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Chi è causa del suo mal, pianga se stesso

 


di Danilo Lupo

Casarano, 16/04/07  

 

Una premessa è d’obbligo: la mia opinione sull’amministrazione comunale, in tema di ambiente e di attenzione alle fonti rinnovabili, è pessima. Fumo a volontà e nessuna traccia di arrosto, a Casarano, sui temi che stanno appassionando, preoccupando e facendo discutere tutto il pianeta o, più modestamente, anche solo la nostra provincia. Detto questo, il rischio di farsi trascinare dalle proprie opinioni è grande, e allora meglio affidarsi alle realtà obiettive, ai numeri e alle leggi: la mia conclusione l’ho esposta, in base ai dati di fatto ognuno può farsi la sua.

Partiamo dall’eolico, sul quale da tempo ormai si dibatte in tutta la Puglia, dato che una normativa tra le più permissive d’Italia rischia di consentire speculazioni che rappresentano costi eccessivi in termini di impatto ambientale in rapporto ai benefici che le energie rinnovabili comportano. Una recente sentenza del Tar ha dato torto al Comune e ha dato il permesso ad un imprenditore cittadino di tirare su tre pale da 20 kilowatt alte 18 metri in Contrada «Memmi», ovvero in quella porzione di terreno compresa tra l’angolo ad est della zona industriale e il complesso «Euroitalia». Nel frattempo si ha notizia di due progetti in comuni vicini. Il primo sulle serre di Ruffano, in contrada «Occhiazzi» (per capirci, ad un tiro di schioppo da contrada «Manfio», altura amatissima dai casaranesi) sorgeranno certamente 11 pali eolici da 2 megawatt alti 80 metri, cui va aggiunta un’elica del raggio di 45 metri, (ad opera di un’azienda, la «Antonio srl», su cui in molti nutrono seri dubbi); altri 11 pali dello stesso tipo potrebbero aggiungersi a breve, se andasse in porto la richiesta (all’esame della Regione Puglia) della Fri-el di Bolzano. A Ugento, il consiglio comunale ha dato il via libera (che di per sé però non basta all’avvio dei lavori) al progetto della società «Erg» per l’installazione di 21 pali eolici da 3 megawatt, alti dunque 100 metri e con un’elica del raggio di 50 metri in uno degli estremi angoli del territorio comunale, vicinissimo ai feudi di Casarano e Taurisano, sulla Ugento-Casarano, alle spalle del consorzio di bonifica «Ugento-Li Foggi» e dunque in una zona visibilissima da un’altra altura amatissima dai casaranesi, la collina della Campana, e molto vicina alla «via messapica» e a degli importanti (e purtroppo trascurati) scavi archeologici sul territorio ugentino.

Gli amministratori casaranesi, a queste notizie, si sono stracciati le vesti, piangendo il danno che il paesaggio di Casarano avrebbe ricevuto dalle centrali del vento. Eppure gli strumenti per impedire il danno c’erano: la normativa regionale del novembre 2006 chiedeva ai Comuni di redigere dei Prie (piani regolatori degli impianti eolici) per indicare le zone a vocazione paesaggistica, storico-culturale e turistica dove le centrali del vento non andavano impiantate per non impattare pesantemente con le vocazioni del territorio. Non solo: la stessa normativa regionale incentivava i Prie intercomunali, presentati cioè da aggregazioni di comuni. Insomma, lo scenario più ovvio sarebbe stato che l’Area Sistema di Casarano coinvolgesse i comuni che ne fanno parte, costruisse una centrale eolica magari pubblica o in project financing, in modo da sottrarre tutta la questione alle speculazioni e al tempo stesso assicurare alle casse dei comuni utili ben più corposi rispetto alle briciole che attualmente le società private riconoscono alle amministrazioni. E perché quella centrale eolica pubblica intercomunale non poteva sorgere proprio nella zona industriale di Casarano, dove adesso sorgeranno le torri (private) di 18 metri? D’altronde parliamo di un’area nella quale convivono a distanza di qualche chilometro quattro zone industriali (Casarano, Collepasso, Matino e Parabita) nonché un intervento edilizio di grandi proporzioni come l’Euroitalia, tra l’altro in buona parte abusivo e poi sanato. Di tutto questo, però, nell’attività di Palazzo dei Domenicani non c’è traccia: la mia conclusione l’ho già esposta, ognuno può farsi la sua.

Ma non c’è solo l’eolico, nel piatto dell’energia. La centrale a biodiesel della Italgest, che produrrà per il 30 per cento elettricità dai semi di girasole (il restante 70 per cento verrà prodotto, presumibilmente, dall’olio di palma proveniente dall’Africa) è un’occasione persa per Casarano e un’occasione colta da Collepasso, ammesso che i suoi cittadini la vogliano, visto che sul tema si svolgerà un referendum. Ma il buon senso dice che al referendum dovrebbe vincere il «sì»: l’energia prodotta è pulita (anzi, chi volesse approfondire il tema, viste le sciocchezze che ho letto sul tema anche su questo sito, può farlo qui: www.collepasso.it/notizia.phtml?value=914&tb=notizie). I veri problemi di quella centrale, se mai, sarebbero nello smaltimento delle eventuali acque di vegetazione, ma anche su questo è prevista una procedura sperimentale per estrarre l’olio «a secco» dai semi. Sia Venuti che De Masi assicurano che il «trasloco» è avvenuto per volontà dell’azienda, che non intendeva sradicare alcune centinaia di alberi di ulivo per fare posto all’impianto industriale. Fino a prova contraria, non c’è motivo di non credere ad entrambi. C’è motivo di riflettere invece su un altro aspetto: la tutela degli alberi e di ciò che rappresentano nel paesaggio salentino è un tema di pubblico interesse, che dovrebbe essere caro alla collettività; ad avvertire il problema, però, è stata un’azienda privata, espressione di un interesse particolare, e non l’ente che rappresenta la collettività, ovvero il Comune: la mia conclusione l’ho già esposta, ognuno può farsi la sua.

Ma ci sono anche altre fonti di energia, a disposizione dell’amministratore volenteroso. E si presume che la nostra amministrazione comunale le conosca, visto che da anni partecipa ai lavori di Agenda 21, il programma di sviluppo sostenibile che mira proprio ad incentivare le fonti di energia alternative per affrancarci dalla schiavitù di carbone e petrolio, tema al quale noi salentini dovremmo essere particolarmente affezionati, visto che nel giro di pochi chilometri abbiamo la megacentrale di Cerano, l’altra centrale di Brindisi Sud, l’area dell’ex Petrolchimico sempre a Brindisi, l’Ilva e la grande raffineria Agip a Taranto fino ai «micromostri» ecologici di casa nostra, dalla Colacem di Galatina, il cementificio che attualmente produce 778mila tonnellate di Co2 l’anno e che ha bruciato rifiuti fino a quando la Provincia non ha rifiutato l’autorizzazione per gli sforamenti inquinanti, diossina compresa, alla Copersalento di Maglie, dove i rifiuti vengono già bruciati (tra le proteste dei paesi vicini). Un’amministrazione come la nostra, che aderisce ad Agenda 21, dovrebbe avere tutt’altra sensibilità e diventare un esempio di sviluppo alternativo, basato sulle nuove tecnologie e le compatibilità ambientali, giusto? Eppure sapete quanta energia fotovoltaica produce Casarano? Zero kilowatt. E quanta energia da solare termico (l’acqua calda sanitaria)? Zero kilowatt. Si dirà che dipende da una condizione di arretratezza dell’Italia in generale e del Mezzogiorno in particolare. Ma basta guardare la classifica stilata da Legambiente il 13 febbraio scorso. Nel fotovoltaico il comune più «virtuoso» d’Italia, cioè il primo classificato, è Lecce (6mila kilowatt di energia prodotta all’anno), ma ottengono piazzamenti decorosi anche Neviano, Tricase, Ruffano, Specchia, Gallipoli, San Donato, Leverano, Melendugno, Santa Cesarea, Surbo, Carmiano, Porto Cesareo e perfino Bagnolo del Salento. Nel solare termico, poi, il secondo posto in Italia se lo aggiudica Ruffano (grazie alla media di 63 metri quadri di pannelli solari installati ogni mille abitanti), sfiora il podio Andrano (al quarto posto con 300 metri quadri e una media di 58 metri quadri ogni mille abitanti), Lecce è settima (ma ha 4300 metri quadri di pannelli installati, con una media ogni mille abitanti di 46 metri quadri), ma compaiono anche Surbo, ancora Santa Cesarea, San Pietro in Lama e perfino Sanarica. Di Casarano non c’è traccia.

Che dire? La mia conclusione l’ho già esposta, ora ognuno può farsi la sua.

 

 

 

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