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Ivan De Masi

LA VOLPE E IL LEONE

 

 

Di Paolo Memmi

paolomemmi@libero.it  

Casarano, 11/12/08

 

 

“Quella mattina una volpe se ne andava tranquilla per i prati rifioriti dopo la brutta stagione invernale. I profumi della natura le solleticavano le narici accarezzandole la fantasia, permettendole di sognare paesi lontani, belli e sconosciuti. All'improvviso la sua attenzione venne richiamata da un violento ruggito. Era un verso che non aveva mai sentito e, terrorizzata, fuggì a nascondersi dietro ad un cespuglio. Da li poté vedere, riparata tra le foglie, il terribile animale che aveva emesso quel suono: si trattava di un leone, una bestia a lei sconosciuta. Spaventata, la povera volpe, scappò via il più velocemente possibile.

Trascorsero un paio di giorni tranquilli dopo quel brutto incontro che sembrava quasi essere stato dimenticato, quando, d'un tratto, la piccola volpe si imbatté ancora nel leone. Questa volta il Re della foresta le apparve proprio davanti ostacolandole il cammino. Essa, impaurita, iniziò a tremare come una foglia senza tuttavia fuggire ma rimanendo ferma al suo posto fino a quando il leone non si fu allontanato. La terza volta che la volpe si imbatté in quel grosso e possente animale dal risonante ruggito, scoprì che il proprio timore nei suoi confronti andava pian piano assopendosi. Così, durante il successivo incontro con il leone, si dimostrò molto più calma e riuscì persino a guardarlo bene dentro agli occhi salutandolo con un cordiale 'buongiorno!".Infine, quando ebbe ancora modo di vederlo, la volpe provò a parlargli e riuscì finalmente a scoprire in lui doti come il coraggio e l'intelligenza.

Da quel giorno non si stancò mai di ascoltarlo sicura che, dall'esperienza di un animale così astuto e bravo cacciatore, avrebbe tratto solo vantaggi”.

 Esopo, duemila e seicento anni fa.

La morale ci insegna che per cogliere opportunità preziose bisogna avere il coraggio di affrontare le proprie paure. Solo imparando a guardare al di là di ciò che qualcuno o qualcosa rappresenta potremmo scorgere le vere essenze assorbendo il buono che c’è in esse.

Eppure succede che “se punti il dito verso la luna, l’idiota guarderà il dito”. Così un intervento ricco di spunti e riflessioni viene banalmente strumentalizzato a mero attacco personale.

Chi aveva l’opportunità di confrontarsi, chi doveva sentire il dovere di farlo, sfugge imperdonabilmente. Di contro in due interventi di De Masi nessuna polemica, solo riflessioni, numeri, con lo spirito propositivo tipico dei giovani che hanno voglia di parlare ed ascoltare. Con lo spirito propositivo che dovrebbe appartenere a tutti, perché in un periodo di vacche magre e difficoltà economica, numeri, confronto e collaborazione dovrebbero essere semplice matematica come un due più due. Non è così. Evidentemente abbiamo o pensiamo di avere ancora il tempo necessario per le favole, per la nauseante retorica, per la politica. Dico bene, per la politica, perché vi era un tempo ove la politica era lo specchio e la volontà di un popolo, oggi è sviscerato protagonismo, per alcuni anche un lavoro ben retribuito, per altri una pseudo rivalsa personale.

Il tempo sa essere un fedele compagno di viaggio se utilizzato con parsimonia e con intelligenza, si trasforma in un nemico beffardo che non concede altre chance se utilizzato con stupidità e superficialità, riesce a restituirne altrettanta in un batter d’occhio.

Diventa difficile ascoltare quando l’interlocutore non ha la forza, probabilmente nemmeno la capacità e la voglia di farlo, leggo con stupore che qualcuno non ha nemmeno la voglia di leggere sino in fondo un intervento che parla di storia e numeri, non di favole!

Si parla di sviluppo e perfino l’Avv. Francesco Ferrari che dapprima ostentava un atteggiamento molto critico nei confronti delle idee di De Masi, oggi da “amico” ne parla con estrema franchezza positivamente. Il suo cammino analitico viene poi intaccato dalle paure, dai dubbi, più o meno infondati, come quando lo incalza sul presunto dualismo cittadini-imprenditore (invitando il lettore a riflettere, con oramai retorico sospetto di sorta politico, sulla sua eventuale figura di candidato e imprenditore a suo stesso dire peraltro encomiabile e straordinaria) e sull’ossessionante ritornello della canzone “Dimmi con chi stai e ti dirò chi sei” (Caro Ivan, sei autonomo o discontinuo, rappresenti una coalizione o sei trasversale: lo voglio sapere, hic et nunc!). Se l’Avv. Ferrari è sincero, come fortemente penso, quando loda le capacità dei De Masi del fare concreto e non del fare chiacchiere, abbandoni i vecchi arnesi del sospetto politichese a prescindere, lui che appartiene alla stessa generazione di Ivan, una generazione che potrebbe caricarsi la grandiosa responsabilità di cambiare approccio, metodo e linguaggio.

Anche gli altri interventi pubblicati su Tuttocasarano riflettono vario interesse. C’è chi esprime problematica curiosità (ma anche diffidenza, invitando De Masi ad abbandonare i sogni e ad agire con concretezza) come Remo Tomasi, chi, al contrario tocca corde idealistiche come Fausto Fontana spronando invece l’eventuale candidato sindaco ad agire spinto da sogni e non numeri concreti (bellissimo il documento del discorso di Kennedy 40 anni fa), chi si dichiara sostanzialmente in linea con De Masi come Pino Montedoro, chi giudica i temi trattati nei due articoli di Ivan De Masi  “fuori dai compiti istituzionali di un sindaco” (sic) come William Ghilardi. Tuttavia, al di là dei contenuti discutibili di ognuno di questi interventi, niente è più utile in democrazia che ognuno si formi opinioni e le discuta con chiunque, e la rete (anche in questo sono d’accordo con Ferrari) è il mezzo più efficace al servizio di questo modo di intendere la democrazia. Sì, perché, paradossalmente, tutti coloro che valutano gli interventi di De Masi esempi di antidemocraticità, ingenuamente forse non si sono accorti che ogni  5 del mese questi scritti appellati “liturgici” generano un notevole susseguirsi di elaborati, idee, valutazioni, giudizi, tutti simboli di risveglio di una cittadina operosa, attiva e quindi necessariamente democratica.

Così De Masi parla, lo fa da semplice cittadino casaranese dal momento che nessuna candidatura è stata pubblicata. Riflette e ci invita alla riflessione, probabilmente per capire gli altri e se stesso con molta più umiltà e saggezza di quanti nel chiuso dei loro uffici e palazzi si trovano a scrivere su un foglio di carta autentiche favole elettorali. Lo fa in un momento in cui è legittimo riflettere e parlare per capire cosa fare per il futuro, lo fa condividendo con i casaranesi le sue analisi e le sue idee, un gesto di piena condivisione senza precedenti. Parla di Casarano, della nostra Casarano. Quella Casarano che con tanti sforzi e sacrifici è stata condotta sino a noi dai nostri nonni e dai nostri padri. Lucido analizza, si guarda indietro con lo spirito e la semplicità di imparare dalla nostra storia, dalla nostra tradizione, dai nostri avi, con l’entusiasmo di un bambino atto a ricavarne preziosi consigli per il futuro.

Abbiamo in Italia numerosi esempi di imprenditori che hanno messo al servizio del territorio capacità manageriali senza eguali raggiungendo traguardi impensati, con dinamiche e strategie dettate da numeri, tempi e risultati.

Per citarne uno, visto con quanta sufficiente ironia è stata accolta da qualcuno la suggestione di De Masi del “possiamo farcela” di Barack Obama, mi viene subito in mente un italiano che noi meridionali conosciamo poco: Roberto Dipiazza. Nel 1996 l’esordio politico- elettorale: si candida  a sindaco di Muggia e vince.  Nei cinque anni del mandato la cittadina  rivierasca cambia volto: la ristrutturazione del centro storico, il rilancio turistico, l’apertura di Porto San Rocco, una “marina” considerata tra le più importanti dell’alto Adriatico, realizzata con il supporto di imprenditori di calibro internazionale. Nel quadro di migliori relazioni transfrontaliere intraprende con i vicini comuni sloveni significative operazioni  legate alla gestione di pubblici servizi.

Nel 2000 viene insignito del titolo di Commendatore della Repubblica dall’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi.  Nel 2001 diviene Sindaco di Trieste. Un nuovo ruolo per Trieste nell’ambito dell’ampliamento a Est della UE, lo sviluppo dei traffici portuali e la contestuale riconversione di Porto vecchio sono il  perno programmatico dell’azione politico-amministrativa. Consapevole della rilevante presenza a Trieste di centri scientifici di eccellenza, Dipiazza si impegna per rafforzare il rapporto tra città e ricerca.
Durante il mandato avviene la fusione tra Acegas e la padovana Aps, che dà vita alla più grande multiutility del Nordest quotata in Borsa.
Nel 2004 progetta e gestisce le celebrazioni in occasione del Cinquantenario del ritorno  di Trieste all’Italia.
Specifiche graduatorie di “ Sole 24 ore “ classificano Trieste al primo posto in Italia per vivibilità urbana e qualità  dei servizi .
In ambito sportivo Dipiazza  diviene  presidente della Pallacanestro Trieste 2004.
Nel 2004 la nomina a Grande Ufficiale da parte del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 2006 la rielezione a Sindaco del capoluogo giuliano. Dipiazza  rivince insistendo sul progetto di Trieste “capitale” d’area adriatica, grande centro terziario-logistico che sulle attività portuali e commerciali, antiche e solide vocazioni territoriali, fonda il rilancio economico. Rilancio corroborato dalle crescenti dimensioni delle iniziative  legate alla ricerca scientifica e dalla volontà di rendere Trieste polo turistico di qualità per i flussi di visitatori nazionali e europei centro-orientali. A tale riguardo il forte impulso alle linee  crocieristiche e la recente inaugurazione dell’ex Pescheria, riconvertita a grande galleria d’arte moderna e contemporanea, appaiono passi di particolare rilevanza.
L’obiettivo di ridurre l’incidenza dell’Ici rappresenta per Dipiazza una ineludibile  priorità programmatica, che implica un rigoroso e virtuoso intervento sulle politiche di spesa, senza che il funzionamento della macchina amministrativa  e i   servizi ne abbiano nocumento.             

Niente male per un imprenditore nel settore portuale. Questa è storia, realtà, le paure bisognerebbe lasciarle a chi non ha il coraggio di guardare oltre, oltre all’ immagine che inevitabilmente si rappresenta. Esopo ci insegna con attualità disarmante che l’ altero imperscrutabile re della foresta può essere anche un semplice animale da branco con cui confrontarsi, da uomo a uomo o meglio da cittadino a cittadino, e allora siamo al solito incredibile paradosso: stiamo politicamente condannando un uomo che nella sua vita ha saputo fare qualcosa che a pochi sarebbe riuscito e invece di cogliere il buono che c’è in questo, di carpire quanto più è possibile, attacchiamo, perché altro non possiamo. Forse se imparassimo ad essere meno prevenuti potremmo già porci nei suoi confronti con gli stessi toni con cui lui si pone nei nostri, ossia da semplice cittadino che mette a disposizione degli altri la sua esperienza personale.

 

12/12/08 Un asino ed una volpe fecero amicizia e insieme se ne andarono a caccia. Incontrarono un leone dall'aria minacciosa.
La volpe intuì il pericolo che stava correndo, gli si avvicinò e cominciò a parlargli: si impegnava a consegnargli l'asino, in cambio della sua salvezza. 
Il leone le promise la libertà: così la volpe condusse l'asino verso una trappola e ce lo lasciò cadere. Il leone, appena vide che l'asino era nell'impossibilità di fuggire, assalì per primo la volpe e poi, con calma, ritornò ad occuparsi dell'animale che era caduto nella trappola.

Esopo, duemila e seicento anni fa.

 

Come diceva A. Einstein, Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti

 

Meditate casaranesi, meditate!!!!

Giuseppe Semeraro

pino.seme@gmail.com

 

 

 

 

12/12/08 Caro Paolo, la storiella che ci riporti mi e´ piaciuta tantissimo. Visto che nella tua lettera mi chiami in causa, te ne racconto un´altra. C´era una volta un papa di nome Innocenzo III, che una notte sogno´ che la Basilica del Laterano non crollava perche´ a sostenerla c´era un povero frate.

Siccome la Basilica del Laterano al tempo era come la Basilica di S.Pietro di oggi, il papa capi´ da quel sogno che la rovina della chiesa poteva essere evitata solo dando al povero fraticello di Assisi quello che chiedeva, il riconoscimento del suo Ordine. Morale della favola, sono contento per te e per quelli come te che hanno trovato il novello Frate che sosterra´ il comune dal crollo...

William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com

 

 

 

 

12/12/08 C’è leone e leone

Sono sollecitato dall’intervento di Paolo Memmi , che attraverso un riferimento storico letterario ad Esopo , risalente a duemilaseicento anni fa, rende il quadro  della situazione .

Incominciamo col dire che il leone è il “re “ della foresta ed i nostri nonni ed i nostri predecessori cui tu pure l’intervento fa  riferimento , hanno combattuto e sono anche morti in nome della democrazia ; proprio per non girare intimoriti nel loro futuro condizionati o sotto l’istinto di un re che ruggisce.

Poi per comprendere come le storie possono essere diverse, mi piace ricordare  in  paragone quella favola-barzelletta ( che ha comunque in sé una fervida morale)  che aveva sempre il leone come protagonista, ma con ben altra propensione che il ruggire; e  che  alla fine si imbatteva però con il gorilla !

Saluti

Francesco Ferrari

studioferrari66@libero.it  

 


 

 

     

 

 

               

 
Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare. Federico Fellini

 

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