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Il “Signor” Mc Cain e la lezione di Democrazia

 

 

Di Pino Montedoro

giusmontedoro@tiscali.it

Casarano, 05/11/2008

 

Che Barack Obama sarebbe stato eletto il 44° presidente degli Stati Uniti d'America in linea di massima   lo si sapeva già da qualche mese. Certo nessuna si aspettava una vittoria ampissima, aldilà di ogni più rosea aspettativa. Resterà senz'altro nella storia mondiale che un afro-americano sia potuto diventare Presidente della prima potenza economica del mondo.

Ciò che personalmente mi ha impressionato, in senso positivo, non è stato tanto la questione legata al colore della pelle o alle umili origini del neo presidente Usa, quanto il discorso fatto dal grande sconfitto di turno. Di quello che io chiamerei l “Agnello sacrificale” dei repubblicani. Quel Mc Cain al quale era stato affidato l'arduo compito di cancellare dalla memoria dell'elettorato americano otto anni di disastri commessi dall'amministrazione Bush. Non ci è riuscito per ovvi motivi e di questo non bisogna darne alcuna colpa personale. Tuttavia si è dimostrato un vero leader nel momento in cui, davanti alla palese sconfitta  ed in largo anticipo rispetto ai risultati ufficiali, rivolgendosi agli elettori in lacrime, li invitava a riconoscere, senza nessun veto o remora, Barack Obama come il loro presidente. «Obama è il mio presidente» ha aggiunto l'ex eroe di guerra John Mc Cain.

Una lezione di stile da prendere ad esempio, soprattutto da parte di noi italiani che ci comportiamo diversamente rispetto agli americani. Difficilmente sentiremo dire “Tizio o Caio è il mio presidente del consiglio”. Ve lo immaginate un Berlusconi od un Veltroni che dicono queste parole dopo una sconfitta? Beh, sicuramente non è tutto oro quello che luccica nella giovane democrazia americana, piena di contraddizioni e di disuguaglianze sociali.

Certamente da questo punto di vista non gli si può rimproverare nulla e constatare di come il sistema elettorale statunitense metta al riparo il popolo da chiunque pensa di diventare Presidente vita natural durante. Quattro anni di mandato con la possibilità di essere riconfermati, ma non più di otto anni  e poi “Go Home”! Chissà se in Italia un giorno i nostri politici riusciranno a metabolizzare questa lezione di stile e di democrazia “made in USA”.


 

 

 

 

     

 

 

 

               

 
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