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A proposito del nuovo

 

 

 

Di Gabriele Bastianutti

gbastianutti@tiscali.it 

Casarano,  24/02/2008

 

“Non distinguere tra realtà e finzione è malattia moderna distanza che separa le persone dai fatti che invece chiamano a testimoniare”

  Erri. De Luca

 

 

E’ il momento di porsi la domanda : che cosa è “nuovo” in politica?

E’ un progetto diverso? Un ‘alternativa allo status-quo? Una prospettiva di sviluppo antitetica a quella esistente?

 Il nuovo cos’è?

E’ nuovo il partito democratico di Veltroni?

E’ forse nuovo il partito del popolo delle libertà di Berlusconi?

E’ forse nuova la tendenza al personalismo nella politica ?

Dietro al “nuovo”, a questo indefinito contenitore semantico,  ho paura che si celino semplicemente operazioni di mercato, di gestione aziendale della politica che rientrano pienamente nel concetto di società misurata e giudicata a livello di consumi. I cittadini consumatori sono l’oggetto del dibattere attuale e le strategie di una certa politica si fondano essenzialmente sull’idea di attrarre il maggior numero di voti come un venditore farebbe con i suoi acquirenti.

Il mercato ha bisogno del nuovo ma i cittadini, nonostante le leggi della domanda e dell’offerta, necessitano di risposte, né nuove né vecchie, ma adeguate e in grado cogliere la concretezza dei loro bisogni.  La povertà, la difficoltà nel sopravvivere, il dolore, non hanno nulla di nuovo. E non è nemmeno nuovo il “restauro dei volti” di una certa classe politica che dietro maschere e slogans nascondono l’incapacità di scelte forti e coraggiose. Nel proliferare di grandi programmi leggo logiche vetuste, trovo gli stessi volti e gli stessi interessi. Un governo stabile non si costruisce escludendo le voci dal coro, non si realizza celebrando l’idea distorta di una politica che si sviluppi attraverso il semplice linguaggio della duplice possibilità.  Ciò impoverisce la dialettica restringendo il campo delle espressioni minoritarie che danno senso al concetto –oggi così vituperato- di libertà. Costruire il duopolio, non implica nessuna garanzia se non quella dell’omologazione forzata che sa tanto della legge del più forte.

Oggi si vorrebbe celebrare la differenza, che in definitiva si concretizza in un’identità: due grandi contenitori politici diversi in quanto uguali e uguali in quanto diversi .

Questo schema esprime non solo un depauperamento della dialettica politica ma soprattutto l’idea illusoria di una società senza contrasti e senza lotte interne. La realtà non è così. La nostra società è costituita da una serie di caste, di corporazioni pronte a difendere a denti stretti i propri interessi e i propri privilegi. Pensiamo al recente fallimento Veltroniano sul problema dei taxi a Roma o sull’incapacità di “liberalizzare” (termine assai caro al nuovo centro) le farmacie o gli studi notarili; pensiamo a Rete 4 che usufruisce di frequenze non sue o a Radio Vaticano che contro ogni norma sanitaria e ambientale viola la legislazione italiana. Di fronte a tutto questo non è più sufficiente porsi nell’ottica del nuovo che implica un’indefinita moderazione, quanto invece la vecchia capacità di scegliere e di schierarsi. La ricchezza che dai lontani palazzi sopravvive all’indigenza del popolo, alla miseria che come macchia d’olio si espande spegnendo i sogni delle nuove generazioni- impedendo di fatto il diritto allo studio, alla famiglia, alla casa, al lavoro- non potrà dare risposte alla vecchia domanda di giustizia.  Prima di cadere vittime dei “nuovi” pifferai magici, dovremmo chiederci se, dove e quando, il loro suono abbia mai alleviato i nostri dolori.

La vera novità sarebbe semplicemente prenderne atto.

 

 

 

 

 

25/02/08 Ed in effetti, Gabriele, sono alla disperata ricerca del nuovo in politica. Quando sembra finalmente apparire ai miei occhi (vedi Veltroni) il giorno dopo vengo smentito e ricado nuovamente nello  sconforto. Dove posso trovarlo il nuovo? Forse in chi, in queste ore,  vuole conservare il proprio Simbolo, la propria Identità, la propria Storia (vedi Casini o Boselli) rinunciando al mercato dei voti? O anche costoro partecipano al mercato sapendo che alla fine i due grandi
avranno bisogno di loro per poter governare? Neanche questo è novità! 
Ed allora, Gabriele, penso tu abbia ragione nel tuo bellissimo articolo: la  musica non è nuova ma è sempre la stessa  per chi non ha il lavoro, la salute,  la casa,  per chi non riesce con l'unico stipendio o la pensione a tener testa al costo della vita e vorrebbe dare ai propri figli un futuro dignitoso.
Un saluto.

Giorgio Greco

greco.giorg@tiscali.it 

 

 

 


 

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