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Pensieri lunghi & peccati originali

di Danilo Lupo, Casarano 26/05/05

 

 

La prima cosa da fare è ringraziare Andrea Fresco e Rosario Scorrano. Non nego che, scrivendo l’editoriale, speravo in una reazione e il fatto che sia arrivata è di per sé un segnale positivo. Inoltre per Andrea e Rosario provo amicizia e anche affetto, perché in loro vedo quella generosità nella passione politica che è merce sempre più rara, in questa città e in Italia. Ma, sviolinate a parte, passiamo alla replica.

Se Andrea Fresco non ha capito quali siano «le novità e le posizioni di valenza politica emerse dall'incontro» organizzato giovedì 18 da Azione Democratica, l’unico consiglio che mi sento di dargli è di parteciparvi direttamente la prossima volta. L’editoriale non voleva essere un pezzo di cronaca, ma di opinione: tra l’altro qualcosa del dibattito è stato riportato anche dai quotidiani locali, ma ovviamente un sintetico «pezzo» giornalistico non può riassumere un incontro di oltre due ore. Quello che mi sembra più significativo di quel dibattito, comunque, sta in questo: la comunicazione è ricominciata. Un anno fa c’è stato uno strappo tra alcuni partiti di centrosinistra, che hanno sostenuto Remigio Venuti, e alcune associazioni di centrosinistra, che hanno sostenuto Leda Schirinzi. Questo mi sembra un fatto incontrovertibile che ha diviso storie personali e politiche a lungo unite, anche se conflittuali: giusto per fare un esempio, Remigio Venuti e Giovanni Coletta hanno convissuto nello stesso partito per diversi lustri, pur accapigliandosi. L’alleanza con Forza Italia e Raffaele Fitto, che – sia chiaro – ha cambiato completamente il senso di quell’operazione politica, è venuta dopo. Prima che ciò avvenisse, tra due anime di una stessa area culturale è sceso il black-out, l’incomunicabilità che ha portato le strade a dividersi. Giovedì scorso un pezzo della coalizione che ha appoggiato Venuti e un pezzo di quella che appoggiò la Schirinzi si sono guardati negli occhi e hanno parlato, il che già rappresenta una novità di ordine politico.

Primo «pensiero lungo» sottinteso: il ‘900 è ormai finito, i partiti sono sufficienti a rappresentare la società? Io credo di no. Non è un caso, mi sembra, che dopo il crollo delle ideologie e del concetto di stato-nazione, in questa società postmoderna e policentrica le novità politiche più importanti nascono oltre i partiti, sono «altro» dai partiti tradizionali novecenteschi: dalla Lega al dipietrismo, dal movimento no global a quello per la pace, per finire allo stesso «spirito dell’Ulivo», ai girotondi, al ruolo di associazioni, movimenti e società civile che – dicono – è stato fondamentale nella vittoria di Nichi Vendola. Tutti fenomeni, pur diversissimi, che hanno però una cosa in comune: il rifiuto dei partiti come «contenitori sufficienti» per ospitare le spinte della società. E la domanda delle domande a cui questo inizio di secolo deve dare risposta è proprio questa: cosa ce ne facciamo di un pezzo di società che non ci sta a farsi rappresentare dai partiti? Ci sono due atteggiamenti possibili. Il primo è quello di bollare il tutto come «antipolitica» e lavorare per segare le gambe, spesso malferme, su cui camminano questi movimenti. Il secondo è quello di considerarli non «antipolitica», ma «altrapolitica» e cercare di comprendere quali spinte di interessi e di ideali ha prodotto quel fenomeno. A me sembra che disertando quell’incontro, i Ds hanno scelto il primo atteggiamento: in quel senso la loro scelta – dicevo – è la spia di qualcos’altro. Ovvero di un «progetto corto» che ha gli occhi rivolti ai partiti-chiesa del ‘900 piuttosto che alla società policentrica degli anni 2000.

Entriamo, poi, nel merito; nel dibattito di giovedì sono emersi spunti interessanti: dal «modello Vendola» di partecipazione e apertura (Carlino) ad un’economia della cultura che riparte dal risanamento del borgo antico (Bellisario) per continuare con il superamento dell’impostazione culturale individualistica che ci caratterizza (Casciaro), fino alla suggestione di un governo di salute pubblica per affrontare la crisi dell’economia (Schiavano). Il punto, però, non è se Azione Democratica, la Margherita o l’Udeur sono dotati di quei «pensieri lunghi» di cui si parlava. I Ds governano direttamente con un loro uomo Casarano da quasi sei anni; prima ancora, con lo stesso uomo piazzato nella strategica postazione di vicesindaco con delega alle attività produttive, si sono caratterizzati come il baricentro della coalizione. Tocca quindi a loro dimostrare di non essere sul Palazzo per «tirare a campare», ma per un progetto di lunga durata e che – soprattutto – parte da Remigio Venuti, ma è capace di superarlo. Perché tra quattro anni Venuti non sarà più ricandidabile: con quale forma organizzativa, con quale contenuti, con quale leadership il centrosinistra casaranese si ripresenterà alle urne? I tre aspetti sono strettamente legati: la forma organizzativa significa capire se sarà il centrosinistra dei partiti o quello dei partiti, delle associazioni e dei movimenti. I contenuti attengono allo stato di crisi della nostra economia e alle vie da seguire per uscirne fuori (per inciso, dico che il Pit 9 può forse risolvere i problemi della fragilità economica delle nostre aziende, ma non quelli legati all’emergenza occupazionale), ma anche alla fame di partecipazione che la nostra società dimostra. La leadership non è che la conseguenza dei primi due punti: il candidato sindaco (o il ticket di sindaco e vice) deve essere la sintesi della forma organizzativa e possedere le competenze per attuare i contenuti. Su questo io non so quale sia l’idea della Quercia; so però che spetta innanzitutto al partito che guida Casarano trovare formule convincenti che allarghino il consenso della coalizione di centrosinistra.

E, a proposito di allargamento del consenso, calza a pennello l’obiezione di Rosario Scorrano: il «peccato originale» di Azione Democratica, l’alleanza con Forza Italia e con Fitto nelle ultime comunali. Non sono l’avvocato di Ad: quell’associazione ne ha già uno, che può, se vuole, far sentire la sua opinione. Però da «osservatore passionale» della politica casaranese osservo due cose. La prima è questa: se l’obiettivo dei Ds è «una grande coalizione del centro-sinistra, a Casarano priva di preconcetti ma soprattutto che al suo interno ci sia gente che della coerenza ne è  fautore», mi domando cosa ci faccia Paolo Zompì sulla poltrona di presidente del consiglio comunale con i voti (anche) della Quercia. Per lui ho grande rispetto e ho già scritto che mi sembra che il vero vincitore delle ultime elezioni mi sembra proprio Zompì, che ha dimostrato una capacità di reazione e un radicamento nell’elettorato che non so quanti politici possano vantare. Però prima di guardare la trave nell’occhio altrui, forse è meglio non dimenticare la pagliuzza nel proprio. Credo che la trave sia nell’occhio altrui – e qui veniamo alla seconda considerazione – perché ho sempre ritenuto un errore colossale quell’alleanza delle associazioni di centrosinistra con il Principe del centrodestra; l’unica motivazione, a mio giudizio, è stata quella di carattere personale, di avversione rispetto a Remigio Venuti e il suo stile di governo: ma questo è un classico «pensiero corto», con il quale né un politico, né un partito, né una città riescono a fare molta strada. Detto questo, mi sembra che nell’«area Schirinzi» molte cose siano cambiate in un anno: si è consumata una scissione e ne sono nate due associazioni. Una, «Casarano Amica», ha prodotto un candidato nelle elezioni regionali a sostegno di Raffaele Fitto; Francesco Capezza si è candidato in una lista civica, è vero: ma questo elemento, pur importante, toglie poco al fatto che ci sia stato un sostegno diretto al candidato presidente del centrodestra. L’altra associazione, «Azione Democratica» ha appoggiato ufficialmente Nichi Vendola, con un dibattito interno anche non facile, visto che ha provocato le dimissioni della sua presidente, Mina Schito. Ognuno a questo punto può trarre le sue conclusioni circa la collocazione politica delle due associazioni.

Mi sono allungato troppo e cerco di concludere. Non ci sono «battesimi», neanche regionali, che lavano via il «peccato originale»: sull’alleanza con Fitto ci sono ancora troppe reticenze anche all’interno di Azione Democratica. Però non c’è assolutamente dubbio che quell’associazione stia lanciando segnali di attenzione e di dialogo verso il centrosinistra cittadino. Secondo qualcuno lo fa per convinzione, secondo qualcun altro per opportunismo: a questo non saprei rispondere. So però che è interesse innanzitutto dei Ds non lasciar cadere quei segnali, ma anzi rilanciarli e aprire una grande discussione su forma organizzativa, contenuti e leadership del centrosinistra casaranese. È stato un «pensiero lungo» della Quercia (e della Margherita) passare dal centro-sinistra col trattino al centrosinistra senza trattino, per riprendere la fortunata formula di Cossiga. Ora tocca pensare a lungo ad un altro passaggio: dal centrosinistra all’Unione, dal nucleo duro dei partiti al pluralismo dei soggetti. È una strada faticosa e dissestata, ma mi sembra anche l’unica percorribile con successo.