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Prevenire è meglio che curare

 

 

 

 

Di Gabriele Bastianutti

gbastianutti@tiscali.it 

Caasarano, 02/11/2008

 

Una delle peggiori anomalie italiane è sicuramente rappresentata dal conflitto d’interessi del nostro presidente del consiglio. Questa doppia figura di uomo di potere pubblico e di imprenditore privato rende necessario e doveroso il beneficio del dubbio (puro eufemismo) rispetto ad ogni sua scelta, ogni sua decisione, ogni suo atto, quasi a priori.

E nonostante quest’uomo abbia raggiunto un consenso maggioritario nelle ultime elezioni politiche, è indubbio che il compito dell’opposizione sia quello di sensibilizzare costantemente l’opinione pubblica sulle distorsioni e sulle implicanze nefaste che tale anomalia comporta per l’intero paese.

L’ultimo Veltroni, e utilizzo volontariamente l’aggettivo ultimo poiché in questi mesi di metamorfosi veltroniane ne ho viste fin troppe (tante da rendere difficile l’individuazione di quella vera) sta riproponendo il tema politico del conflitto d’interessi  e, nonostante il segretario del PD abbia una sorta di “spirito in divenire” sempre pronto a modificare la sua linea politica, sembra che questa volta la rottura col cavaliere sia netta, profonda e definitiva.

Meglio tardi che mai.

Ancor più condivisibile la scelta della base del partito di ritornare in piazza e di stimolare il paese a riappropriarsi di quel senso di legalità e di statura morale che sembra gettato nel dimenticatoio del tempo.

La speranza è quindi che, questa volta, alle giuste e doverose denunce seguano delle scelte conformi e chiare. Spero cioè che la critica al berlusconismo non sia esclusivamente confinata ai proclami né obbedisca ad un calcolo elettoralistico e che il PD, coerentemente con i suoi principi, non voglia in alcun luogo e in nessun modo candidare alle prossime elezioni quei soggetti che con interessi diretti e personali nella sfera pubblica, possano indurre a lecite perplessità.

Il modello proposto secondo il quale al profitto privato corrisponde l’interesse pubblico (quella sorta di “mano invisibile” di Smithiana memoria) o che ai traguardi in ambito aziendale seguano corrispettivi successi nel sociale o, ancora che, il modello di impresa privata possa essere tout-court proposto in ambito statale, è fallito.

E’ compito della politica corretta non riproporlo in nessuna forma e in nessun ambito secondo quel vecchio detto latino: errare humanum est, perseverare diabolicum.

 

 

05/11/08 Ciao Gabriele, come al solito i tuoi interventi offrono diversi spunti di riflessione; in particolare tu poni in evidenza alcuni aspetti che, apparentemente diversi, in realtà sono tra loro concatenati. Il ritorno in Piazza del partito democratico, il conflitto d’interessi e i principi del partito democratico.

La manifestazione di Roma è un episodio, positivo senz’altro, ma bisogna poi che la politica e i suoi uomini diano un seguito nell’agire quotidiano. Tornare in piazza non può significare solo partecipare alle manifestazioni o organizzarle, “ritornare in piazza e stimolare il paese” dovrebbe significare stare tra la gente, saper parlare con la gente comune e ascoltarla, attivando situazioni di dialogo e confronto costruttivo finalizzate sia alla comprensione dei problemi sia all’arricchimento personale; saper parlare con la gente diffondendo quei principi legalità, di cultura, di solidarietà necessari per la crescita di una società migliore.

Vendere sogni (il grande fratello, le veline, il Milan, il pacco da 500.000ˆ etc.) invece è una costante, costruire il mito intorno ad una persona una priorità, promettere un posto di lavoro o altro genere di favori il fondamento delle campagne elettorali. Ricominciare dalla piazza per riprendere un dialogo interrotto, ripartire dal basso per costruire qualcosa di nuovo, coinvolgere la gente comune nelle scelte costituiscono il fondamento della democrazia e allo stesso tempo il principio ispiratore del pd: partire dal basso per rinnovare, per cambiare metodi e persone, per innescare il cambiamento di una mentalità, ispirata ai principi di legalità e di partecipazione civile alla vita politica è il presupposto per l’abbandono del mito del berlusconismo e quindi per evitare il ripetersi di situazioni di conflitto d’interessi.

Costruire una cultura dell’impegno e non del “sogno”, contribuire alla formazione delle nuove generazioni e agevolarne l’ingresso nella vita politica può portare nuovo (e indispensabile) entusiasmo nella politica: questi “erano” i principi ispiratori del PD… ma una manifestazione non basta per concretizzarli.

Maria Teresa Bellante

mariateresabellante@libero.it  

 

 

 

     

 

 

 

               

 
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