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Di Anselmo Ciuffoletti

anselmo.ciuffoletti@gmail.com

Casarano,  09/08/09

 

Ringrazierò sempre questo indiavolato super-potente mezzo di comunicazione perché mi consente, anche nella vecchiaia, di ampliare frequentazioni, sia pure virtuali, con i giovani della nuova generazione. Uno di questi brillanti giovanotti è l' irrequieto William Ghilardi che ho avuto il piacere di conoscere anche di persona. Ottima presenza e intelligenza vivace oltre la norma.

Vi parlo di lui (ma spero d' avere occasione di scrivere anche di altri a dimostrazione che i nostri giovani non sono impreparati e negligenti o – peggio ancora – inclini al vizio e al malaffare) perché mi è piaciuto quanto e come ha scritto l'altro giorno su questo sito circa la differenza tra l' inquinamento prodotto in città dai mezzi pubblici e quello dalle auto private. Ma la calura di agosto mi sconsiglia d'introfularmi, come invece ha fatto gagliardamente il mio amico William, tra due ricercatori della California che, in un loro studio sui mezzi pubblici, affermano che questi -di certo – non fanno bene all'ambiente.

E giù migliaia di calcoli numerici, integrali, differenziali, delle probabilità e via andare per dimostrare che cinque auto producono più anidride carbonica di quattro, come pure una locomotiva che tira quindici carrozze inquina più di quella che di carrozze ne tira undici. A questo punto salta fuori il vero problema, quello dell'informazione, per cui il mio giovane amico chiede aiuto ad un nostro benemerito concittadino, il dott. Serravezza, citando una sua accorata espressione pronunziata in Consiglio Comunale per avvertire che anche i medici “decidono in funzione di quella informazione scientifica che gli viene propinata”. Per concludere, allarmato, che l' informazione “E' il dramma di questo secolo. E' il dramma”.

Caro William, è vero: il problema dell' informazione esiste ed è grosso assai. E la soluzione non sta dietro l'angolo. Ora, al riguardo, provo a raccontarti un aneddoto, che poi è una cosa realmente accaduta e che ho vissuta in prima persona. L'anno di riferimento è il lontano 1958 quando, ai primi di agosto, ( cito a memoria non avendo più il mio piccolo archivio scomparso durante i miei trasferimenti) scoppiò L'affare Giuffré – Il banchiere di Dio. Una truffa clamorosa in cui rimasero coinvolti a vario titolo banche e banchieri, curati di campagna e gerarchie ecclesiastiche e il ministro delle Finanze, on. Luigi Preti di Ferrara, la città centro del colossale imbroglio. I truffati furono i cittadini che dopo unavita di lavoro avevano messo da parte piccole somme, ma caddero nella trappola anche gli avidi con importanti depositi in banca perché, allettati dal favoloso interesse del 100% annuo,affidarono al banchiere di Dio somme ingenti. Tutto andava a gonfie vele: ad ogni scadenza Giuffré si presentava alla sua vittima consegnandole capitale e interesse stabilito. Di fronte a tanta puntualità, che oltretutto confermava le credenziali sull' “Uomo della Provvidenza” fornite dai parroci ai loro fedeli, tutti riaffidavano i loro denari (interessi compresi) per incassarne il raddoppio allo scadere dell'anno. Cerco di abbreviare per ovvi motivi.

In quel periodo lavoravo in cronaca alla Gazzetta Padana. Il quotidiano aveva redazione, uffici e rotative nella grande villa della famiglia Balbo, usufruiva della stessa struttura del fu Corriere Padano diretto dall' indimenticabile Folco Quilici che morì con Italo Balbo quando il loro aereo fu abbattuto da “fuoco amico” nel cielo africano. Scusatemi la digressione e torniamo ai primi di agosto 1958. Una sera, il mio capo-redattore, Giancarlo Musi, mi racconta che un suo carissimo amico gli ha confidato di essere nei guai perché, attratto dal facile guadagno ottenuto con l'interesse del 100%, aveva affidato venti milioni ad un finanziere di nome Giuffré presentatogli da persona degna di stima. Alla scadenza, però, il banchiere non si era fatto vivo, non solo con lui, ma anche con altri suoi amici e conoscenti. Tutti in allarme, ma nessuno aveva voglia né il coraggio di denunziare i fatti alle autorità competenti. Eppure si trattava di svariati miliardi. Musi conclude affermando che, appena terminerà tutti i controlli sulla gravissima vicenda, andrà dal direttore a raccontargli tutto con la segreta speranza di ottenere l'imprimatur; passo obbligato considerato la gravità dell'argomento e i personaggi coinvolti.

Nel frattempo, qualcuno ci informò che a tarda ora era giunto in vescovado il Patriarca di Venezia, cardinale Roncalli (che sul finire di ottobre sarà eletto Papa) sotto la cui giurisdizione rientrava anche la curia vescovile di Ferrara. E' facile immaginare il motivo della visita date le circostanze.

Ma nessuno aprì bocca. Dopo alcuni giorni, finalmente, uscimmo con la clamorosa notizia. E fu scoop. Per i primi 6 – 7 giorni, però, fummo soli a pubblicare quotidianamente qualcosa sul Banchiere di Dio. Avevamo la sensazione che il nostro piccolo giornale fosse l'unico scritto e stampato in Italia, Sul lato opposto alla nostra sede c'erano le redazioni dell'Unità e de Il Resto del Carlino; la Rai, come corrispondente, aveva addirittura Everardo della Noce che lavorava con noi in cronaca (scrivania accanto alla mia). Niente, sempre soli.E il silenzio diventava ossessivo. Poi, improvvisamente, cominciarono gli arrivi dei grandi inviati. Vennero quasi tutti a salutarci e fare qualche domandina. E così l' Italia seppe tutto del banchiere di Dio e delle sue innumerevoli truffe. Ogni giornalista, caro Walter, scrisse la sua verità cercando di coinvolgere il ministro delle Finanze, Preti, eppure il suo predecessore, Andreotti. Vi furono interrogazioni parlamentari e il Governo rischiò la crisi.

Ognuno scrisse la sua verità e tutto, dopo qualche tempo, tacque.

A conclusione di questo “fatterello “ aggiungo la battuta dell'inviato dell'Unità (giornalista bravo e brillante) in merito a ciò che ogni giornale andava pubblicando : “ L'Unità dice metà della verità, l'altra metà la dice l' Avanti! “. E questo vale per tutti.

Ed ho concluso.

Anselmo Ciuffoletti

 

  05/08/09 I servizi pubblici inquinano piu' delle auto...  Di William Ghilardi

 

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10/08/09 Devo riconoscere che non e' per niente facile rispondere a questa lettera di Anselmo. Non e' facile non per i complimenti che mi fa e di cui lo ringrazio. Potrei fargliene tantissimi anch'io ma non saprei da dove cominciare. Ci provo, comunque.

Il nome Anselmo Ciuffoletti dice poco alla generazione degli under 40, ovvero a quella generazione, per intenderci, che a torto o a ragione, lo vedremo tra qualche decennio, viene osannata da piú parti come la generazione che dovra' cambiare la nostra citta'. Si spera in meglio.

Anselmo e' stato, tra le altre cose (non voglio arroccarmi il diritto di raccontare la sua storia personale) consigliere comunale del MSI, diversi anni fa. Dello stesso MSI fu anche dirigente nazionale, se non ricordo male. La sua idea politica non e' un mistero ed e' forse uno dei motivi per il quale riesce difficile avvicinarsi a quest'uomo.

Ci siamo conosciuti virtualmente su questo spazio, beccandoci sul tema potere d'acquisto delle famiglie italiane. Alla fine ci siamo ritrovati curiosi di conoscerci, lui curioso di conoscere questo "brillante giovanotto irrequieto" che contesta i dati statistici (un vizio il mio)... e io curioso di conoscere un uomo che potrebbe essere mio nonno e che naviga in internet. In realta', ero curioso di chiedergli se il mondo e' sempre stato tondo come lo vedo io oggi... e credo di aver ottenuto una risposta a questa domanda, direi piu' che esaustiva, seppur nascosta tra le pieghe di un discorso piu' ampio come suo stile... alla fine siamo arrivati insieme alla conclusione che le ideologie passano di moda, ma rimangono un bisogno fondamentale dell'uomo. Fondamentale al punto che, passata di moda una ideologia, se ne inventa una nuova. E ci siamo anche divertiti a cercare di capire quale fosse l'ideologia piu', come dire, di moda al giorno d'oggi. Non e' difficile dirlo...

Il fatto che Anselmo sia rimasto fedele all'ideologia della sua giovinezza (nonostante le difficolta') la dice lunga sulla sua coerenza, il fatto che utilizzi internet (nonostante le difficolta') la dice altrettanto lunga sulla sua capacita' di adeguarsi ai tempi che corrono. Due qualita' che non si trovano cosi' facilmente in una persona sola.

Ti ringrazio, caro Anselmo, di questo tuo intervento il piu' bel complimento che ho letto in questa lettera e' scritto tra due parentesi


(ma spero d' avere occasione di scrivere anche di altri a dimostrazione che i nostri giovani non sono impreparati e negligenti o – peggio ancora – inclini al vizio e al malaffare)


Ti auguro anch' io di scrivere presto di altri giovanotti brillanti e irrequieti.
Saluti
William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com

 

 

 

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