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Casarano

Al futuro sindaco di Casarano e a tutti i casaranesi di buona volontà

Contributo per un dibattito aperto e civile ad un anno dalle Elezioni Amministrative

 

Di Luca Isernia

lucaise@yahoo.it

Casarano, 25/05/08

 

Credo che sia evidente a tutti che Casarano viva ormai un lungo periodo di disagio economico, culturale e sociale senza precedenti e che l’Amministrazione uscente, al di là di qualunque pregiudiziale politico-ideologica, abbia disatteso molte aspettative della cittadinanza. Va detto che alcune circostanze attenuanti possono essere addotte per lenire la responsabilità degli amministratori, come quella, ad esempio, per la quale Casarano, sbilanciata com’era sul comparto calzaturiero, ha patito gravemente la crisi che questo settore ha attraversato in seguito al più generale processo di ristrutturazione dei processi produttivi e alla ricollocazione su scala mondiale del mercato del lavoro: donde lo stato di depressione che la città ha accusato a tutti i livelli. Tuttavia, una classe dirigente rivela se stessa proprio in circostanze d’emergenza. Dimostra cioè di saper prevedere certi fenomeni; di governarli; si sforza di proporre soluzione efficaci e strategie adeguate a fronteggiarli; li muta nella loro valenza da sciagure in opportunità, come quella mancata per l’ennesima volta da Casarano: trasformare la città da industriale, ormai in declino, in meta turistica, culturale e dei servizi, con una armonica e ben calibrata presenza commerciale e, soprattutto, artigianale. Detto altrimenti, a governare una città in un momento di congiuntura favorevole, con le casse comunali piene e un forte consenso politico-popolare, con il vento in poppa, insomma, è cosa facile. Mantenere la barra del timone saldamente dritta durante la tempesta e riportare la barca felicemente in porto, questo contraddistingue il buon capitano. Cosa che, mi pare, non sia riuscita all’Amministrazione Venuti. Essa, con tutta la benevolenza che le si possa accordare, ha fatto meno di quanto si sarebbe potuto attendere da un governo cittadino che ha avuto due mandati consecutivi.

   Di fatto, Casarano sconta oggi una condizione difficile, drammatica per certi versi. Imbarbarita. Imbruttita, laddove, invece, il contatto col bello è di per sé rimedio e cura a molti mali. Caotica e frenetica senza essere produttiva. Con un impianto viario ormai anacronistico e perciò incapace di reggere quello che è il carico di traffici e commerci attuali. Con strutture architettoniche pubbliche e un patrimonio immobiliare e storico ormai in piena decadenza. Con piazze scambiate per affollati garage pubblici a cielo aperto e non per quello che dovrebbero essere: spazi umani, antropici, da vivere. Agorà. Luoghi insieme reali e ideali di incontro tra gli uomini. Salotti buoni della città. Scrigni che contengono le meraviglie dell’arte e della storia. Vanto e orgoglio cittadino. Si pensi cosa potrebbe suscitare piazzetta D’Elia, adeguatamente restaurata e sgombrata dalle auto, al turista che camminando (camminare, verbo sconosciuto a Casarano) vi giunge dalle piazze S. Domenico, Diaz e Garibaldi: piccolo palcoscenico di grande effetto scenico, che ha per suggestivo fondale i gentilizi palazzi De Judicibus e D’Elia, oggi pressoché in totale abbandono.

   Ebbene, caro futuro concittadino chi ti accingi a candidarti alla guida della città, sei consapevole di tutto questo?

   Chiunque sia il prossimo sindaco dovrebbe dare un segno di forte, radicale discontinuità nella gestione della cosa pubblica a Casarano. Dovrebbe dire quello che fa e fare quello che dice, dimostrando coi fatti di voler operare cambiamenti significativi, per certi versi epocali, nel senso di dare vita ad un’epoca nuova, di rivolgimenti positivi, prima di tutto nella mentalità e nella cultura dei cittadini, invitandoli – ed imponendosi anche con la forza e l’autorevolezza della legge – a rispettare la città, così da renderli responsabili in prima persona della cosa pubblica, senza delegare, senza attendere che lo faccia qualcun altro.

   Homo novus, il futuro sindaco deve essere egli stesso esempio concreto per i suoi concittadini e punto di riferimento costante.

   Culturalmente sensibile, umanamente disponibile, deve entrare autenticamente in empatia con la gente, deve ascoltarla; ecco: ascoltarla, ascoltarla veramente. Non c’è più tempo e spazio per sorrisi ipocriti e strette di mano.

   Deve essere in grado di tagliare certi perniciosi gangli che legano la politica a logiche bieche di clientela, di partito e di parte.

   Deve avere il coraggio di non piegarsi a odiose pratiche spartitorie, che hanno sempre lo sgradevole sapore della divisione del bottino dopo il colpaccio, ma chiamare a collaborare con lui persone forti di un loro effettivo, comprovato valore. Sceglierle cioè per quanto di buono e di utile possono apportare alla città.

   Deve scommettere principalmente su collaboratori giovani e capaci, realmente meritevoli, in grado cioè di pensare europeo, che abbiano magari maturato una qualche significativa esperienza in realtà più produttive, effervescenti, dinamiche e – nessuno si offenda – più civili della nostra, così da fare di questi individui collettori d’idee nuove, da mutuare ed adattare, laddove possibile, alla nostra realtà. Sarebbe un modo anche per far rientrare molti giovani nella piccola patria, da cui sono scappati spesso frustrati ed amareggiati: sono stato recentemente in Portogallo. Nella capitale lusitana si votava per eleggere il nuovo sindaco. Ebbene, mi sono stupito grandemente nel constatare che le compagini che si contendevano il governo della città presentassero prima del voto quale sarebbe stata la squadra di governo cittadino. I nomi, le professioni, le storie e i meriti di coloro che avrebbe ricoperto incarichi assessoriali. Credo che sia un principio di buona e civile democrazia da importare.

   Soprattutto, il futuro sindaco di Casarano deve fare della politica un inno all’impegno reale, fattivo, operoso, volto alla crescita civile, economica e culturale del paese, cominciando – questo è il segreto – dalle piccole cose, dalla quotidianità, dall’esigenze pratiche dei cittadini, quelle vere, che decidano della qualità della vita di ognuno e di tutti. Il nuovo sindaco deve fare della politica non più il luogo un po’ sordido di intrighi. Non mezzo per fini personali e privati. Non cosa percepita come sporca e volgare, indegna di un cittadino “per bene”, di un uomo onesto, ma, semmai, di personaggi “che non hanno nulla da perdere”. La parola politica ha in sé quella di polis, città, e tutti i cittadini, dunque, sono chiamati a fare politica, con passione e con amore, con dedizione e tenacia. Il civile confronto, il rispetto di chi la pensa diversamente da te, ma che come te ama la città e la vorrebbe più bella, più vivibile, più gioiosa: ecco cosa cambierà Casarano.

   Casarano – è inutile nasconderlo – non è più una città felice. Una città felice è una città che punta sui bambini, sui giovani, sugli adolescenti e sugli studenti. Che dedica loro spazi e mezzi senza riserve. Che permette loro di crescere armoniosamente. Fare sport, non solo di vederlo. Leggere buoni libri. Andare al cinema. Gustarsi uno spettacolo teatrale. Ascoltare buona musica. Rilassarsi tra il verde di un parco cittadino o divertirsi a scoprire la città in bicicletta e in bicicletta andare a scuola.

   Una città felice è quella che pensa ai quartieri come alle membra di un corpo vivo e pulsante: tutte necessarie, tutte importanti e legate insieme le une alle altre.

   Una città felice è una città che si adopera al fine di far dialogare tra loro i settori più produttivi della città; che offre loro tutti i servizi e l’assistenza di cui necessitano per operare al meglio, in una proficua dimensione sinergica pubblico-privato.

   Ed ancora. E’ felice quella città che fa degli anziani una risorsa vera, coinvolgendoli in opere di civica collaborazione con la cittadinanza (i «nonni» che regolano il traffico all’uscita delle scuole, ad esempio. Quelli che si occupano di tenere sempre aperte chiese e biblioteche. Che aiutano i disabili a salire sugli scuolabus. Che fanno da guida nei vicoli del centro storico, rispolverando memorie altrimenti destinate all’oblio) e non un peso da sopportare, individui da relegare in qualche locale a giocare qualche triste tre sette e a raccontarsi come era la vita una volta e che ai miei tempi

   Città felice è quella che sa che il rispetto della legalità, a tutti i livelli, dall’impudente che scorazza senza casco proprio dinanzi al vigile, al criminale vero e proprio, è la condizione delle condizioni per una civile convivenza, per attrarre investimenti da fuori, perché il cittadino si senta bene e a proprio agio con la gente e tra le strade del paese, di giorno come di notte.

   Una città felice è una città che fa del decoro urbano il proprio fiore all’occhiello. Dove il centro storico è la parte più bella e ricercata, ove tutti vorrebbero avere un appartamento; col traffico regolato dalle norme proprie della ZTL, con parcheggi riservati ai soli residenti e un impianto di video sorveglianza per proteggere gli abitanti e i beni storico-artistici che naturalmente un centro storico possiede. Che contempli una serie di attività commerciali – dal pub per i più giovani o locale elegante ed esclusivo, al piccolo ristorante, all’accogliente osteria; dal negozio di generi alimentari, alla piccola farmacia, al negozio di artigianato –, attività che oltre ad animarlo ne aumentino l’attrattiva verso la giovani coppie in animo di trasferirvisi. Nella città in cui esercito la mia professione il centro storico è la parte della città coi canoni d’affitto più alti, in assoluto. Quiete, pulizia e servizi a portata di mano vi regnano. Cos’è invece oggi il centro storico casaranese? Chi vi abita? Chi investirebbe per abitarci? Cosa offre? Ve lo siete mai chiesto? Un sindaco dovrebbe chiederselo. Se non lui, chi?

   Una città felice è infine quella i cui cittadini – e gli amministratori innanzitutto – sanno pensare e immaginare il futuro. Sanno costruirlo. Si rimboccano le maniche per farlo e ognuno fa la propria parte, onorevolmente. Non è utopia: succede quotidianamente in centinaia di realtà in Italia.

    Qualcuno ora potrebbe sostenere che quanto detto sin qui sia cosa scontata. Forse. O forse che in taluni momenti delle storia certe «ovvietà» smettono di essere tali e acquistano una freschezze nuova, proprio come se le si pronunciasse per la prima volta. Un saluto a tutti.

Luca Isernia

 

P. S. Ho parlato del futuro sindaco di Casarano come se dovesse essere maschio. Potrebbe essere donna. Una donna sensibile, colta, autorevole, giovane, che come donna donasse alla città, tra le altre cose, anche quel delicato sentimento della muliebrità e quella tenerezza di cui la città ha tanto bisogno.

 

27/05/08 Se fossi un candidato sindaco di Casarano, metterei bene a mente le considerazioni di Luca Isernia.
Enzo Schiavano

enzo.schiavano@alice.it  

 

 

 

27/05/08 Sottoscrivo totalmente quanto scritto da Luca Isernia.

All’attuale sindaco e alla sua amministrazione credo che a fine mandato resterà il rimpianto per non aver saputo ridare un po di decoro soprattutto al nostro centro storico per farlo ritornare a diventare cuore pulsante della città. Gli antichi palazzi comunali, sono rimasti cadenti come lo erano prima, non si è riusciti a trovare le risorse che tantissimi altri paesi del Sud Salento invece sono riusciti a reperire e a trasformare i loro centri antichi in autentici salotti. A Venuti va dato il merito di aver saputo guidare Area Sistema, con lusinghieri risultati (da quello che si legge sui giornali), per l’innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione e per la creazioni di analoghi servizi a disposizione delle aziende, vedi Pit 9. Tutto questo però è stato realizzato in un clima di acceso contrasto con moltissimi sindaci facenti parte del consorzio che lo hanno criticato per il suo metodo accentratore e molto discrezionale delle scelte operate. Adesso è arrivata Area Vasta e Casarano è stata chiamata a guidare anche questo strumento di sviluppo, e credo che questa assegnazione di leadership al nostro comune, sia dipeso molto dall’esperienza di Area Sistema. E’ evidente che il sindaco Venuti avendo solo 24 ore a disposizione al giorno, e non avendo il dono dell’ubiquità, per portare avanti Area Sistema, Pit 9, ha dovuto impegnare molto del suo tempo a disposizione, mentre per gli altri problemi della città non ha avuto a disposizione uguale spazio e risorse. Ecco perché molto spesso dico che il sindaco Venuti è stato più il sindaco del Pit che di Casarano. E’ anche vero che la crisi del TAC chiedeva risposte per non far affossare completamente l’economia della città, e Venuti con questi strumenti ha cercato di fare la sua parte per creare le condizioni per la realizzazione o il mantenimento dei posti di lavoro. C’è riuscito? Non c’è riuscito? Non lo so, lui sicuramente si è sforzato ma certo il problema non era di piccole dimensioni, a lui riconosco il merito di averci provato veramente. Non mi piace però la cornice ed il metodo di questo sviluppo da lui immaginato, pieno di zone grigie, di poca trasparenza in cui il sospetto è cresciuto di pari passo con ciò che ha realizzato, facendo nascere nei cittadini la convinzione che il suo operato, come politico proveniente dalla sinistra, non è stato né distintivo per la particolare attenzione ai temi di collegialità, né di trasparenza. Aggiungo un ultima riflessione per il prossimo sindaco, vista la guida programmatica e di sviluppo che toccherebbe a Casarano di "Area Vasta", eviterei che fosse il sindaco ad interessarsi direttamente di questo progetto nominando un assessore destinato a questo compito, lasciando al sindaco più tempo da dedicare al coordinamento di tutte le attività della sua Giunta.

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

 

 

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