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Pizze, Pinte e PierPaolo Pasolini

 

 

 

Di Marco Mastroleo

marco.mastroleo@poste.it

Casarano, 12/09/09

 

Pizze, Pinte e PierPaolo Pasolini

Il fattore PPPPP ha colpito; ieri sera dopo un’ottima pizza e due pinte di tennent's scotch, è iniziata con i miei compagni di "viaggio", una profonda analisi sull’italia di oggi.

Tutto parte dall’idea se andare al cinema o meno a vedere il film di Placido "Il grande sogno".

Data la saccenza che contraddistingue l’ultimo periodo della mia vita, ho ricordato come un paio di anni fa, in un mio intervento pubblico precorrevo l’idea della nuova sinistra, e come il discrimine tra la nuova e la vecchia sinistra parte proprio dai fatti di Valle Giulia.

Lo scolorimento della sinistra parte da quel giorno, da quando chi doveva stare dalla parte giusta, si schierò da quella sbagliata.

Se fossi stato la credo che avrei sofferto…

La controprova Pasoliniana, sta nel fatto che quei "compagni" figli della borghesia di allora, ora, classe dirigente , sono passati tout court dalla parte dei nuovi ricchi.

Di fatti Pasolini nella sua poesia faceva differenza non tra borghesia e proletariato, termini di un altro millennio, ma tra ricchi e poveri.

La sinistra di allora, avrebbe dovuto capire che una cosa è l’intellettuale, il filosofo che da la direzione, ed un’altra cosa è la quotidianità in cui avrebbe dovuto agire e dove, a mio immodesto parere, dovrebbe stare.

La sinistra DEVE stare con i "poveri" in senso lato.

Un esempio che ci porta a noi, due anni fa in piena crisi filanto, spiegai a compagne e compagni, che "fare sinistra", non è andare vicino ai cancelli con la maglietta di "che guevara", ma (come abbiamo fatto) portare l’acqua quando ce ne fosse stato bisogno per chi faceva i picchetti, fare le fotocopie, e dire sottovoce che la loro rivendicazione era (ed è) un loro diritto.

I "poveri" di valle Giulia (i poliziotti) avevano ragione.

I "ricchi" di Valle Giulia (i vari comunisti di allora), avevano torto.

Alla sinistra del 2000 (e dieci) Pasolini dice un’altra cosa, che la sinistra ha perso inesorabilmente, e c’è ancora chi crede che la battaglia, la guerra, la partita (trovate voi la metafora che più vi aggrada) sia ancora in corso.

E data la mia superbia posso dirvi che la partita è finita e che "capitalismo/conformismo" batte "socialismo/uguaglianza" diciotto a uno.

I giocatori tutti sono spompati, hanno pure una certa età (visto che la partita è durata quasi un secolo) e non si rendono conto che sono anche cambiate le regole.

E come in un terzo tempo rugbistico, sono tutti al pub a bere pinte.

Facciamo una cosa, quei dolci e romantici vegliardi, lasciamoli li, non hanno più nulla da esprimere su di un campo.

Oggi la struttura del gioco è più o meno la stessa, ma regole e finalità del gioco non sono più esattamente le stesse.

Se prima si giocava per il puro gusto di giocare, perché entrambe le squadre erano spinte da spirito sincero per ideali più o meno giusti, oggi è l’interesse che ci ruota intorno ad essere l’essenza del game.

Fuor di metafora, ricordo una "simpatica" discussione con l’ex assessore Pedone riguardo la scomparsa del concetto di borghesia e proletariato; riconosco a Claudio che in buona sostanza aveva ragione, ma il punto di partenza riguardava una citazione di Pierpaolo, nella quale affermava che non esiste più la "differenziazione di classe", e questo a mio modo di vedere, presupponeva un errore di partenza, e cioè quello che Pedone la vedeva una cosa positiva, mentre per Pasolini era un’ aberrazione inqualificabile.

Il senso delle cose stravolto.

Ora mi chiedo: ma niente niente ci sono degli scritti di Pasolini apocrifi sui quali intere generazioni di Casaranesi sono cresciute???

Chiedo al Prof. Pedone se ha con lui questi falsi, perché se così fosse, gli consiglio di metterli all’asta da Sotheby, di certo renderebbero molto di più di quello che culturalmente stanno facendo nella ns. comunità.

Ieri sera, non ricordo più se abbiamo deciso o meno se vedere il film di Placido; alla fine credo che se vogliamo essere sinceramente di sinistra e seguire il consiglio di Pasolini, non dovremmo più vedere quei film, partecipare ad un sano e costruttivo concerto di Gigi D’alessio, ecco il consiglio, solo così comprenderemo davvero chi sono i "poveri" del 2000 (e dieci).

Io probabilmente ci andrò.

Il saccente/impertinente

Marco Mastroleo

P.S. se qualcuno mi trova i biglietti è cosa gradita ancora non sono mentalmente pronto a spendere anche dei soldi per il Gigi nazionale. ^__^

________________________________________________________________

 

13/08/09 Caro Marco

la filosofia su cui fai affidamento, piena di "realismo politico", in cui non esistono più le classi e non contano più le idee politiche dell’ ‘800 mi mette un po’ tristezza.

Mi mette tristezza perché credo che nasca dall’incapacità di fare una vera autocritica rispetto a quelli che sono stati gli errori di questi ultimi anni per rimediarvi e rilanciare una radicale azione politica utile al contesto di crisi che stiamo vivendo.

 

Non vedo molta differenza tra le tue parole e quelle di bossi nel professare la fine delle classi, l’uguaglianza tra operai e imprenditori, quindi l’anacronismo della lotta di classe.

Bossi, però, propone l’alternativa della guerra tra poveri (italiani v.s. stranieri, padani v.s. meridionli), mentre la tua proposta proprio non riesco a capirla.

Credo che le classi esistano ancora ed esisteranno sempre fino a quando esisteranno ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori, fino a quando vi sarà l’uomo contro l’uomo all’interno del contesto del capitalismo e del mercato.

 

Ce lo dimostrano chiaramente i lavoratori della Insse o di tutte le fabbriche in mobilitazione contro i licenziamenti, gli insegnanti e gli studenti che si oppongono allo smantellamento della scuola pubblica, i giovani delle “Brigate di Solidarietà Attiva” che  in Abruzzo aiutano la popolazione abbandonata dallo stato e che smascherano l’ipocrisia del piano C.A.S.E.

Tutte persone che hanno scelto da che parte stare ed hanno rifiutato il meccanismo della guerra tra poveri per combattere i veri nemici del proletariato.

 

Leggere il “Manifesto del Partito Comunista” o “il Capitale” non è sufficiente, ma bisogna capirli ed applicarli ogni giorno all’interno di un forte programma politico, poiché non sono semplici riferimenti culturali, libretti da circolo intellettuale. Proprio nel periodo in cui questi testi vengono riscoperti dalla gente comune per la loro immensa capacità di leggere le crisi dell’economia di mercato i vari Vendola e Bertinotti decidono di metterli in soffitta. Sta di fatto che se Marx ha ancora molto da dirci, degli scritti dei su citati non se ne ricorda già nessuno.

 

Hai ragione tu nel criticare l’intellettualismo di sinistra, ma il primo a cadere in quella miseria fu proprio Pasolini, che riguardo a Valle Giulia non riuscì a capire la differenza tra natura di classe e ruolo di classe esercitato dalla Polizia (essere proletari non vuol dire sempre agire per il proletariato).

 

Nonostante i grandi insegnamenti che la storia recente ci ha dato tanti continuano a rappresentarsi intellettuali, anche in una cittadina di 20.000 abitanti, isolandosi dal contesto nazionale e chiudendosi in un provincialismo autoreferenziale. Gramsci distingueva nettamente tra intellettuale piccolo-borghese avvitato su se stesso e l’intellettuale-organico inserito all’interno dell’intellettuale-collettivo che è il partito di classe.

 

Tu professi la fine delle classi e, quindi, del partito di classe, ma non esprimi alcuna alternativa rispetto al mondo esistente.

Io ho scelto da che parte stare in questo periodo così turbolento e sicuramente non starò con gli imprenditori, anche se “illuminati”.

 

Resto comunista e sulla barricata, perché un altro mondo è possibile.

Resto comunista perché fuori dalle fabbriche in crisi qualcuno deve continuare ad andare e non con le sole casse d’acqua, né con la maglia del Che, ma con proposte politiche forti e radicali che puntino al salvataggio di tutti i posti di lavoro.

Saluti comunisti

Emanuele Miraglia

Tendenza marxista del PRC

emanuele86mir@hotmail.it

 

 

 

 

13/09/09I L'ultimo intervento di Mastroleo su questo sito, mi spinge a proporvi alcune osservazioni. Per motivi caratteriali il mio approccio alla politica è stato sempre abbastanza diffidente,nonostante, in alcuni periodi della mia vita,abbia tentato coinvolgimenti piu' concreti del mio solito. Cio' non toglie pero' che abbia avuto sempre ben chiara l'idea di non poter essere mai un comunista, in particolare  l'intellettuale salottiero, demagogo comunista italiano. Se anche, per alcuni (pochi) versi, il famigerato 68 puo' considerarsi non completamente negativo,per altri esso è stato il volano che ha portato ad una invasiva egemonia una cultura che, principalmente, tendeva alla demolizione irresponsabile della precedente,avendo , come unico scopo, la demonizzazione  e la distruzione di ogni forma di idea e di comportamento che potesse richiamare l'epoca fascista, arrivando, pero', alla fine, a gettare via l'acqua con tutto il bambino.Questo obiettivo è stato. in Italia, l'impegno predominante di quella nuova classe politica "intellettual chic"che ha costruito le proprie fortune egemonizzando ogni settore dell'apparato pubblico intorno ad un antifascismo che, ancora oggi, pateticamente, continua ad innalzare in ogni occasione. Indebitamente si approprio' dei valori propri del cattolicesimo che da millenni predica fratellanza, solidarietà, uguaglianza e, per puro opportunismo politico si aggancio' al carro dell'idea comunista che le rivoluzioni russe e cinesi avevano esportato dalle nostre parti e che ammalio' le menti delle classi del popolo lavoratore che in essa intravedeva la possibilità di un proprio riscatto,ma che nel tempo si è dimostrata pura utopia.Quindi un doppio binario di comunismo in Italia,quello reale del lavoro e dei lavoratori, e quello di chi cavalco' l'ondata e la forza elettorale che da questo proveniva, intervenendo nella società con "strumenti" culturali allucinogeni e altamente "corrosivi" i cui effetti, da tempo, sono sotto gli occhi di tutti. Oggi il crollo della sinistra sta proprio nella perdita di quella forza elettorale che gli veniva dalla "base reale" dei lavoratori. La sinistra,semplicemente intellettuale,non regge, perchè l'idea comunista vera non gli compete realmente. E' stata smascherata nella sua falsa rappresentatività, nella sua grottesca impotenza politica figlia di un relativismo etico e priva di qualsiasi fondamento storico credibile. Gli si addice certamente la demagogia,il continuo litigio, interno ed esterno, quasi sempre pretestuoso, fine a se stesso. Questi eredi del 68 che Mastroleo oggi rinnega con i suoi amici, sono gli stessi che, per decenni, hanno acclamato e idolatrato. Sono stati sempre uguali, abili demolitori dei veri valori della nostra gente,valori trasmessi dai nostri nonni e tipici delle nostre tradizioni consolidate. Abili distruttori di cultura antica in nome di un asservimento, strisciante e mimetizzato, a nuovi potentati culturali ed economici che hanno pervaso la società e l'hanno resa per come la conosciamo oggi: avida, indecorosa, inaffidabile, ostile,ingiusta. Conseguenze inevitabili quando si minano e si distruggono tutte le proprie radici e, per contro, ci si incammina su un percorso culturale improprio.         

Mario Casto

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