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La nostra città

 

 

 

 

 

Di Gabriele Bastianutti

gbastianutti@tiscali.it 

Casarano,  18/01/2008

 

Né nuove terre troverai, né nuovi mari. Ti verrà dietro la città”, scriveva Kavafis.

E’ sorprendente come nel trascorrere del tempo, la città ci insegua proiettando sul nostro cammino molteplici ombre: sogni sospinti dalle illusioni, nostalgie legate a desideri e rabbia.

L’”oikos”, l’abitazione dell’uomo, la casa-città, incontro di proiezione-tradizione, passato-futuro, speranza-angoscia, ci circonda e ci accompagna. E’ essa stessa che sagoma la dimensione sociale e psicologica di ogni individuo che si sviluppa all’interno di quel progetto mai interamente definito, di quell’orizzonte, di quello spazio umano e architettonico che è la città. Città come luogo dove gli uomini abitano, vivono, si incontrano, partecipano, comunicano, condividono, progettano, realizzano.

Tutto ciò non può e non è il frutto del caso, del divenire caotico delle necessità, quanto, invece, processo generatore, pensiero, idea, utopia.

Se vogliamo che della nostra città non resti solo uno spazio storico dimenticato e un disperato labirinto di cemento e solitudine è necessario e urgente una nuova strategia, una nuova politica, un nuovo progetto che si indirizzi all’umanizzazione dello sviluppo. E’ necessario che il valore artistico dello storico possa coniugarsi con il nuovo, con un’idea di città che abbia il suo centro nel non avere centro.E’ necessario e urgente la realizzazione di un sistema-città aperto che sino ad oggi è mancato.

Serve il coraggio dell’utopia, la forza del pensiero che infrange e crea. Serve l’umiltà del dubbio e la lungimiranza dello sguardo alto, l’intelligenza e il sentimento del domani, una nuova tensione e una continua sollecitazione delle capacità inventive e creative delle nuove generazioni.

La precarietà e l’effimero che ci circondano offendono le nostre esistenze ma soprattutto e principalmente, impediscono la riflessione sul valore delle nostre scelte che non dovrebbero mai prescindere dalle implicazioni che esse hanno sul futuro .

E’ compito della politica scegliere dove, come, quando e su cosa investire. E’ compito della politica innalzarsi oltre la mera gestione amministrativa e pensare al domani. E’ ancora compito della politica stabilire che se nella nostra città mancano parchi e non chiese, è doveroso e giusto realizzare aree verdi e non luoghi di culto. Dovrebbe essere compito della politica interrogarsi sul deserto emotivo che coinvolge questa città sospinta dall’inerzia e soggiogata dal ”tanto non cambierà nulla”; dovrebbe esserlo ma non lo è.

D’altro canto dovrebbe essere nostro compito, di tutti noi cittadini, riappropriarsi dell’antico concetto di polis che non è tale se non nella partecipazione, nel dibattito e nella contrapposizione dialettica.

Ciò che sceglieremo oggi segnerà il nostro domani.

La città ci inseguirà. Sempre.

 

18/01/08 Nel corso di una discussione (a tratti, anche piuttosto accesa) fatta tempo fa con Eugenio Memmi, sullo stato e sul futuro della nostra città, abbiamo affrontato il discorso su ciò che Casarano esprime a livello di personalità di spessore, di qualità, di persone che hanno qualcosa da proporre per salvarla dal declino culturale, sociale ed economico in cui è caduta nel corso dell’ultimo decennio. Dopo aver letto il bellissimo intervento di Gabriele Bastianutti, osservo con piacere e speranza che personalità così esistono, hanno voglia di dire quello che pensano e propongono il loro modello di città. Questo significa che la situazione della nostra città non è così disperata come pensano tutti. Sono sicuro che oltre al prof. Bastianutti, ci sono decine e decine di cittadini che possono contribuire in modo positivo a cambiare il volto di questa città.

Enzo Schiavano

enzo.schiavano@alice.it

 

 

 

 

18/01/08 Vista da noi giovani, la nostra Casarano sta cambiando. E non come dovrebbe. Ci sono molte cose che non girano per il verso giusto: i posti di lavoro vanno man mano scemando, la voglia e la speranza dei cittadini di rivedere la vecchia Casarano si sono affievolite, l’attenzione degli amministratori si concentra su campi forse meno urgenti, tralasciando quelli che hanno bisogno di più celere compimento. Dobbiamo crederci, perché in fondo tutti noi vorremmo abitare in una cittadina che “risplenda al sole”. Noi casaranesi non possiamo accontentarci: avevamo una delle macchina da corsa più veloci del Salento o anche dell’intera Regione, ma ora ne abbiamo una come tutte le altre, il cui rombo non incute più timore ma, invece, ha difficoltà a tenere il passo degli altri. Casarano sta finendo la benzina. È una città ormai senza una precisa collocazione industriale, è lo specchio delle difficoltà del nostro Paese, incapace di affermare i propri punti di forza. Condivido in pieno le idee espresse dal prof. Bastianutti. Essendo uno studente di scuola superiore, sono a contatto con molti ragazzi dei comuni limitrofi. L’idea che essi hanno avuto modo di formare in questi anni è tutt’altro che positiva, che non giova sicuramente alla nostra immagine: vedono Casarano come una città insipida, non elegante, ispida, scorbutica, che non riesce a far vedere la parte più bella, quella architettonica, abbandonata al suo corso.  

Ho espresso le mie idee al riguardo, chiaramente opinabili, perché amo la città in cui sono nato e vivo e nella quale spero di porre le radici in un futuro non lontano.

Saremo noi giovani a cercare di far cambiare rotta alla nostra città?Ci proveremo.

Davide Barlabà

barlo91@alice.it 

 

 

 

 

20/01/08 La nostra città è malata e, quel che è peggio, cerca di assuefarsi alle sue piaghe. È una città sbiadita, senza carattere. Insegue la filosofia del "come viene viene". Crediamo di abitare in una città che cresce sul suo nome e non ci accorgiamo che Casarano è quella che cresce sulle strade, sulla terra. Le due città vanno distinte, se vogliamo renderci conto di come  viviamo oggi. Chi s'affaccia alla piazza, si trova sempre di fronte a un dialogo nuovo. Quella è la città, se posso permettermi, signor Bastianutti.
È compito nostro scegliere dove, come, quando e su cosa investire. La politica è uno strumento, non l'unico decisore. Pensare e costruire il domani è compito nostro. L'osservazione, il nostro scambio di idee, questo è pensare la città. Prima di progettarla, bisogna respirarla in ogni sua
particella eliminando le tossine. Noi sulle tossine stiamo investendo. È questo il nostro vero male.
Flavia Serravezza
flavia.serravezza@alice.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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