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Un sito archeologico di notevole importanza trasformato in ripostiglio dal proprietario del terreno. Decisivo intervento della Sovrintendenza
di Alberto Nutricati, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13/05//2006

  

Grotta della Trinità trasformata in un ripostiglio. Sembra assurdo ma è così. Altri tempi quelli in cui si asportavano i preziosi marmi dal Colosseo per arricchire le chiese cristiane o quelli in cui i resti della maestosa Valle dei Templi venivano utilizzati per la costruzione del molo settecentesco di Porto Empedocle. Tuttavia, a giudicare da quanto sta accadendo alla grotta, dove un privato ha fatto del preziosissimo antro, nel quale sono stati rinvenuti manufatti di origine neolitica e classica, il proprio magazzino privato con tanto di cancello e lucchetto, tornano alla mente i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria. Certo, non si tratterà del Colosseo o della Valle dei Templi, ma, in proporzione, la grotta rappresenta una risorsa storico-paesaggistica tanto importante quanto sconosciuta. La faccenda è ancora più preoccupante se si pensa che nelle immediate vicinanze si stava edificando una costruzione che di fatto sbarra il sentiero che conduce alla grotta. «Quando insieme ad altri amici - dice Alessandro De Marco, giovane laureato in scienze archeologiche - ci siamo accorti di quello che stava accadendo, abbiamo subito avvisato la Sovrintendenza con un fax datato 9 gennaio nel quale denunciammo l'avvio di lavori edilizi abusivi a poche decine di metri dalla grotta. Seguì un sopralluogo effettuato assieme a Maria Gorgoglione, soprintendente vicario della Regione, che, preoccupata per l'accaduto, contattò telefonicamente il comune di Ruffano. Quest'ultimo, infine, dispose il sequestro per abusivismo edilizio il 2 febbraio». Tuttavia il cantiere, secondo il giovane, andrebbe sequestrato non solo per abusivismo, ma soprattutto perché insistente su un'area di interesse archeologico. Collocata poco distante dalla più rinomata cripta del Crocefisso, la grotta della Trinità, studiata nel corso degli anni '70 dal Cremonesi, luminare dell'archeologia, fu adibita a luogo di culto tra il IX e l'XI secolo da frate Giò d'Astore di Casarano, anche se l'intera area era frequentata sin dalla preistoria. Molti dei reperti rinvenuti all'interno degli scavi condotti dall'Università di Lecce sono attualmente esposti nel Museo Provinciale. «Quel che meraviglia - aggiunge De Marco - è non solo che si sia potuto edificare, per fortuna solo parzialmente, in un'area di interesse archeologico tutelata da vincoli paesaggistici, ma soprattutto che, a distanza di tre mesi dal sequestro del cantiere, la grotta continui ad essere adibita a magazzino per sacchi di cemento, sedie e tavolini, alla stregua di un qualsiasi bene privato». Nella speranza di poter evitare che avvenimenti del genere si ripetano, De Marco lancia l'idea di un comitato spontaneo di sensibilizzazione che coinvolga cittadini ed associazioni di Casarano, Taurisano e Ruffano, città che da sempre hanno avuto legami culturali e religiosi con la zona. Per informazioni scrivere a comitatogrotta@yahoo.it.