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Buffonate a Palazzo

 

 

 

 

Di Anselmo Ciuffoletti

anselmo.ciuffoletti@gmail.com

Casarano, 22/11/2008

 

La domanda che, nella storia che segue, rimarrà senza risposta è la seguente: perché il presidente del Senato, Schifani, il presidente della Camera, Fini e il Capo del Governo, Berlusconi, hanno <consigliato> il presidente della Commissione di Vigilanza RAI, Villari, a dimettersi dall'incarico  cui era stato appena eletto, democraticamente ? Perché?
Il senatore Riccardo Villari del Pd è stato eletto, giorni addietro, con tutti i crismi  delle sacre istituzioni repubblicane, presidente della Commissione di vigilanza RAI. E questa elezione non è la causa, ma la conseguenza di una serie di comportamenti cui spesso è mancato quel rigore istituzionale che, viceversa, altrettanto di frequente viene invocato da tutti: uomini di governo, parlamentari d'ogni colore, capipopolo di borgata e via a volontà.

Vediamo come si sono svolti i fatti, che oltretutto si commentano da soli. Com'è noto, alla presidenza della  Commissione Vigilanza RAI si elegge - per prassi - un esponente dell' opposizione; di conseguenza,  in questa legislatura tocca al Pd designare il proprio candidato. Rebus sic stantibus, così stando le cose,  il Pd stabilisce di votare per l'on. Orlando dell' Idv e suo alleato di opposizione. Questa scelta, però, non è condivisa dalla maggioranza di governo la quale invita subito il centrosinistra ad indicare un altro nominativo.  La proposta è respinta e si passa alla votazione. Da questo momento comincia il calvario per il Pd, per il suo segretario Veltroni, nonché per il candidato Orlando. Trascorrono i giorni e i mesi, le votazioni si susseguono con frequenza accelerata, ma il risultato non cambia: Orlando non ottiene i voti necessari per essere eletto, e tuttavia non rinuncia alla propria candidatura. Così, dopo sei mesi e 43 votazioni  negative, la situazione è al punto di partenza. Muro contro muro: la maggioranza non approva e l'opposizione insiste, incaponita a votare un nominativo non gradito alla maggioranza. E' una prova di forza perduta in partenza, ma Veltroni non riesce a convincersi che è minoranza perché le elezioni le ha perdute e - di conseguenza - deve sottostare alla regola dei numeri che, oggi, non gli sono favorevoli. Così vuole la democrazia. A questo punto accade l'imprevisto : dopo 6 mesi e 43 votazioni, la maggioranza - per chiudere la partita - decide di votare sì per il rappresentante delle opposizioni, ma indicando, al posto dell'on Orlando, il senatore Villari del Pd; e lo fa aggiungendo i propri voti ai due espressi da compagni di partito del futuro presidente. Risultato: il senatore Riccardo Villari eletto presidente.  Apriti cielo. Trascorrono pochi minuti e subito le agenzie fanno sapere la reazione stizzita dell' Idv: ritiro definitivo dei suoi due rappresentanti dalla  Commissione di Vigilanza.  Villari, come presidente della <Vigilanza>, quelli dell' Idv  proprio non lo accettano, anche se sono convinti che ormai il loro candidato sia completamente fuori gioco.  Ma a dire no, non sono soltanto loro. Si fa sentire immediatamente Veltroni che, come segretario del Pd (il partito cui appartiene Villari, ripetiamo), dimentico delle regole democratiche, impone a Villari immediate dimissioni pena l'espulsione o la radiazione dal partito; non  è chiara ancora la formula da adottare (la quale, secondo l'on. Macaluso, potrebbe seguire il  ' distinguo ' che ai tempi del vecchio Pci si faceva tra radiazione ed espulsione). Villari, incolpevole. Villari, democraticamente eletto, viene sottoposto ad ogni vessazione telefonica tanto da essere costretto a staccare la linea e a dichiarare : " Mi hanno coperto di insulti e minacce. Ma io resisto ".  Giù il cappello di fronte a quest'uomo sulla cui dignità hanno giocato disinvoltamente un po' tutti, da destra a sinistra e a vari livelli; arrivando perfino a mettersi d'accordo - sulla sua pelle e naturalmente a sua insaputa - sul nome stimatissimo di Sergio Zavoli che dovrebbe (o avrebbe dovuto ?) sostituirlo. Intanto, nel Pd la confusione è tanta da far dire al senatore Tonini (uno dei massimi esponenti della segreteria del Pd): "Il nostro partito sembra una casa di appuntamenti". E di rimando, l'ex ministro della Difesa, Parisi ( anch'egli del Pd), nel dare ragione a Tonini, afferma: "Di questo stato di cose è innanzi tutto responsabile appunto chi di quella casa è attualmente il tenutario".  Veltroni, però, non raccoglie e scarica tutto su Berlusconi; infine, per allentare la tensione, dice che in fondo si tratta di una "farsa". Il nome dei buffoni, però, non l'ha fatto.   

 

24/11/08 Caro Signor Anselmo Ciuffoletti, posso farle due domande semplici, semplici ?  

Perchè il presidente della commissione di vigilanza Rai lo deve decidere la maggioranza (Berlusconi)?

In quale democrazia si mette un veto su una persona (Orlando) democraticamente eletta?

Se mi vieni a raccontare la storiella che lo statisca di Arcore non c'entra niente con la mancata elezione di Orlando a favore di VinaVillari, allora è facile dare la colpa e del "buffone" al buon Veltroni.

Tanto il pelato può fare e dire quello che vuole senza che nessuno a destra muovi un sopracciglio. Può dire tranquillamente di essere filo americano e filo russo, sta con l'Europa, ma sta anche con celti della Lega che sono contro. E' amico dei Cinesi e del Dalai Lama. ai vertici internazionali difende i diritti umani, ma se li scorda quando atterra a Tripoli per incontrare e finanziare Gheddafi. E' per "il ritorno all'etica nella finanza", ma si è depenalizzato il falso in bilancio per scampare a un pò di processi (per non parlare poi della regina delle leggi ad personam: il Lodo Alfano). Quando vede Bush non riesce a trattenersi nel baciarlo. Quando vola in Russia da Putin e Medvedev sono baci e abbracci. Critica lo scudo spaziale americano, "una provocazione", difende i carri armati russi in Georgia, sostiene che la tragedia cecena sia un'invenzione. Bisogna dare atto al senatore Paolo Guzzanti di aver preso le distanze da questa dichiarazione: finalmente si è riusciti a trovarne uno nel Pdl. Infatti lo stanno prendendo per un pazzo comunista

 

ledicolantepazzo

Fernando De Paola

 

25/11/08 Qualunque risposta io possa darle, caro sig.Fernando De Paola, rimane chiara e incontrovertibile soltanto una cosa: la legittimità della votazione, e conseguente risultato, con cui il senatore del Pd, Villari, è stato eletto presidente della Commissione Vigilanza RAI.  Se poi vuol sapere "In quale democrazia si mette un veto su una persona...", come lei mi chiede con la seconda domanda, la informo che è stata l'opposizione a dire NO alla candidatura dell'on. Pecorella (F.I.) alla Corte Costituzionale. Il <veto> è valido solo quando lo esercita la Sinistra? E comunque Pecorella s'è immediatamente fatto da parte senza tentennamenti.  Per il resto, prendo buona nota delle sue considerazioni affermando - per chiarezza- di non averle mai raccontato alcuna <storiella> in quanto non parteggio per la maggioranza di centrodestra  né per l'opposizione di centrosinistra. Aggiungo. La mia solidarietà al senatore Villari, che non conosco, è dovuta alla mia concezione della vita applicata alla politica: l' avversario  non deve essere mai considerato un nemico da annientare. 

Cordialmente.

Anselmo Ciuffoletti

anselmo.ciuffoletti@gmail.com

 

 

 

 

25/11/08 Come dice il sig. Ciuffoletti il candidato Orlando indicato dalla minoranza non è gradito alla maggioranza, la quale dopo 6 mesi di tira e molla e ostruzionismi si accorda con un altro candidato (evidentemente molto più gradito, anzi graditissimo), per votarlo contro l'opposizione.

Il fulcro della faccenda è questo.

La maggioranza si accorda con un membro dell'opposizione per eleggerlo, praticamente in proprio, contro il parere dell'opposizione stessa.

Alla faccia della prassi citata proprio dal sig. Ciuffoletti.

Forse all'inizio vuole essere una forzatura per mettere fuori gioco Orlando, ma quando poi un altro candidato salta fuori (Zavoli), il presidente-boutade dagli alti principi istituzionali (meglio chiarire che parlo di Villari), decide di non dimettersi, e la maggioranza (che di fatto ne ha determinato l'elezione) si fa ambigua indicandogli da un lato di dimettersi, ma dall'altro riconoscendogli funzioni e prerogative, laddove comunica che parteciperà regolarmente alle sedute dal Villari indette.

Non vedo quale dignità stia dimostrando Villari rimanendo a tutti i costi abbarbicato alla poltrona, dopo che lui stesso si era detto disponibile alle dimissioni di fronte ad un accordo tra maggioranza e opposizione.

Che poi questa vicenda sia utilizzata per gli ormai consueti e deplorevoli scontri interni al pd è solo un fastidiosissimo effetto collaterale.

Saluti

Andrea Fresco

andrea.fresco@infinito.it 

 

 

 

 

25/11/08 La domanda sul veto a Orlando glielo fatta apposta, immaginavo già la sua risposta. Ci sono alcuni "piccoli" particolari che Lei trascura. Pecorella non poteva andare alla Consulta perchè è un deputato, è un imputato, è l'avvocato del premier ed è autore di leggi incostituzionali che riguardano il Pelato di Arcore. I giudici costituzionali li elegge il Parlamento coi due terzi dei voti, dunque la maggioranza indica un nome super partes e lo sottopone al vaglio dell'opposizione. Il capo della Vigilanza lo sceglie l'opposizione, tant'è che ai tempi dell'Ulivo il Polo indicò Storace e l'Ulivo lo votò senza fiatare. Quindi il veto su Orlando con quello a Pecorella c'entra come i cavoli a merenda.
 
PS. Se avessi votato per il Pd, magari, avrei anch'io qualcosa da obbiettare a VinaVillari, visto che non l'ho fatto..............
 
Saluti
ledicolantepazzo

Fernando De Paola

 

 


                                                                                                                 

 

 

     

 

 

 

               

 
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