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 Casarano

Giovanni Coletta venerdi sera durante il suo intervento al dibattito sulle centrali a biomasse

E’morto un Uomo

di Gianni Bellisario

Casarano, 27/01/2008

 

E’ morto Giovanni Coletta.

S’é spento, all’improvviso, dopo un ultimo intervento pubblico, uno di quei momenti nei quali si batteva per proporre una visione delle cose fondata sul confronto, sulla conoscenza e la ragione, scontrandosi con i suoi due peggiori nemici:l’ipocrisia e la stupidità.

Odiava l’ipocrisia e beffeggiava la stupidità e, come ogni uomo libero, disprezzava i lacché.

Questo, per tutta la sua vita, lo aveva reso inviso ,é ovvio,agli stupidi ed agli ipocriti, che non sono pochi.

Era burbero,impulsivo, sanguigno, totalmente privo di diplomazia. Era meravigliosamente schietto, e mentalmente onesto, d’una rudezza d’altri tempi che, non di rado, qualcuno scambiava per maleducazione, perchè non comprendeva , invece, che era proprio quella la garanzia della sua trasparenza. Mai ti saresti potuto aspettare un inganno,o una scorrettezza, un tradimento da lui.

Diceva sempre, e a volte fin troppo, quello che pensava, e faceva sempre, a volte troppo impulsivamente, quello che diceva, contrariamente a tanti che non dicono mai quello che  pensano e non fanno quello che vanno affermando.

Tutta la sua esistenza era fondata su una passione smisurata per la politica ( quella con la “P” maiuscola), che non s’era mai affievolita, nonostante le innumerevoli delusioni.

 Era  quel periodo storico in cui nel sud del nostro Paese dominava il legame clerical-democristiano, quando a Casarano il partito della Democrazia Cristiana ed il Movimento Sociale Italiano raggiungevano il 60%. Una sorta di potere assoluto. Lui era lì, nel Partito Comunista di Armando Turco, insieme con tanti altri compagni.

Quando nel 1974  salii le scale della vecchia sezione di piazza Diaz, che già frequentavo come simpatizzante,me lo trovai di fronte con l’immancabile sigaretta in bocca. Stava studiando, perchè Giovanni Coletta studiava in continuazione. Non gli erano servito un diploma od una laurea, egli eccelleva per cultura di fronte a tanti ignoranti con il titolo di studio in tasca, perchè studiava ed approfondiva continuamente: economia storia, letteratura. Aveva frequentato i più grandi intellettuali dell’epoca, aveva passeggiato per il Salento in compagnia di Pasolini ed aveva  scherzato e bevuto con Raphael Alberti.

Voglio iscrivermi al Partito” dissi con un sorriso convinto, certo che mi avrebbe accolto  con un abbraccio. Mi lanciò un’occhiata interrogativa poi mi chiese, burbero,

“E perchè?” lasciandomi senza parole.

Perché...” risposi” ..voglio militare attivamente...”

Allora si schiuse in un sorriso, mi diede la mano e mi disse

Benvenuto nella grande famiglia”.

Già, era una grande famiglia e non solo ideale, nella quale confluivano  giovani carichi di  sogni e di ideali, con un progetto di mondo migliore in testa. Si lavorava, si lottava, ci si scontrava con il prepotere locale, che si era insinuato occupando ogni angolo di ciò che era pubblico, ma si era amici, si usciva insieme, si era caratterizzati sempre da una sorta di contagiosa spensieratezza.

La città ti metteva all’indice, specie se venivi da famiglie del ceto medio , e, quando i primi di noi si laurearono, non c’era nulla: porte chiuse ad incarichi e prospettive, si poteva contare solo su se stessi.

Ricordo un comizio durante una campagna elettorale , mi pare nel 1976. Sul palco Giovanni Coletta e Mario Toma, altro vessillo di quella indimenticabile stagione politica. Parlarono

di quei giovani che avevano fatto la scelta di militare nel partito, nella consapevolezza che sarebbero stati discriminati, che la loro vita professionale sarebbe stata tutta in salita, e noi, che ascoltavamo, sentimmo di non essere soli.

Alcun anni fa Giovanni ricordò in un commovente articolo quella che fu la vera primavera della nostra politica, chiamando se stesso e noi tutti “quei ragazzi degli anni 70”.

Gli anni passarono, i giochi di potere e gli interessi si insinuarono anche in quella che sembrava una realtà politica immune, e,un po’ alla volta, chi vi si opponeva fu messo in condizioni di allontanarsi.

Ultimo a resistere, imperterrito, sotto i colpi e le umiliazioni, sempre in piedi, orgoglioso e sfrontato fu Giovanni, ma alla fine anche lui cedette ed andò via.

Andò via, e fu peggio per chi lo voleva azzittire, perchè era un combattente nell’anima, e continuò a manifestare il proprio pensiero con la libertà ed il coraggio che lo avevano sempre caratterizzato: da solo o attraverso associazioni che partoriva con una facilità strabiliante.

A volte  sfogliando la pagina locale dei giornali, apprendevo d’esser componente di una nuova associazione della quale non conoscevo neppure l’esistenza, fondata, ovviamente, da Giovanni Coletta. Allora lo chiamavo seccato” Possibile che a 60 anni tu non abbia capito che prima devi consultarle le persone?”

No... è che non ti ho trovato, ma tanto ero sicuro che avresti detto sì, perchè è una bella iniziativa

Non riuscivo ad arrabbiarmi veramente con lui. Qualche altro amico era più netto e si arrabbiava sul serio. Allora si mandavano a quel paese, salvo, in verità, ritrovarsi di seguito, perchè era difficile non volergli bene e non rispettarne la libertà e l’onestà mentali.

Pur venendo da lontano era uno tra gli uomini più moderni che abbia conosciuto, sempre attento a cogliere i mutamenti della società, sempre ad inseguire quel suo sogno di città diversa, a misura d’uomo, moderna e vivibile, sviluppata, ricca di cultura e sensibilità sociale.

Quella città che non aveva mai abbandonato, ormai da troppo tempo assopita in una perenne agonia, degradata, tenuta in vita solo da quelle spinte, rare ,al confronto che provengono da parte di qualche ostinato credente nella democrazia vera.

Un anno fa commentava con me, con ironia, ma non riuscendo a nascondere una punta di amarezza, il fatto che, pur avendo inviato al partito dei DS una lettera con la quale chiedeva di esservi reiscritto, pur conservando una forte dose critica relativamente al alcune posizioni politiche del partito stesso, non aveva ricevuta risposta  alcuna, né a livello locale, né provinciale. Totalmente ignorato.

Oggi potrà leggere, con la stessa dose d’ironia, i manifesti di cordoglio che ricordano il compagno, l’amico, il politico, fatti affiggere da quanti, in quell’occasione, vollero tenerlo lontano.

Venerdì mattina parlammo del suo intervento all’incontro organizzato da RC sulle biomasse.

Mi disse che avrebbe richiamato alcuni dati contenuti nella sua relazione tenuta al convegno del primo dicembre sulle prospettive di sviluppo. Amava esporre i risultati del proprio studio e delle proprie ricerche. Già nel 1985 in occasione del primo convegno, da lui voluto ed organizzato, sul settore calzaturiero, avvisò del pericolo concreto e della fine vicina del settore. Fu considerato con sufficienza anche in quell’occasione.

In questa repubblica di Soloni ed opinionisti la sua perdita, il non poter più confrontarsi con il suo pensiero e le sue idee, il non poter più scontrarsi con i suoi modi rudi, ci renderà ancora meno sopportabile il senso della sua assenza.

Intanto rendiamogli onore, perchè è morto un Uomo.

 

 

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