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Biomasse

CENTRALI A PUNTA DI SPADA

 

 

Di Gianni Bellisario

gianni.bellisario@alice.it 

Casarano, 12/12/08

 

 

Seguo da tempo, con l’ interesse e la curiosità di molti cittadini, gli scontri in ordine alla eventuale realizzazione di un impianto a biomasse in territorio casaranese. Parlo di scontri e non di dibattito perché quest’ultimo, come è noto, presupporrebbe che due o più soggetti si confrontassero su un fatto concretamente analizzato e conosciuto per quel che realmente è, comunicassero i propri punti di vista nel tentativo di fornire ai “ profani”,che sono la maggioranza, elementi tali e talmente esaustivi da consentir loro una libera determinazione, fondata su informazioni specifiche, e non su principi generali, rapportate al caso in concreto.

In realtà, da mesi, al lettore smaliziato, quale penso modestamente di essere, la lettura dei vari interventi, e mi si passi, in particolare quelli provenienti da una direzione , appare come una corsa al “tutto quel che dicono gli altri sono farneticazioni belle e buone anche se cercano di fornire una spiegazione delle loro iniziative” e, di più, il concetto del “non fare questo, fai qualcos’altro, anzi a pensarci bene se lo fai tu non va bene comunque  “ .

Il che non solo non consente, in una realtà civile che si definisce libera, democratica e culturalmente avanzata, di formarsi una visione critica oggettiva e soggettiva fondata su fatti e non su slogans o affermazioni di principio, ma spesso contribuisce a fuorviare, confondere, mescolare le visioni che raggiungono  la popolazione, rendendola, conseguentemente, più condizionabile. Tanto ancor più in vicinanza di una campagna elettorale in prossimità della quale tutti si riscoprono particolarmente “ sensibili” alle tematiche di interesse collettivo.

D’altra parte, chi ha memoria storica di questo paese e delle sue decennali vicissitudini, non può non notare la presenza, nell’ambito di comitati ed iniziative “spontanee” la presenza di personaggi  esperti in “ tuttologia” ( personalmente non ne capisco molto di problematiche energetiche  e vorrei comprenderne di più) piuttosto restii ad ascoltare le ragioni e le motivazioni degli altri, esaminarne le considerazioni tecniche  attraverso una documentazione precisa .

D’altro canto non è discutibile che sia più facile dire no piuttosto che ascoltare, documentarsi e, se del caso, confutare. Ritorna in mente la favola del lupo e dell’agnello ( sia chiaro mi riferisco al modo e non al fatto che qualcuno , in questa vicenda,svolga il ruolo di lupo e qualcun altro di agnello) nella quale  il secondo aveva un bel da fare a tentare di spiegarsi, tanto il primo aveva già deciso di mangiarlo!

Oggi, in ordine ala questione che qui si affronta, ben pochi si pongono il problema che la maggior parte della popolazione, quella alla quale poco interessa chi è più bravo, che non crede nei santi dell’ultima ora e nei cavalieri senza macchia e senza paura,che è consapevole del fatto che un’impresa possa perseguire il profitto( il che non è ne giuridicamente né moralmente censurabile se avviene in maniera regolare e secondo un’etica che una buona fetta dell’economia ha smarrito da tempo), vorrebbe comprendere e decidere in piena libertà attraverso un approfondimento serio e non autoreferenziale o utilitaristico, se non strumentale, della vicenda.

Nessun intervento industriale è ad impatto zero e si dovrebbe cominciare anche a non dimenticare, che viviamo in un territorio devastato dal punto di vista ambientale: fatevi una passeggiata nelle nostre campagne e vedrete l’eternit abbandonata, discariche abusive, rifiuti speciali sepolti sotto l’insalata. Comprenderete, forse, che anche la devastazione delle campagne attraverso l’urbanizzazione indiscriminata, autorizzata ed abusiva, i materiali utilizzati, determinano incidenza ambientale ed hanno conseguenze su tutti; che forse si dovrebbe pensare che una struttura come il mercato coperto, ricoperta di amianto costituisce un pericolo, che è necessario ridurre la presenza quotidiana di autoveicoli nel centro per rendere più respirabile e vivibile questa città…

Ma su tutto ciò né comitati, né sensibilità locali  risultano aver mai preso posizione. D’altro canto la questione dell’impianto di radio farmaci, diciamolo chiaramente , è stata sollevata da due esponenti di un’associazione ( “Idee insieme”) a rimorchio della quale si sono improvvisamente “ svegliati” consiglieri comunali ed amministratori che “ nulla sapevano”(!) , comitati e quant’altro. Ora  sono molti a cavalcare la tigre, ma, guarda caso, l’attenzione maggiore è sempre puntata su questo benedetto impianto a biomasse.

Va bene, allora, che se ne parli, in maniera costruttiva e con un fine unico: valutare la opportunità o meno, su basi reali e concrete, di realizzare o no un’iniziativa del genere.

Esistono poi delle norme che consentono a tutti i cittadini ed a quanti li rappresentano, di avere sempre piena conoscenza di atti e provvedimenti, ed alle richieste l’Amministrazione non può sottrarsi.

Spesso, però, è più facile asserire che le notizie non si danno, o non vengono fornite, ma sarebbe il caso di capire se e come sono state richieste.

In fondo a volte è sufficiente informarsi senza tanti passaggi. Così, ad esempio e con riferimento alle critiche contenute in quell’ultimo comunicato dell’EAV, che sembrano superara il normale diritto di critica, ma in sostanza non forniscono elementi concreti di valutazione, si potrebbe verificare che , con riferimento al parco fotovoltaico di Brindisi,  stanno per essere ultimati i lavori di caratterizzazione per predisporre alla bonifica il terreno ( forse tutto questo non si sarebbe reso necessario e sarebbe risultato meno costoso , se si fosse intervenuti su un normale terreno agricolo, ma si è preferito bonificare un mostro ecologico), mentre risultano realizzati già ottanta pozzi. Basterebbe informarsi serenamente senza particolari diffidenze e pregiudizi.

A volte ci vuol meno tempo ad informarsi concretamente che a profondere energie in battaglie pregiudiziali.

Probabilmente se questa città riuscisse a far confluire tutte le energie, da qualunque parte provenienti, anche se da posizioni contrastanti, verso l’obiettivo di un modello di sviluppo sociale, economico, ambientale , culturale del tutto diverso da quello sin qui perseguito, invece di sprecarle in certami inconcludenti sul piano pratico, le nuove generazioni ci guarderebbero con maggiore rispetto.

 

 

     

 

 

               

 
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