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Casarano, 05/11/2008

 

Da una lettera che viene dal futuro (che non dovrebbe essere stata mai scritta!)
Casarano 31 ottobre 2048


Carissimo nonno
oggi è il giorno dei ricordi ed è per questo che sento il desiderio di scriverti perché da ché non sei più qui con noi avverto come non mai, soprattutto in giorni come questo un nostalgico affetto per te.
Chè dirti? Quanto è cambiato il nostro mondo da come lo conoscevi tu e da come ce lo hai lasciato. Ricordo con commozione le tue parole ed i tuoi insegnamenti:
«. rispetta l'ambiente in cui vivi, non inquinare, non devastare, non guastare né alterare la natura. Nel Salento, la nostra piccola patria, il Padre Eterno ci ha gratificato di tante magnifiche cose che altri non hanno e che possono solo sognarsele. Abbiamo l'acqua e l'aria incontaminati, la chiara luce del sole, il verde dei campi, la fertilità della terra, i nostri ulivi centenari. Sono immense ricchezze che non si possono acquistare nemmeno con tutto l'oro del mondo.

Sono questi i veri beni che non si possono scambiare col vile denaro e che il mondo ci invidia, primo tra tutti il vivere a misura di essere umano, perché da questi tesori scaturisce il vero benessere dell'uomo».

Ora per noi molto è cambiato. Non abbiamo più i vostri valori e le vostre certezze. Viviamo solo alla giornata in un territorio che non riconosciamo più come nostro e che quindi non ci appartiene e che avremmo voluto immutato nel tempo come lo intendevi tu e come tu lo ereditasti dai tuoi avi.

Viviamo nell'incubo di mali oscuri, le cui cause possiamo solo ipotizzare, non avendo verità assolute. Ma non è facile convivere con questi problemi che ci minano nel fisico e ci logorano la mente. Era molto più facile per voi della vostra generazione vivere la vostra vita. Noi della nostra, dobbiamo essere sempre in un continuo stato di allerta, perché dobbiamo difenderci dalla natura, che da madre amorevole è divenuta una malvagia e spietata matrigna. Di chi la colpa?, mi chiederai. Non è facile dirlo, ma forse una qualche responsabilità dei nostri attuali malesseri sarebbe anche da accollare all'operato della vostra generazione.

Di certo, tutto quello che voi avete fatto lo avete immaginato, allora, e realizzato con le migliori intenzioni ed in perfetta buona fede. Vi dicevate: "Il progresso non si può arrestare". "Occorre andare avanti. non si può restare fermi e cristallizzati nel tempo".

La domanda che tutti noi ci chiediamo è se fosse veramente necessario, allora, far mutare così radicalmente il nostro ambiente e la nostra storia. Ai tuoi tempi ricordo che mi dicevi, che coloro che nel paese gestivano la cosa pubblica, si riempivano la bocca di paroloni tipo "Impatto ambientale, ciclotroni isocroni ad energia fissa, radioisotopi emittenti positroni, radiofarmaci, radioattività indotta, biomasse, contenitori per far decadere l'argon, acqua pesante." ed altre frivolezze del genere senza avere una pur minima cognizione di causa. E mi dicevi ancora che fu molto semplice..... per veri esperti del settore.... convincere alcuni semplici villici, tuoi concittadini ad impiantare nella nostra terra un centro di produzione di diavolerie nucleari che nel tempo si sono dimostrate, come era logico attendersi, deleterie e devastanti per l'ambiente e per noi che ci viviamo. Mi raccontasti con tristezza che avvenne un po', come nella vecchia favola di pinocchio, in cui dei furboni come il gatto e la volpe abbindolarono il burattino credulone sino a convincerlo che se avesse piantato nel terreno una manciata di monete d'oro sonante, l'indomani avrebbe trovato al loro posto, un bell'albero carico di tanti zecchini d'oro che avrebbero cambiato radicalmente la sua povera esistenza e quella del suo amato babbo Geppetto, perché sarebbero divenuti ricchi e potenti.

Il povero burattino, l'indomani si ritrovò, con amara sorpresa, con un palmo di naso, defraudato e derubato del poco denaro che era stato convinto ad investire così insensatamente dai due gaglioffi che nel frattempo se l'erano svignata durante la notte con la refurtiva, scomparendo nel nulla.

La favola insegna! Ma a distanza di tanto tempo ancora sto a chiedermi: «perché mai quelle importanti decisioni per la nostra gente, per il nostro territorio e per la salute pubblica furono prese solo da pochi e per giunta non profondi conoscitori del problema?» Mi dicesti, ricordo, che si tennero dibattiti infuocati in consigli comunali con dure prese di posizione, articoli saccenti su quotidiani e su rotocalchi, conferenze con tanto bla - bla - bla, ma non ci fu verso di far cambiare idea a chi ormai di questa, ne aveva fatto un simbolo di progresso ed un vessillo di ricchezza, una autentica bandiera sotto la quale, con pochi accoliti testardamente militava.

Tutti noi ancora oggi continuiamo amaramente a chiederci: «Come mai, allora, una decisione così importante si lasciò prendere solo a pochi, anche se gestori "pro-tempore" della cosa pubblica e non si indisse, come sarebbe stato giusto e ragionevole, un referendum popolare per chiedere alla gente se fosse stata d'accordo o meno su un simile scempio?»

Esula dall'etica umana un comportamento così arrogante di pochi che all'epoca, vollero investirsi di una così pesante responsabilità che in definitiva, a loro, poteva solo in piccola parte competere. D'altronde, da sempre è ben risaputo che quando si dà vita a megastrutture così complesse e sofisticate, il rischio che il marchingegno possa incepparsi ai più disparati livelli è notevolmente elevato con le ovvie devastanti ricadute sull'ambiente e sulle persone. Quando poi un tale malaugurato evento succeda, si va subito alla caccia del colpevole, che il più delle volte non si riesce ad individuare, essendo noi italiani abilissimi nel gioco dello scaricabarile e del trasferimento della "patata bollente" nelle mani altrui. Purtroppo quando i buoi sono scappati dalla stalla - si sa -, non ci saranno organismi come ENEA, AIFA, APAT, ISPRA in grado di farli rientrare. È questo il nostro disappunto che garbatamente vi rimproveriamo. Eravate tutti adulti e vaccinati e quando volevate sapevate ben ragionare con la vostra testa? Perché vi lasciaste così stupidamente manipolare ed incantare? Non vi sorse allora il dubbio che disinteressandovi di un problema così grave avreste fatto la nostra infelicità ed il nostro danno?
Non me ne volere, ma avevo proprio un vero bisogno di esternarti insieme con il mio affetto le mie pene.

Tuo Giovanni


 

 

 

 

     

 

 

 

               

 
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