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Casarano

CASARANO: La Città di tutti.

Una Città che corre, respirando solidarietà

 

 

Di Antonio Memmi

antonio.memmi@libero.it 

Casarano, 29/01/09

 

Chi si mette in gioco, e con costanza ritiene di dover  esercitare in maniera visibile, aperta al confronto ed alla sintesi, un ruolo che valga come servizio alla comunità, ha poi l’obbligo di valutare il percorso compiuto e di proporre un progetto per il futuro.

Un momento di valutazione, quello che propongo,  che equivale a riflettere, attentamente. Riflettere  sull’efficacia dell’ impegno civile prodotto; sul rischio che non sempre la chiarezza degli obiettivi abbia potuto dare risultati adeguati; sul dovere, che è proprio di ogni amministratore, di chiedere poi la verifica decisiva  a tutta la città. Sono però altrettanto consapevole che quanto di positivo e valido si è contribuito a realizzare non possa essere disperso, nessuno può permetterselo, e valga invece a ripartire, tutti insieme, con il ruolo che ciascuno si assume e che i cittadini gli conferiscano, perché la vita quotidiana, a Casarano, rappresenti opportunità di crescita e di traguardi sociali. Così, a mio parere, acquista senso e sapore nuovo la vita democratica della comunità.

Immaginare e disegnare la nostra città di domani, provare a vederla come potrà essere a seguito dell’impegno che occorre metterci tutti, come singoli cittadini, capaci e con l’esclusivo intento, però, di rinnovare efficacemente il ‘patto di comunità’.

È questo il senso della riflessione che voglio proporre, ardua sotto certi aspetti, ma necessaria. Ardua, cioè coraggiosa e accorta insieme, poiché partiamo da una condizione concreta, di fatto, che è il risultato di una storia, anzi di tante storie, non sempre riportate ad unità. Necessaria perché Casarano vive, come d’altro canto è nelle cose di questo tempo difficile, una condizione critica: è alla ricerca di maggiori certezze, deve riuscire a realizzare migliori condizioni per essere una città dove la vita non sia per molti una scommessa, una lotta impari con le difficoltà, che derivano dalla disoccupazione, dal reddito famigliare insufficiente, dal percorso ad ostacoli che impedisce un progetto di vita dignitoso. Ma è pur sempre la realtà vera che viviamo,frutto di intuizioni, slanci e di fatiche, sempre apprezzabili  ma parziali; la comunità, al suo interno, deve far emergere le risorse umane e materiali, che ci sono, perché il bisogno, la povertà, la paura non siano più subiti e vissuti come condizione quotidiana.

 Casarano non è un universo staccato dal mondo. Il mondo comincia, per noi, dai confini geografici e dalle stesse caratteristiche sociali ed economiche, che sono proprie delle realtà del Mezzogiorno. Siamo una realtà del Mezzogiorno, la cui ‘questione’ è più che mai drammaticamente irrisolta, oggi, nella congiuntura sfavorevole dell’ordine mondiale. Siamo una realtà del Mezzogiorno d’Italia, e d’Europa, nella cui classificazione per stato dello sviluppo apparteniamo alle regioni dell’Obiettivo 1 (quelle che ancora debbono raggiungere livelli ritenuti in grado di creare meccanismi endogeni di sviluppo). Abbiamo,  però, al contrario e più di altre, realizzazioni compiute e progetti in cantiere, strumenti di analisi e di programmazione d’eccellenza, risorse culturali e umane in grado di proporre una visione del futuro positiva.

Una visione che richiede la conseguente capacità di progettare, programmare e attuare interventi concreti,  investendo sull’ottimismo della ragionevolezza e della concretezza, ed altrettanto  sullo slancio della passione civile, nel senso che sì, si può fare: transitare tutti insieme dalla prevalenza della paura, spesso dell’angoscia per un futuro oscuro, all’affermazione che taluni problemi sono questioni drammaticamente aperte ma alla portata della nostra azione: risolvibili, da noi, con più speditezza quelle che ci riguardano direttamente ed esclusivamente. Meno oscuri e misteriosi, a questa condizione, risulteranno i problemi strutturali, finanziari e di competenza delle politiche pubbliche di livello più ampio, che il ‘mondo globalizzato’  impone.  In questa prospettiva, occorre essere attenti ad individuare le rappresentanze, le donne e gli uomini per le istituzioni, a partire dal livello più immediato che è il Municipio,  ed insieme quelle per la ordinaria vita sociale, poiché la comunità non è solo istituzione, anzi questa sarà più adeguata e capace di dare risposte a condizione che il corpo sociale, la comunità, sappia a cosa aspirare e come realizzarlo, perché è giusto ottenerlo.

Ecco perché mi pare indispensabile dare vigore e senso nuovo ad un Impegno  Programmatico di governo, per la Città, dalla doppia valenza conoscitiva e strategica che, partendo dalle esperienze di questi anni, la riconosca, la ridisegni adeguatamente, indichi  le urgenze, le priorità e gli obiettivi di qualità.

L’Impegno Programmatico non è un fatto formale, rituale, che serve ad enunciare una serie di propositi più o meno buoni, capaci di attrarre per il voto e poi essere riposto in un cassetto, sacrificabile sull’altare delle necessità esterne. Occorre vigilare anche su questo, da parte di tutti, esercitare attivamente la cittadinanza, praticare i principi della convivenza solidale, divenire sempre più osservatori partecipanti, esigere scelte e condividerne la responsabilità. L’Impegno Programmatico deve mettere  in campo, ed in cantiere, vocazioni e aperture all’innovazione, elaborare i  possibili scenari e percorsi di sviluppo, fare scelte di campo e di metodo.

Scelta di campo significa indicare i protagonisti e i destinatari  del progetto: tutti i cittadini, poiché è impensabile individuare priorità che non siano in linea con il metro sostanziale della giustizia e dell’equità sociale, della decenza della condizione e della garanzia dell’esercizio dei diritti.

Il metodo deve essere  quello della valutazione costante, per stati di avanzamento del programma, della consultazione periodica, programmata, diffusa; del dare conto socialmente attraverso le forme più agili e adeguate perché ogni persona continui a riconoscersi nella dimensione di comunità vigile e capace di riflettere, correggere, migliorare e migliorarsi.

Mettere in relazione, in sintesi, istanze sociali e saperi esperti; investire sulla partecipazione diffusa che equivalga a riconoscere potere reale ad ogni cittadino, per giungere a sintesi decisionali che danno un volto alla città che ‘respira solidarietà’ e democrazia sostanziale, reale non rituale o formale, è l’idea di città che propongo alla comunità, consapevole come sono  che per questo occorre colmare alcuni deficit pregiudiziali,  con adeguati meccanismi  che legittimino esperienze dirette ed ‘attraenti’, e che riguardano:

1.      Il ruolo della comunità in quanto tale, come soggetto titolare di prerogative e di compiti irrinunciabili

2.      La conoscenza e della competenza diffusa nei meccanismi di governo

3.      La responsabilità sociale diffusa (personale, pubblica, di impresa)

4.      La gratuità per alcune scelte caratterizzanti la comunità solidale

5.      La percezione del ruolo dell’amministrazione vissuta come ‘non amica (no frielndly )’

Occorre, perciò, tracciare un percorso, chiaro e distinguibile, affrontando temi specifici  e strettamente correlati, per consentire il confronto e giungere all’idea di Città su cui costruire i percorsi nuovi.

 

 

Foto e ricordi di Casarano

Realizzato da Umberto Attanasi 

 

 

               

 
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