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GROTTA DELLA TRINITA'

  IL VASELLAME RITROVATO

pag. 1

LE LUCERNE

REPERTI

Periodo Paleolitico

Periodo Neolitico

Età del Bronzo

Periodo Messapico

Periodo Ellenistico

Età medievale

 

Antonio Lupo - Casarano Ottobre 2003  

La grotta della Trinità, una caverna naturale lunga più di trenta metri a pianta pressoché triangolare, è nota per  importanti ritrovamenti archeologici. Frequentata fin dall’età della pietra, ha restituito testimonianze delle varie stratificazioni storiche in una continuità di lunga durata, documentata nel tempo : arcaico santuario in età neolitica e messapica, luogo di ascesi nel periodo medioevale (l’asceterio dell’Eternità) e poi chiesa della SS.Trinità in età moderna,edificata ed eretta nello stesso invaso da fra’ Gio D’Astore, eremita di Casarano.

 Un ipogeo che, insieme a quello della vicina cripta del Crocefisso, fa parte di un habitat rupestre particolarmente adatto alla pratica cultuale sia primitiva che cristiana.

Ubicata tra macchia mediterranea e uliveti, ai confini del territorio con Ruffano, è raggiungibile per sentieri di campagna, interni rispetto al tracciato stradale di origine romana ( Ugento-Alezio ), un tempo nella fitta boscaglia sottostante il crinale delle serre.

Durante i lavori di scavo guidati da Giuliano Cremonesi dal 1970 al 1975 vi è stato ritrovato abbondante ed interessante materiale del Neolitico antico e della prima età del Bronzo: ceramica impressa con motivi geometrici , oltre a lame, cuspidi di frecce, pugnali di selce, un oggetto ornamentale in osso, attualmente presso il Museo Provinciale “S.Castromediano” di Lecce.

 Risalgono al VI-V sec.a C. due frammenti di vasi con iscrizioni graffite, su uno dei quali, ritenuto un alfabetario da Cosimo Pagliara, è  riportata una sequenza alfabetica di quattro lettere. Le successive ricerche archeologiche di Francesco D’Andria hanno portato poi ad altro ritrovamento di vasellame di forma e decorazione varia ( produzione coloniale ionica e corinzia ), tra cui una serie di coppette monoansate a vernice nera, interpretabili come offerte per libagioni. Secondo lo studioso, infatti, la grotta, non connessa ad abitazioni, era un luogo di culto posto al confine, verso l’interno, del territorio dell’importante città messapica di Ugento. Fra i reperti di origine messapica  sono da ricordare, inoltre, per la loro particolarità, i frammenti di brocca alla cui base è dipinta con figura antropomorfa che impugna una spada.

 Una riutilizzazione del sito, nascosto ma nello stesso tempo vicino a una importante arteria stradale, è attestata pure nel periodo della dominazione bizantina, (VI -XI sec.), durante il quale l’influenza della cultura e del monachesimo orientale ha portato al fenomeno eremitico della vita solitaria in grotte, e a quello cenobitico delle laure monastiche italogreche.

In Puglia, come in Basilicata, in Calabria e nelle isole, dopo il periodo iconoclasta soprattutto, si diffusero e praticarono moduli religiosi di origine orientale.  

  Numerose lucerne di ceramica, alcune annerite, del tipo diffuso in Italia meridionale e ritrovato anche nella cripta di Lizzano, insieme a frammenti di olle e ciotole testimoniano infatti la frequentazione della grotta nel periodo alto-medievale. Sono reperti di produzione tardo-bizantina che si trovavano frammisti a quelli preistorici e a quelli di stile geometrico. “Il materiale medioevale è stato rinvenuto in terreno completanente sconvolto, accumulato soprattutto verso il centro ed il fondo della grotta, da scavatori clandestini”

 Al calogerato dei monaci italo-greci è da legare quindi la grotta, probabilmente “asceterio” fin dai secoli IX-XI, fino a quando assunse il titolo di chiesa della Santissima Trinità. 

   Nella visita pastorale del  vescovo Tommaso De Rossi del 1711 viene detta  poi “grancia” della chiesa di S.Foca in Ruffano.

 Degli affreschi dipinti su diversi strati delle pareti di questa caverna preistorica, ormai in stato di completo abbandono, non rimane che qualche pallida traccia.

Alba Medea, nella sua indagine sulle cripte eremitiche pugliesi (1939)  fa un breve accenno ai residui di un affresco del secolo scorso, annotando pure il grande foro aperto in alto, a mo’ di lucernario, presso l’ingresso, e nello spazio esterno lo scavo per un pozzo.

Nel più recente sopralluogo di Anna Marinelli (1978), insieme alla ceramica medioevale,viene testimoniata una situazione che in seguito sarà sempre più alterata e irrimediabilmente compromessa. Viene indicato, un altare eretto a circa dieci metri dall’ingresso del quale a quel tempo rimaneva “un sasso dipinto ed una pietra squadrata e scalpellata”, oltre alle immagini  affrescate su più strati delle pareti laterali. Tra queste, il volto di una Madonna con due angeli attorno al capo sulla parete sinistra, mentre su quella destra una mano poggiata su di un globo tagliato da fascia trasversale, accanto al quale si erge un serpente, oltre al profilo di un vecchio.

Immagini sacre leggibili a fatica già durante gli scavi di G. Cremonesi, in un luogo che comunque non perde il suo fascino, poiché si salda a un tempo senza forma, quello della “eternità”

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 BIBLIOGRAFIA

1) G. Cremonesi. Il Neolitico e l'inizio dell'età dei metalli nel Salento  in La Puglia dal Paleolitico al tardo romano, Elcta, 1979.

2)   A. Medea Gli affreschi delle cripte eremitiche pugliesi, I, Roma,1939

3)   Cfr. A. Prandi, La civiltà rupestre medievale nel Mezzogiorno d’Italia. Ricerche e problemi  in Atti del convegno internazionale di studi a c. di C.D.Fonseca, Genova, 1975; Id., Aspetti archeologici dell’eremitismo in Puglia,in L’eremitismo in Occidente nei secoli XI e XII, Atti della seconda settimana internazionale di studio ( Mendola,30 agosto-6 settembre,1962 ),Milano,1965,pp.435-456.

4)   L.Tasselli  Antichità di Leuca  Micheli 1693, p. 138

5) AA.VV. Guida del Museo Civico di Paleontologia di Maglie, Ed.Salentina,Galatina,1996

6) G. Cremonesi, Gli scavi nella grotta della Trinità ( Ruffano-Lecce),Quaderni di ricerca scientifica,100,Roma,CNR,1978;Idem, Il Neolitico e l’inizio dell’età dei metalli nel Salento in AA.VV. La Puglia dal Paleolitico al Tardo romano, Electa, Milano,1979,pp. 94-121

7) C. Pagliara, Materiali iscritti arcaici del Salento in AA. VV.Salento arcaico, Galatina, Congedo, 1979,pp.83-89

8) F. D’Andria,  Archeologia dei Messapi, Edi Puglia,Bari,1990,p.195. Tra i  reperti di origine messapica sono da ricordare inoltre i  frammenti di brocca alla cui base vi è una raffigurazione antropomorfa con spada.

9) cfr. A. Marinelli Ceramica medioevale della grotta della Trinità(prov. Di Lecce) in < Archeologia Medioevale >, II, 1975, pp.468-471; V. Farella La chiesa e la cripta rupestre dell’Annunziata a Lizzano( per un’ipotesi di restauro) in Le aree omogenee cit.,p.351

10) G.Pisanò-M.Schiavo Casarano e Wierich De Daun in una pergamena del 1717, Galatina, Congedo, 1985, p.75


Ingresso della grotta della Trinità

 La foto si riferisce alla visita guidata del 01/05/03


Grotta della Trinità


Per raggiungere la grotta occorre seguire un percorso impervio

 

La parte più interna della grotta

 

Per avere un'idea delle dimensioni interne

 

Particolare di un dipinto

Particolare di un dipinto