foglie,
portava una germinazione oscura
negli alberi, turbava pietre e stelle.
 
Con lo sgomento d'una porta
che s'apra sotto un peso ignoto, entrava
nel cuore una vertigine d'eventi,
moveva il delirio e la pietà.
Le immagini possibili di me,
passi uditi nel sogno ed inseguiti,
svanivano, con che tremenda forza
ti fu dato di cogliere, dicevo,
tra le vane la forma destinata!
Quest'ora ti edifica e ti schianta.
L'uno ancora implacato, l'altro urgeva -
con insulto di linfa chiusa i giorni
vorticosi nascevano da me,
rapidi, colmi fino al segno, ansiosi,
senza riparo n'ero trascinato.
Fosti, quanto puoi chiedere, reale,
la contesa col nulla era finita,
spirava un tempo lucido e furente,
senza fine perivi e rinascevi,
ne sentivi la forza e la paura.
Una disperazione antica usciva
dagli alberi, passava sulle tempie.
Vita, ne misuravi la pienezza "