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“La storia siamo noi…”

 

 

Di Maria Teresa Bellante

mariateresabellante@libero.it 

Casarano, 20/01/2009

 

Solo per completare il quadro dei ragionamenti letti in questi ultimi giorni su questo sito: “gli amministratori sono lo specchio degli amministrati”, - o ancora altra frase che spesso all’estero viene detta di noi italiani, - “italiani: pizza, spaghetti e mafia”, frasi fatte e più volte, in vari contesti, ripetute (giusto per esemplificare con dati reali tempo fa la dirigente di un istituto scolastico francese disse che non avrebbe fatto venire i suoi allievi in Puglia perché qui c’è la mafia… sic!),  ma se mi fermassi a quest’amara considerazione, allora dovrei smettere di pensare, dovrei smettere di parlare con le gente, dovrei smettere di scrivere interventi e per finire dovrei smettere di sperare e magari pure appiattirmi sul pensiero unico, che impone l’accettazione acritica di ciò che è imposto dall’alto. 

Cerco allora di andare oltre le affermazioni qualunquistiche e pur con la consapevolezza delle difficoltà derivanti dall’autoreferenzialità del sistema generato dalle liste bloccate, pur nella consapevolezza delle difficoltà derivanti dal consolidamento del potere in capo all’oligarchia politica attuale, pur nella consapevolezza derivante dal dubbio atroce “ma i casaranesi e gli italiani vogliono cambiare?”cerco di spostare il punto di osservazione e le modalità delle azioni conseguenti. Mi spiego. Il perno del sistema non è il soggetto eletto ma il cittadino; la partecipazione degli elettori e il loro coinvolgimento costituiscono il presupposto della democrazia e l’input per un continuo miglioramento; il soggetto attivo è il cittadino e ognuno nel proprio piccolo deve contribuire a diffondere messaggi diversi: ognuno di noi è un Cittadino.

 Ognuno di noi ha diritti e doveri: ognuno di noi ha diritto ad essere considerato uguale all’altro ma ha il dovere di rispettare l’altro, ognuno di noi ha diritto a non subire l’ingiustizia ma anche il dovere di non farla subire ad altri, ognuno di noi ha il diritto di manifestare il proprio pensiero ma ha il dovere di non impedire che l’altro lo faccia; ognuno di noi ha dei diritti ma deve anche “dare” e “fare” perché quei diritti vengano rispettati. 60 anni fa tanti diritti non erano riconosciuti ora lo sono e ognuno ha il dovere di impegnarsi perché non restino semplici enunciazioni di principio.   

Il nostro piccolo oggi è la nostra città, e da questo dobbiamo ripartire, per darci una speranza e per darla a chi ci ascolta o ci legge. I toni accesi, la critica tout court vanno bene sino ad un certo punto, poi bisogna guardare oltre, e proporsi in maniera differente, pulita, libera. Ognuno deve giocare un suo ruolo, rispettando principi e regole, proponendo idee e proponendosi, evitando di cadere nella trappola di dire io sono migliore e fermarsi a questo teorema. Sperare di costruire una città migliore, una pubblica amministrazione efficiente, una cultura della solidarietà, una cultura della legalità e una politica pulita; proporre questa speranza piuttosto che dire “è colpa di qualcuno” se tutto questo non c’è, perché tutto sommato è un po’ colpa di tutti, perché ripeto ognuno nel suo piccolo gioca un ruolo e ha delle responsabilità più o meno grandi. E faccio giusto un esempio banale: quando facevo l’avvocato qualcuno mi chiedeva di impugnare un verbale per violazioni al codice della strada es. multa per divieto di sosta o simili, perché “dopo aver chiesto all’assessore o al dirigente di strappare quel pezzo di carta non c’era altra possibilità se non il ricorso al prefetto o all’autorità giudiziaria (sic)” (inutile aggiungere che non vi erano motivi di impugnazione). Questa è una situazione banale, ma si fonda pur sempre sulla pretesa di un “favore” illegittimo: un’illegalità insomma., e tante piccole “richieste” illegittime vanno a costituire un sistema che è quello fondato sulla cultura dell’illegalità che genera il clientelismo.

Voglio concludere con una frase rubata che sintetizza mille ragionamenti  …:  “La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare.……E poi ti dicono "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera". Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera”.

 

 

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