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Di Maria Teresa Bellante

mariateresabellante@libero.it

Casarano, 25/11/09 

 

Qualche sera fa ascoltavo in televisione, l’intervista realizzata nel corso del programma Parla con me, a Benedetta Tobagi, autrice del libro “Come mi batte forte il tuo cuore” e figlia del giornalista (e sindacalista) Walter Tobagi, ucciso nel 1980 dalla Brigata XXVIII Marzo (intervista peraltro realizzata e talvolta ripresa anche nell’ambito di altri programmi della tv pubblica e privata). Incuriosita e un po’ “tormentata” dalla ormai sfuocata memoria di quel fatto o meglio di quei “delitti”, che in quel periodo “sopprimevano persone e ideali”, (all’epoca avevo 11 anni, troppo pochi per comprendere la gravità dei fatti ma abbastanza per avere impresso nella memoria il sangue dei morti ammazzati sull’asfalto, il lenzuolo che li ricopriva e le auto crivellate dai colpi di pistola), ho cercato di acquisire un po’ di materiale per colmare “quel vuoto di memoria” che, cancellando il passato,  spesso ci fa perdere di vista la dimensione del presente.

Ho così cercato di riappropriarmi di un pezzo di storia, leggendo qua e là, non per  giudicare né le motivazioni o pseudo “giustificazioni” che hanno spinto l’uomo ad uccidere un altro uomo, né tanto meno la complessità del periodo, - in quanto non ne ho gli strumenti -, ma solo per capire chi era quell’uomo,o sarebbe più corretto dire, chi erano quegli uomini morti ammazzati ( e in merito conosciamo quanto l’elenco sia lungo da Rossa a Alessandrini, da Moro a Bachelet, passando per Tobagi e Casalegno e via di seguito): cosa facevano, cosa dicevano, cosa scrivevano e soprattutto qual era il messaggio che cercavano di diffondere.

Così, cercando informazioni qua e là, selezionando solo quelle direttamente riconducibili alla persona, ed evitando di occuparmi volutamente degli aspetti giuridici e processuali del delitto (peraltro molto interessanti), sociologici e politici, leggo una dedica: "Non sono le parole tonanti ma i comportamenti di ogni giorno che modificano le situazioni, danno senso all'impegno sociale: il gradualismo, il riformismo, l'umile passo dopo passo sono l'unica strada percorribile per chi vuole elevare per davvero la condizione dei lavoratori. Ecco la lezione che le dure repliche della storia ripetono ancora una volta ….omissis”.

Basta leggerlo e fare un salto nel passato, attraverso la lettura delle fonti (dirette e indirette), per comprenderne il significato con riferimento al momento storico vissuto dal suo autore, un uomo mite e razionale, ed il messaggio universale che, superando il contingente, può diventare riferimento e principio guida del presente. Quello che mi sembra emerga, da queste poche righe, è l’invito ad usare toni pacati, al confronto e non allo scontro, ad impegnarsi spinti non dalla motivazione di andare contro qualcuno, ma animati dall’idea di impegnarsi per qualcuno o qualcosa. E’ forse più semplice e più “umano” lasciarsi prendere dalla tentazione di giudicare e catalogare situazioni e persone, (Spinoza: “le azioni umane non vanno derise, né compatite, né odiate ma comprese” – frase annotata nel diario di Tobagi) è più semplice criticare e distruggere piuttosto che analizzare e costruire: la prima opzione non produce risultato se non quello di diffondere un clima di intolleranza e rabbia e contestualmente far perdere la speranza di un cambiamento. E’ più semplice farsi prendere dalla tentazione di distinguere tra buoni e cattivi, a priori, senza sapere e senza conoscere, piuttosto che confrontarsi, capire e cercare una soluzione.

Concludo con una breve riflessione sull’ importanza dell’informazione propinata dai media, talvolta parziale, ma comunque pur sempre in grado di stimolare la nostra voglia di sapere e magari approfondire, leggendo e confrontando le diverse fonti non per giudicare ma per capire.

 

 

Elisa - "Ti vorrei sollevare" - feat. Giuliano Sangiorgi

(official video - 2009)

 

 

 

 

 

 

               

 

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