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Elezioni Amministrative dell'anno 1  AC (…Avanti Coletta)

 

 

Di Pino Montedoro

giusmontedoro@tiscali.it 

Casarano, 08/01/2009

 

Seguo con interesse tra le righe del sito “tuttocasarano” la querelle politica che si è venuta a creare circa il presunto conflitto di interessi che graverebbe sull' ipotetica e non ancora confermata candidatura a Sindaco di Ivan De Masi. Associazioni neonate ed altre già esistenti, schieramenti consolidati sia di destra che di sinistra stanno vivacizzando il dibattito intorno a questa questione. Una campagna elettorale, iniziata anzitempo sul web,  che fra qualche mese deciderà chi governerà la nostra città per i prossimi 5 anni.

Intanto un dato di fatto, che esula dal discorso delle candidature, riguarda non tanto la sostanza quanto la forma di questa sorta di tribuna elettorale telematica . Oltretutto ci fa riflettere su  come siano cambiati i tempi ed i modi di fare politica, soprattutto dopo l'avvento dei nuovi mezzi di comunicazione come Internet. Ricordo molti anni addietro quando da un megafono di una vecchia Fiat 600 si annunciava il “comizio”. Questa parola ormai in disuso e demodè. La lotta politica era serrata ed anche noi Casaranesi avevamo i nostri Don Camillo e Peppone che erano rappresentati da due personaggi  dal peso politico, sia a livello locale che nazionale, che pochi hanno avuto in seguito. Mi riferisco all'onorevole  Mario Toma del Partito Comunista e all'onorevole Luigi Memmi della Democrazia Cristiana.

Lo scontro politico avveniva faccia a faccia e non a colpi di comunicati stampa. Si setacciavano tutti i quartieri della città e c'era il dialogo con la gente. Se pur discutibili, indubbiamente erano altri tempi ed altri modi di intendere la politica. All'epoca i candidati al seggio di “consigliere comunale” non avevano un ruolo passivo, come quelli di oggi. Facevano dei comizi nei quartieri popolari. Era gente che sapeva parlare, preparata politicamente, magari senza scuole. Fra questi ricordo benissimo, pur essendo all'epoca poco più che un adolescente, alcuni discorsi del compianto Giovanni Coletta, che dall'alto della sua 5ª elementare sfoderava saggezza  politica e culturale, oltre che un'intelligenza straordinaria che oggi il più brillante dei laureati non si sognerebbe di raggiungere minimamente.

D'altronde non è la scuola che forma l'uomo di cultura. “L'uomo più saggio che io abbia mai conosciuto non sapeva ne leggere ne scrivere”: scrisse del nonno paterno analfabeta il premio Nobel per la letteratura Josè Saramago. Purtroppo, aldilà del “credo” politico di ognuno, sarà la prima campagna elettorale cittadina, dopo tanti anni, priva di uno degli attori protagonisti. Coletta apparteneva a quella categoria di uomini che hanno fatto della coerenza politica e dell'onestà intellettuale un “modus vivendi”, nemico acerrimo dei lacchè al soldo dei quei vecchi  marpioni della politica cittadina che da anni si sono stabiliti al posto di comando. Gli stessi che hanno congiurato contro di lui e lo hanno allontanato per diverso tempo dalla politica attiva.

Dico questo perché, dopo personaggi di tale spessore,  il mio augurio è che non si ripresenti di nuovo l'armata Brancaleone di cinque anni addietro. Il consiglio per tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco in questa tornata elettorale è di farlo seriamente, con personalità, passione e spirito di abnegazione. Avere idee chiare ed innovative su cosa fare per far funzionare al meglio e per “tutti” la macchina organizzativa della “Res Pubblica”. Proprio come le antiche dottrine dei filosofi greci, è necessario sposare la filosofia che al centro di tutto c'è l'uomo, in questo caso il cittadino. Ma soprattutto auspico per il bene di tutti  l'estinzione di quei “Dinosauri” che da più di un ventennio stazionano su Palazzo dei Domenicani per  dare finalmente spazio ad una nuova classe dirigente fatta di giovani brillanti e dinamici con la voglia di “fare”. Quei giovani che Coletta amava ed apprezzava ai quali culturalmente e politicamente ha insegnato molte cose.

 

 

 

               

 
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