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Aborto a Napoli, tutto secondo legge?

 

 

 

 

 

Di Enrico Giuranno

enrico.giuranno@gmail.com

Presidente del Movimento per la Vita

“Gianna Beretta Molla”

Casarano,  24/02/2008

 

A proposito della irruzione operata da una poliziotta in borghese in un ospedale di Napoli, vorrei sottolineare alcuni semplici aspetti.

Tutti parliamo di 194 ma credo che siano in pochi ad averla letta.

La legge che regolamenta l’aborto in Italia recita al numero 6:

 

L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:

 

a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
 

b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

 

Quindi per poter abortire dopo il terzo mese, o la madre deve essere in pericolo di vita e in questo caso, anche i medici obbiettori devono, giustamente, intervenire per salvarla o deve essere certificato un rischio per la sua salute psichica. Nella maggior parte dei casi, il rischio psichico (tutto da dimostrare) rappresenta la buona occasione per non far nascere un disabile. Non è un caso che ormai non si vedono quasi più in giro bambini Dawn, e sono sempre di meno i bambini disabili. Sono spesso proprio alcuni medici a incoraggiare l’aborto, trasformandolo in forma moderna di eugenetica. In pratica, sono degni di nascere solo i bambini sani e belli.

 

Rilevanti anomalie del feto, sono nella prassi la causa più che sufficiente per non far nascere il bambino. Ora, tutti hanno parlato e detto tutto sul caso di Napoli, pochissimi si sono preoccupati di scrivere però, che la grave anomalia che ha provocato la morte del bambino (perchè di questo si tratta, specie a 25 settimane) era la Sindrome di Klinefelter.

 Non sono un medico e come tutti in non addetti ai lavori, quando sento una malattia strana, digito su google e cerco di capirne qualcosa. 

Questa volta ho trovato sul sito www.clickmedicina.it un po’ di pareri (che trovate di seguito) e ho capito che quel piccolo napoletano è stato ucciso, dall’immotivato terrorismo psicologico di quei medici che hanno presentato a sua madre questa sindrome, come una tragedia, come una mostruosità.

Ammesso che un bambino disabile possa essere considerato un mostro, ammesso che le madri di quei pochi bambini disabili rimasti, siano tutte a rischio di suicidio, questo piccolo napoletano non era un mostro e sua madre non era assolutamente a rischio.

 

In alcune piazze italiane ci sono state manifestazioni contro la polizia in corsia e contro la Moratoria di Ferrara, ma nessuno che abbia manifestato contro la strage di disabili che si fa da trent’anni nel nostro paese.

 

A loro, alle loro famiglie, ai membri della comunità civile che li accolgono, ai medici che li aiutano, va la solidarietà del Movimento per la Vita.

 

 

Sindrome di Klinfelter

dal sito www.clickmedicina.it

Il parere della genetista
Dott.ssa MARINA BALDI - Presidente Comitato scientifico Unitask. Consultorio di Genetica di Roma

Essere Klinefelter comporta sicuramente delle problematiche, molte delle quali legati all’aspetto riproduttivo poiché questi pazienti sono quasi sempre infertili e gli organi genitali, soprattutto i testicoli, possono essere più piccoli del normale. L’aspetto fisico non rivela nulla di particolarmente strano e sicuramente nulla di mostruoso: sono soggetti spesso molto alti, alcuni con una scarsa peluria, con poca barba e si rileva con frequenza un certo grado di obesità. Riguardo alla possibilità di un ritardo mentale, è un’evenienza rara che nella maggior parte dei casi si verifica in forma lieve. Il quoziente intellettivo di questi soggetti è nella media. Quindi, alla luce di queste considerazioni, dire che un feto è malformato perché affetto da questa sindrome è sicuramente eccessivo. È molto importante invece assicurare un’adeguata informazione ai genitori che ricevono una diagnosi prenatale di questo tipo in modo che possano decidere sul futuro del loro bambino in piena coscienza”

 

Il parere dell’Andrologo.
Prof. LAMBERTO COPPOLA. Comitato Scientifico Unitask - Centro Tecnomed di Nardò (Le), Università del Salento.

“Mi occupo di Sindrome di Klinefelter da 25 anni e ogni volta che parlo dell’argomento mi piace citare un aforisma di Albert Einstein: è più facile distruggere un atomo che un pregiudizio. E di pregiudizi su questa patologia ce ne sono tanti. Innanzi tutto non è vero che è una malattia terribile ed incurabile. Oggi le strategie terapeutiche sono molteplici, sia riguardo gli aspetti sessuali sia quelli psicologici che accompagnano la sindrome. Molti Klinefelter conducono una vita del tutto normale, sono fisicamente normali, senza alterazioni fisiche degne di nota e la patologia viene diagnosticata solo quando si rivolgono all’andrologo o all’endocrinologo perché non riescono ad avere figli. Questo vuol dire quindi che sono persone che si sposano, che hanno una normale vita sessuale ed intesa di coppia, ma il loro liquido seminale è privo di spermatozoi. Quasi costantemente infatti presentano azoospermia anche se dalla letteratura scientifica emerge chiaramente che il binomio Klinefelter-Sterilità è un dogma ormai sfatato in quanto sono riportati casi di paternità spontanea, seppur molto rari, e di paternità raggiunta grazie a tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita.

Riguardo la sessualità c’è da dire che con l’età adulta molti soggetti riscontrano una riduzione della libido con disfunzione erettile di vario grado e questo perché generalmente la concentrazione di testosterone è ridotta rispetto alla popolazione normale. Ma per questo problema esiste una terapia molto semplice: la somministrazione di testosterone esogeno che molto spesso viene prescritto sotto forma di una semplicissima crema in gel da far assorbire attraverso la cute. Al di là della vicenda di Napoli e delle discussioni politiche, etiche e sociali che ne sono derivate, mi sembra doveroso proteggere i pazienti Klinefelter ed i loro familiari dalle preoccupazioni che possono esser derivate dall’aver appreso dalla stampa che
la Sindrome di Klinefelter è cosa talmente terribile da essere anche incurabile.”

 

Il parere di una Mamma
GIUSEPPINA CAPALBO - Referente Unitask Onlus per la Calabria.

“In
seguito ai fatti del policlinico di Napoli i giornali hanno riportato informazioni che mal rappresentano la realtà della Sindrome di Klinefelter. È vero che i problemi non mancano, ma non si tratta di quello di cui si è parlato. I soggetti affetti da Sindrome di Klinefelter passano inosservati al “grande pubblico” ed alcune persone non sanno neanche di essere portatori di questa alterazione genetica. Forse, però, un problema grande li affligge davvero: l’incomprensione. Il diabetico, o il cardiopatico, se ha qualche problema è soggetto alla comprensione partecipe di chi lo conosce, mentre il Klinefelter tende a nascondere la condizione anche ai propri familiari pur di non essere considerato diverso. Il pregiudizio di cui sono spesso vittime riguarda la sessualità. C’è chi etichetta i Klinefelter come “effemminati” o addirittura come “ermafroditi”. Nulla di più errato e pericoloso per la crescita serena di questi ragazzi. Unitask Onlus è nata proprio per combattere il pregiudizio e per sostenere i familiari. Molte mamme con diagnosi prenatale di Sindrome di Klinefelte ci hanno contattato e a loro è stata assicurata una corretta informazione ed è stata data la possibilità di fare una scelta consapevole sulla possibilità di interrompere la gravidanza. Devo dire inoltre che la maggior parte delle donne che hanno avuto la possibilità di conoscere i Klinefelter non ha abortito.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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