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Casarano

È MORTA L' INFANZIA

 

 

 

 

Di Marta Melgiovanni

marta.melgiovanni@gmail.com

Casarano,  01/03/2008

 
Antoine de Saint-Exupery scriveva: " tutti i grandi sono stati bambini una volta ma pochi di essi se ne ricordano ". Io penso che gli adulti di oggi non abbiano il tempo da dedicare ai ricordi, perché il ritmo incalzante del presente divora la percezione del passato nel planning folle di un' esistenza che trova la sua ragion d' essere nell' inseguimento di un futuro fotocopia della miseria quotidiana. Cosa offrono ai propri figli queste madri e questi padri adulti che hanno  dimenticato le corse in bicicletta con gli amici di quartiere, i disegni di gesso colorato sull' asfalto, i giochi inventati e i giocattoli passati dalle mani dei fratelli o cugini grandi a quelli più piccoli?

Questi genitori offrono loro iscrizioni annuali per praticare sport nel chiuso delle palestre , ai compleanni e durante le feste natalizie regalano kit per giochi virtuali, pagano abbonamenti televisivi per programmi spesso diseducativi. Comprano il tempo libero a rate, in offerta, spendendo  fior fior di quattrini. Chi altri in una società civile si dovrebbe preoccupare dei bambini? Gli insegnanti per esempio, ma a me pare che il sistema formativo italiano sia inadeguato rispetto agli standard europei.

I politici, ma spesso i bambini sono resi strumento nelle scaramucce partitiche oppure le loro esigenze vengono ignorate, probabilmente perché non sono ancora elettori. I chierici, ma la chiesa è avulsa dal contesto e anacronistica, perché non educa all' incontro con l' altro, ma si chiude in se stessa davanti ad altari rassicuranti. Per tutto questo mi sento di dire: oggi, si è uccisa l' infanzia!

 

 

 

 

Cara Marta, condivido buona parte della tua riflessione, ma non credo che fare di tutta un’erba un fascio sia giusto. E’ comunque vero che i ritmi della società di oggi, spingono verso il mordi e fuggi, assaggia tutto per non gustare poi a fondo le cose che viviamo. Dovremmo forse imparare a fare meno cose e quelle che facciamo, farle meglio; saper scegliere ed offrire ciò che di bello la vita e la società offre, invece di omologarci. Difendo perciò quelle figure, genitoriali, e non, che fanno questo, e ce ne sono, anche nella chiesa... come nei centri sociali, ect.. Credo comunque, che molti problemi nascano in famiglie dove i figli sono lasciati troppo soli perché i genitori sono impegnati con il loro lavoro, o peggio, genitori che non sanno dare  amore, armonia, serenità a questi nostri figli, per non arrivare agli estremi, che esistono, e che sono spesso alla ribalta della cronaca. Non dobbiamo rassegnarci "alla morte", ma facciamo di tutto per offrire una vita migliore ai nostri piccoli, ma a costo di ripetermi ancora una volta, dobbiamo cercare prima noi, singolarmente, di diventare persone migliori, desiderare il bene per noi e per gli altri. La società è costituita da tanti singoli cittadini, persone, se ci sforzeremo di capire che essere un buon genitore comporta anche essere un buon cittadino, tutto diventerà più semplice e questo lo comprenderanno anche i nostri figli, al di la delle parole, che lasciano il tempo che trovano.

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

 

Ti ringrazio Eugenio Memmi per l' ascolto e il confronto. Mi pare opportuno però fare delle precisazioni. I miei pensieri non sono assolutamente legati ai fatti di Gravina, a quella morte di cui  tv e giornali parlano abbondantemente, essendo strumenti di un tipo di informazione insensibile che declina tutto a gossip. Ciò che mi ha mosso a scrivere, è la constatazione che oggigiorno non si è più preziosi in quanto individui, genitori o bambini , ma in quanto consumatori. Le  mie parole  sono rivolte esclusivamente a coloro che hanno perso il contatto più autentico con i loro cari e con se stessi, o forse l' hanno gettato via insieme ai rifiuti.

Marta Melgiovanni

marta.melgiovanni@gmail.com

 

 

 

 

Grazie a te, Marta.

Eugenio Memmi

 

 

 

 

 

 

 


 

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