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L'impegno nel sociale a Casarano

 

Di Fernando Giorgino

giorgino.fernando@hotmail.it

Casarano, 27/01/2009

 

Carissimo lettore

Come ti avevo promesso voglio tenerti impegnato con un’altra lettera che spero ti farà capire quanto bisogno c’è nella nostra Casarano.

Inizio un argomento che mi coinvolge anche sul piano personale, quello dell’Impegno nel sociale.

Si proprio così… ”Impegno”, questa è la parola – chiave che muove chi lavora nel sociale. Non esistono scorciatoie, strade facili o percorsi alternativi, solo l’impegno.

Impegno che non riguarda solo “gli addetti ai lavori”, ma ci tocca tutti intimamente; impegno che non si esaurisce negli orari di lavoro, ma che diventa “compito per casa”; impegno che non conosce limiti spaziali, ma che sorpassa ogni barriera architettonica, naturale, culturale, mentale.
Troppo spesso stiamo seduti nella platea del teatro della vita a guardare, senza vedere davvero, quello che succede davanti a noi, credendo erroneamente che non sia un problema nostro. Non ci rendiamo conto che ciascuno di noi è chiamato ad un atto di responsabilità, dove responsabilità è risposta ai bisogni altrui, perché ognuno di noi è – o può essere – appello e risposta, ascolto e parola: ci dovremmo rapportare l’un l’altro attraverso questa responsabilità, che si suppone risposta reciproca.
Abbiamo dimenticato che noi, in quanto esseri umani ci realizziamo come “esseri in relazione”, come “apertura-a” che diventa “incontro”, “dialogo”: è proprio nel relazionarci “autentico” che prendiamo coscienza di noi stessi nel rapporto con l’altro e, interpellati all’impegno nella relazione, mettiamo in gioco la totalità del nostro essere.
In questa realtà ci chiudiamo dentro il recinto delle nostre paure: tutto ciò che è diverso da noi, che non rientra nei nostri schemi mentali è visto come qualcosa da temere, da sfuggire, da dimenticare. Ciò che muove le nostre vite è un processo di inarrestabile individualizzazione, grazie al quale assistiamo a una graduale perdita di valori, di punti di riferimento, di una destinazione prevedibile per l’itinerario della vita.
Leonard Cohen scriveva: “In ogni cosa c’è un’incrinatura. È così che entra la luce”; ciascuno di noi ha la propria “incrinatura”: è ciò che ci rende unici, speciali, ed è anche ciò che ci fa essere diversi, che ci fa essere “altro”. È la prospettiva da cui si guarda che determina l’interpretazione della realtà: talvolta l’“altro”, il “diverso” siamo noi; una volta appreso questo sarà facile aprirci verso gli altri e insieme cooperare con lo scopo di saperci individui e scoprirci parti di un mondo è vista come ricchezza, come tesoro da preservare…con un po’ di impegno.

Come vedi caro lettore giovane o anziano che tu sia, ho mantenuto la mia promessa nel scriverti e ciò si ripeterà puoi starne sicuro. Spero solo di non annoiarti, del resto lo sai che in questa forma di comunicazione hanno spazio soprattutto i sentimenti e sono sicuro che avrai colto appieno la mia passione.

Io so che da domani mattina potrai essere ancora più utile di quanto già lo sei, con qualche piccola modifica che spero questa lettera ti possa suggerire.

Ti saluto con queste parole

Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi mutiamo,
si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
La primavera comincia con il primo fiore,
la notte con la prima stella,
il fiume con la prima goccia d’acqua,
l’amore col primo pegno.
Ci impegniamo
perché crediamo nell’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta ad impegnarci personalmente.

http://giorginofernando.spaces.live.com/

 

 

 

29/01/09 "Caro Fernando è davvero molto bello ciò che hai scritto ed è veramente ma veramente bello anche lavorare nel sociale... ne so qualcosa.

Eugenio devi scusarmi ma ritengo che tale lettera sia di una umanità davvero straripante...la penso in modo diverso da te riguardo alla forma della lettera....quel "caro lettore" mi fa sentire partecipe ancor di più, mi fà entrare dentro la sensibilità delle parole usate da Fernando...Sono parole semplici ma efficaci per tenere come dice "impegnati". Quella promessa presente nella lettera, mi rende felice perchè così so che non ti fermerai qui sono più curiosa di cosa potrai scrivere, di quale argomento potrai trattare...sai se posso vorrei che trattassi "il problema dell'anoressia" te lo chiedo perchè ho bisogno di sapere anche da te...ti ringrazio!!!1

Ciao Fernando, Ciao Eugenio" 

Teresa Corvaglia

teresa.corvaglia@alice.it 

 

 

 

 

27/01/09 Carissimo Fernando, sono un "lettore" medio, la tua lettera mi è piaciuta moltissimo, hai scritto delle riflessioni molto belle e vere che sento molto anche io;  hai saputo esprimere questi concetti in modo molto, molto, chiaro. Ti chiederei solo una cortesia, non ci chiamare "caro lettore", dà un senso di fastidio, come se fossimo un po deficienti, e questa promessa rituale della lettera, così come la presenti, mi fa sentire come se fossi a scuola e la tua lettera invece di una piacevole lettura, diventasse come una specie di compito da fare a casa. Scrivici ogni volta che hai qualcosa da comunicare, con molta semplicità.

Eugenio Memmi

tuttocasarano@tin.it

 

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