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Casarano

Appello alla sovranità popolare

 

 

 

 

 

 

 

Di Francesco De Vita

francescode.vita@libero.it

Casarano,  29/02/2008

 

La nostra Carta Costituzionale, tra i Principi Fondamentali, afferma solennemente :

 

Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

            La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 

"Per SOVRANITÀ POPOLARE si intende il potere politico, da cui traggono legittimazione il potere legislativo (il Parlamento), quello esecutivo (il Governo) e quello giudiziario (la Magistratura). Questo potere, negli Stati democratici moderni, proviene dal popolo, che lo esercita attraverso i suoi rappresentanti. Dal dopoguerra in poi il Popolo italiano ha esercitato la sua sovranità "nelle forme e nei limiti della Costituzione", cioè eleggendo i propri rappresentanti (deputati e senatori) al Parlamento, cui spetta, con il concorso dei partiti (art. 49 della Costituzione), il compito di legiferare, di dare o ritirare la fiducia ai governi, cioè, in una parola, di determinare la politica nazionale.

 

Così è stato fino a quando alla politica corrispondevano interessi e idee forti, contrapposizioni chiare, schieramenti immediatamente comprensibili dal "popolo sovrano", che infatti partecipava, discuteva, si organizzava, lottava.

Dietro i simboli c’erano soggetti forti, riconoscibili: classi, lavoratori e grandi proprietari, gruppi e posizioni culturali, dallo storicismo al marxismo, al solidarismo cristiano e al liberismo.

Questo mondo sembra non esistere più, salvo l’appesantimento della burocrazia ed i privilegi per politici e statali.

Alle idee forti ed alle contrapposizioni chiare è subentrata la confusione, la futilità, la rissa da cortile, la verbosità inconcludente, gli insulti e gli "sgarbi quotidiani" che coprono la dilagante vitalità del mercato.

Alla “democrazia rappresentativa”, che dava pienezza alla personalità politica del cittadino è stata imposta la “rappresentatività  partitica” (vedi l’attuale legge elettorale).

 

Oggi, e purtroppo non è solo un’impressione, la democrazia è svuotata di contenuto: rimangono (per ora) le libertà garantite a tutti ed a ciascuno, ma la partecipazione alle decisioni non c’è più. Trasformandosi da "popolo" a "gente" i cittadini hanno delegato ogni scelta, anche la più grave, a gruppi politici ristretti, quasi ad oligarchie che decidono nel disinteresse generale.

 

E’ eclatante il corrente caso dell’IdV di mister “Mani Pulite”, l’ex magistrato Di Pietro, per dimostrare come la maggior parte dei politici, più che a curare gli “interessi generali” dell’ormai ex Bel Paese, sono interessati al consenso popolare solo per aumentare i rimborsi elettorali per la cui salvaguardia e relativi cospicui incassi si inventano sodalizi personalistici e non esitano ad imbastire atti di citazioni, col rischio di possibili decreti ingiuntivi al Parlamento che alcuni “Onorevoli” hanno scambiato per un’osteria, nel mentre pubblici servizi come Alitalia e Trenitalia, Sanità e Scuola sono allo sfascio.

 

Ma va ricordato che i nostri Avi, per la conquista della Sovranità Popolare, hanno combattuto secolari battaglie di pensiero e di azione contro regnanti ed invasori; hanno eroicamente affrontato sanguinose rivoluzioni per consegnare ai posteri, cioè a noi, l’Italia repubblicana improntata su principi ed ideali di fraternità, uguaglianza e libertà.

 

Ma se, ogni qualvolta che fatti e misfatti vengono denunciati, con dovizia di particolari, sia da inchieste giornalistiche che con libri scritti da autorevoli personaggi politici, giuslavoristi e professionisti, che descrivono soprusi ed incomprensibili privilegi da parte di personaggi politici e personalità istituzionali, con tutto il loro contorno di accomodanti portaborse, funzionari e dipendenti sia pubblici che del parastato, nonostante un’istintiva indignazione e tentativi di approfondimento mediatico, il Popolo non ha mai la forza di un’altrettanta istintiva e, seppur, civile reazione, soprattutto quella maggioranza di popolo che però non fa parte del settore politico e statale, allora significa che il Popolo non è ancora cosciente del fatto di essere titolare della sovranità o che, ancora più grave, ha rinunciato al diritto di “esercitarla nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

 

A questo punto sorgono due domande spontanee:

- Il Popolo italiano non si riconosce più titolare della Sovranità Popolare sancita dall’Art. 1 della Costituzione, quale sintesi del vivere civile nel segno della fraternità, uguaglianza e libertà ?

 

- Il Popolo italiano non riconosce più i sacrifici dei propri Avi verso i quali, non impegnandosi ad esercitarla e quindi difenderla, manifesta solo ingratitudine ?

 

Forse è il caso che il Popolo italiano, la smetta di essere “gente” che riempie sale convegni in cui i soliti noti continuano ad incantare con le rituali lezioni morali ed etiche, promettendo sempre i soliti cambiamenti ma mai visti ed inizi, sin dal proprio Comune, a comportarsi da “Popolo” trovando il tempo per assistere almeno alle Assemblee consiliari e militare nei Partiti non con la sola tessera ma con la personale partecipazione, per espletare civilmente il potere propositivo, decisionale e di controllo.

 

Ognuno rifletta sul fatto che, l’esercizio della Sovranità Popolare è un principio fondamentale ed un diritto inviolabile sancito dalla Costituzione, mentre l’esercitarla responsabilmente è un dovere che dipende solo dalla coscienza individuale!

 

 

 

 

 

 

 


 

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