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Lettera aperta di una operaia al sindaco di Casarano, dott. Remigio Venuti

 

 

 

Di Lucia Maria Primiceri

annalux60l@libero.it

Casarano, 28/03/2008

 

Sono una delle tante migliaia di operaie di Casarano messe in mobilità dalle aziende che operano nel nostro territorio.

Mi rivolgo a lei non come conoscente di sempre, né come ex compagna di partito, che insieme a lei ha condiviso l’impegno per il raggiungimento tanti valori, quali la solidarietà, la giustizia, la dignità del lavoro e il sogno per una città più a misura d’uomo (io come l’ultima dei gregari e lei come capitano della squadra al quale bisognava preparare la volata per il traguardo finale), ma le scrivo in qualità di semplice cittadino. Mi rivolgo a lei con un po’ di rabbia per quanto è accaduto a me e ai miei compagni di lavoro, con molta angoscia per ciò che riserverà il nostro futuro, ma soprattutto con tanta, ma veramente tanta, tristezza per l’indifferenza istituzionale che lei ha dimostrato nei nostri confronti. Non una convocazione per ascoltare le nostre istanze e per sperare in una sua possibile mediazione con l’azienda (certo potevamo anche essere noi a cercarla, ma sappiamo perfettamente quanto questa sia un’impresa ardua per la sua limitata disponibilità di tempo, un sindaco ha sempre molto da fare e noi certamente non rientriamo nelle sue priorità). Non un incontro, neanche informale, con uno della sua amministrazione per farci sentire la sua presenza e la sua solidarietà personale ed istituzionale. In sostanza, non una parola, non un’informazione sui giornali locali: noi non facciamo notizia! Noi, per la nostra comunità, non esistiamo! Eppure, non sono mancati a lei, alla sua amministrazione e ai suoi collaboratori grandi slanci di solidarietà nei confronti di chi si è trovato in difficoltà giudiziarie. Prendo atto che questo le ha fatto onore, ma quello che non capisco e che non riesco a cogliere è il motivo di tanta disparità di trattamento e di sensibilità, precisamente tra il ‘molto’ e il ‘nulla’. Mi chiedo: non siamo tutti quanti noi persone con la stessa dignità? Il nostro operare in famiglia, nella società, nel lavoro, se pur modesto a confronto di chi svolge un ruolo di primo piano, non ha una ricaduta sociale significativa?  Posso immaginare cosa lei può pensare, altrimenti non mi spiego le ragioni di cosi tanta disparità di sensibilità. Penserà che queste sono cose totalmente differenti e che certamente ha a cuore le sorti dei suoi cittadini, ma che, in qualità di sindaco, il suo impegno prioritario è quello di difendere l’occupazione attraverso un’azione di sostegno alle imprese. Posizione condivisibile proprio per la sua genericità. Ma quando si va a fondo alle questioni, le cose risultano poi essere totalmente differenti da come vogliono apparire: gli incentivi a favore delle imprese per sostenere l’occupazione, operazione indirizzata a favore del lavoratore, spesso sono ottimi pretesti per le aziende che così acquisiscono risorse per i loro investimenti, magari anche all’estero. In fondo, alle aziende non mancano le capacità di gestire simili iniziative.

Vedo in tutto ciò grandi ipocrisie e mi accorgo, inesorabilmente, che la bilancia pende sempre dalla parte del più forte, come del resto è sempre stato. Mi dirà che è tutta colpa della globalizzazione, ottimo alibi per lavarsi le mani alla Ponzio Pilato, in fondo questi processi né lei, a maggior ragione, né noi, poveri lavoratori oramai disoccupati, possiamo gestire. Pertanto, ogni prevaricazione, ogni sfruttamento, ogni ingiustizia risulta essere accettabile in nome della legge di mercato, soprattutto se poi sono i più deboli a subire queste umiliazioni; anzi, tutto passa sotto silenzio nell’indifferenza più totale. Sono certa che non sarebbero andate così le cose se i soggetti della competizione fossero stati legati ai poteri forti del nostro paese. Questo modo di procedere politico (oramai possiamo considerarlo come patrimonio nazionale) segna l’eclissi della democrazia. Proprio di quella democrazia, per la quale abbiamo impegnato tante delle nostre energie (ovviamente, io sempre come l’ultima dei gregari), che voleva la ‘persona’ al centro della prassi democratica, cioè di soggetti uguali, dotati di impulsi, di desideri, di bisogni di cui la persona reale risulta essere costituita.

Ma dov’è andato a finire il sentimento di solidarietà, di difesa per i più deboli, che ha sempre animato non solo la cultura di sinistra, ma anche quella cattolica? Dov’è andata a finire la condivisione di quell’idea che vedeva nel capitale non una funzione egoistica, ma sociale, se poi mi tocca addirittura lottare non per essere riassunta, ma per la cassa integrazione, visto che l’azienda mi impone la mobilità? Non le sembra strano, Signor Sindaco, che un’operaia debba ricorrere necessariamente per via legali, e non so con quale possibilità di successo, per cercare di conquistarsi il diritto alla cassa integrazione, piuttosto che alla mobilità? Attenzione! Non sto chiedendo la luna nel pozzo, che per me significhebbe solo l’assunzione al lavoro, ma semplicemente di accedere a un ‘qualcosa’ che è comunque previsto dalla legge per la difesa del lavoratore.

In un celebre libro, intitolato Le maglie del potere, Michel Foucault, nel descrivere come il mutamento delle relazioni globali di potere determina nuovi scenari di dominio (biopotere), scrive: “Oggi la vita è divenuta…un oggetto di potere”. In questo nuovo contesto che ci vede tutti coinvolti, l’attività prevalente nella società è finalizzata alla gestione del biopotere, cioè nella gestione dei sentimenti, nella manipolazione e modellizzazione delle coscienze, delle percettibilità della realtà ecc.

Non so se lei, Signor Sindaco, ha colto tutto questo. Dovrebbe averlo fatto, lo impone il suo ruolo di capitano della squadra, visto che sono in molti gli intellettuali che sostengono questo nuovo paradigma di potere. Io, da ultima dei gregari l’ho capito, e devo purtroppo ammettere di aver colto un cambiamento nel DNA in tante persone che conoscevo, o forse pensavo di conoscere, e che ora, ahimé, non conosco più.

Con tristezza le porgo i miei più cordiali saluti

 

 

30/03/08 Gentile Signora Primiceri, cari amici,

Chi mi conosce, anche solo superficialmente, sa che, non conto tra i fans di questa amministrazione comunale. Non mi piace il suo modo di gestire i problemi di questo paese, non mi piace il suo modo di rapportarsi ai cittadini e non mi piacciono nemmeno i suoi comunicati stampa.

Questo non vuol dire che prendo posizione contro questa amministrazione per il semplice gusto di farlo.

In questo caso, ad esempio, ne prendo in parte le difese.

La signora Primiceri dice, cito testualmente:"Eppure, non sono mancati a lei, alla sua amministrazione e ai suoi collaboratori grandi slanci di solidarietà nei confronti di chi si è trovato in difficoltà giudiziarie."

Se non ricordo male, poco dopo le vicende giudiziarie a cui si riferisce la signora Primiceri ci fu una lettera, sulle colonne di TuttoCasarano, di una persona (non riesco più a trovarla, se qualcuno è più fortunato di me, lo prego di aiutarci) nella quale si criticava il sindaco di non aver speso una parola in difesa di quelle persone, delle quali si ricordava solo quando si trattava di "sistemare" qualche suo assistito (più o meno il senso era questo). Pochi giorni dopo, i giornali riportavano le parole di solidarietà di cui la signora Primiceri fa riferimento. 

Per quanto riguarda l'altra parte, quella degli "operai", mi pare di aver letto diverse volte di interventi e convegni per la soluzione di questa problematica da parte del sindaco Remigio Venuti, soprattutto negli anni passati. In tempi recenti, come è noto, la sua attenzione si è concentrata di più su altri strumenti (come il pit9) che avrebbero (il condizionale è d'obbligo) dovuto rilanciare lo sviluppo di altri settori nella nostra regione.

In tutta onestà se io fossi al posto di Venuti non agirei diversamente. Prima di tutto perchè non rientra nei compiti di un sindaco, chiunque egli sia, quello di creare migliaia di posti di lavoro per la comunità. Questo compito spetta alle imprese, e se le imprese non investono o non ritengono redditizio investire in questo territorio, non ci sono tavole rotonde che tengano. Il sindaco può partecipare a tutti i convegni, incontri, tavole rotonde, quadrate, graffe e calde che volete, i numeri sono quelli che sono.

E se il sindaco interviene prendendo le difese dei dipendenti si pone prima di tutto a capo di un populismo di cui la nostra città, per il particolare momento in cui ci troviamo, non ne ha proprio bisogno. In secondo luogo da ai cittadini l'impressione di poter fare qualcosa, pur sapendo di poterci fare ben poco. Alimentando speranze e forse illusioni che non farebbero che peggiorare le cose, pur di guadagnare (forse) un piccolo vantaggio elettorale. Da questo punto di vista, devo dirlo, ha dimostrato di essere molto equilibrato. 

Il nostro sindaco si trova a gestire (volente o dolente) degli strumenti che, almeno sulla carta, dovrebbero convertire il nostro tessuto produttivo. Fin'ora hanno portato risultati quanto meno insufficienti a soddisfare la richiesta di lavoro che c'è.

Per fare questo, e qui arrivo alla critica che muovo al suo modo di amministrare, ha trascurato altri compiti che secondo me spettano a lui come amministratore, e cioè:

 

1) preoccuparsi della qualità delle strade e della viabilità della nostra città;

2) impegnarsi nella salvaguardia del nostro patrimonio artistico e architettonico;

3) fare in modo che in particolari zone della nostra città non venga a mancare acqua potabile durante i mesi estivi;

4) preoccuparsi di trovare soluzioni per altre zone della città dove di acqua, in caso di piogge (neanche troppo torrenziali) ce n'è troppa;

5) preoccuparsi di trovare una soluzione per altri tipi di acque, maleodoranti e poco igeniche;

6) trovare una soluzione per il diffuso randagismo, e per il problema dei colombi;

7) varie ed eventuali...

 

Problematiche, che secondo me, in dieci anni di amministrazione si sarebbero potute, con un po' di organizzazione e attenzione, risolvere. Non dubito che abbia agito pensando al bene della comunità, ma dal mio punto di vista avrebbe fatto meglio a cambiare l'ordine delle priorità, visto che il problema del lavoro e della conversione del tessuto produttivo in questi dieci anni non è riuscito a risolverlo comunque (d'altra parte, lo dicevo prima, non è nemmeno compito suo quello di creare migliaia di posti di lavoro). E gli altri problemi si sono solo aggravati.

 

Infine, volevo soffermarmi su queste parole:"Non so se lei, Signor Sindaco, ha colto tutto questo. Dovrebbe averlo fatto, lo impone il suo ruolo di capitano della squadra". La invito a riflettere sulle Sue parole. Remigio Venuti non è più il capitano di una squadra, ma il sindaco della nostra città. Il suo compito è quello di fare il bene della città, non di una squadra. Se poi ci riesce o no, questo è un altro discorso.

William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com

 

 

30/03/08 Gent.ma Sig.ra Maria Lucia Primiceri  
Ad ulteriore corredo per quanto da Lei fermamente e civilmente protestato con la Sua eccellente "lettera aperta al Sindaco Venuti", Le segnalo la "lettera aperta" che, a seguito delle ennesime lettere di licenziamento annunciate dopo le ferie estive del 2005 sia dal Gruppo Filanto che dal Gruppo Adelchi, certo che sarebbe stato sensibile per mettersi a capo dei lavoratori per una civile manifestazione, non di protesta contro tali aziende ma per sensibilizzare le Istituzioni nazionali sul problema TAC Salento, ritenni doveroso inviare al Sig. Sindaco Venuti e che protocollai al comune ma che, a tutt'oggi, non è stata degnata di alcuna risposta nè da lui nè da alcuno degli Amministratori e Consiglieri a cui era stata inoltrata per conoscenza.
Ciò fu fatto perchè nell'incontro che ebbi prima, mi disse che parlavo a "titolo personale" e che tale manifestazione sarebbe stata "dannosa ed inopportuna".
Non è da trascurare anche il fatto che, avendo già nella mattinata protocollato la proposta della manifestazione a tutte le sedi dei Sindacati dei Lavoratori presenti in Città, questi non hanno ritenuto opportuno insistere nè si sono resi promotori di alcun intervento nonostante la lettra sia stata poi pubblicata anche sulla stampa.
 
In questo periodo elettorale chissà perchè, sembra stiano per germogliare tutta una serie di soluzioni !
Accordo del 5 marzo a Roma (vedi lettera llegata al Ministro Chitti); Internazionalizzazione del PIT9 in Russia e negli Stati Uniti; "Due passi avanti del made in Italy" siglato a Roma alcuni giorni fa! ! ! ! !
 
Sono come il Progetto sperimentale CS PUGLIA Area Pelle che, durante le elezioni politiche del 2001, servì a specare un finanziamento europeo di unmiliardoseicentottantamilioni di Lire italiane, soldi pubblici, per fare nulla (oggi non si sa nemmeno che fine abbiano fatto gli arredi e le strumentazioni che furono acquistate per allestire la sede) salvo che, ogni incontro pubblico teso a diffondere l'inziativa, altro non era che lo  strumentale sostegno della campagna elettorale del perenne "ospite speciale" che rispondeva al nome di un certo On. Massimo D'Alema, allora candidato alla Camera dei Deputati e che si presentatava con alcuni personaggi imbonitori di false "lunette".
 
Certo che il tutto servirà ad aumentare il Suo grado di tristezza, La saluto cordialmente
Francesco De Vita

francescode.vita@libero.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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