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Ora è evidente lo scopo ideologico dell'introduzione dell'RU486

 

 

Di Enrico Giuranno

enrico.giuranno@gmail.com

Casarano, 05/08/09

 

«Come al solito il problema è uno solo: nel seno materno vi è un figlio, un essere umano, oppure no?» afferma Carlo Casini presidente del Movimento per la vita, a proposito del via libera all’Ru486 giunto dall’Aifa. «Se come è evidente la risposta deve essere affermativa è difficile non esprimere indignazione a causa delle risorse intellettuali ed economiche impiegate per produrre uno strumento che tolga al figlio la vita in modo asseritamene meno gravoso per la donna.

«Se poi vengono negate le conseguenze negative anche per la madre fino a rifiutare di indagare in modo esauriente sulla verità della autorevole affermazione di 29 morti per effetto dell’aborto chimico, allora è altrettanto evidente lo scopo ideologico oltre che economico di tanta pressione per introdurre la Ru486 in Italia e nel mondo.

«Lo scopo è quello di cancellare mentalmente il figlio prima ancora che fisicamente. Il gesto di bere un bicchier d’acqua per inghiottire una pillola può sembrare meno uccisivo di un intervento chirurgico. Temo che questa sia la ragione per cui quelli che un tempo gonfiavano il numero delle donne morte per aborto per ottenere la legge 194 oggi considerano insignificante la morte di 29 donne a causa della Ru486.

«Il movimento per la vita, autentico movimento per i diritti umani, continuerà a chiedere che tutti gli esseri umani dal concepimento alla morte naturale siano considerati uguali in dignità e diritti con la certezza che prima o poi questo principio sarà vittorioso nelle coscienze e nelle leggi, perché nonostante tutto questa è la direzione della storia»

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06/08/09 Rispondo personalmente (e non riportando parole di qualcun altro) alle parole di Carlo Casini (presidente del Movimento per la vita): nel grembo materno c'è un insieme di cellule, sarà la madre a decidere, anche attraverso un percorso consapevole (e non sbilanciato solo verso una scelta), se quell'insieme di cellule deve nascere o no. Anche io me lo son chiesto il perché di una scelta o l'altra e spesso mi son detto che se in un futuro mi trovassi in una situazione in cui la mia ipotetica moglie non sapesse cosa fare allora le esporrei il mio pensiero magari di non abortire, ma vorrei che lei conoscesse che può anche scegliere di farlo. E' lei che porta un insieme di cellule con sè, è lei che deve rendersi conto se si sente di andare avanti.
Vorrei porre io, ora, delle domande ad Enrico: può una legge obbligare una donna a non abortire? Può una legge privare della libertà di scelta una donna?
Voglio andare al di là di ciò che la Chiesa pensa: se vogliono scomunicare qualcuno lo facciano pure, so che le minacce non giovano in un paese civile, ma comunque la Chiesa è libera di fare quel che meglio crede, non mi ci oppongo... ma non mi oppongo nemmeno al pensiero di una donna.
Io credo che se l'aborto divenisse un crimine ci sarebbe il rischio enorme di una crescita degli aborti illegali e dei viaggi all'estero per poter soddisfare queste esigenze. Mentre l'aborto legale dà la possibilità di scegliere in piena libertà. Credo che se siamo in uno Stato libero e soprattutto laico la Chiesa e le restanti religioni possono "solo" contribuire al pensiero e non interferire negli affari dello Stato stesso.
Ognuno la pensi secondo quanto ritiene giusto: pensare è un diritto, scegliere se abortire o meno... anche.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

 

06/08/09  Cari Lettori di tuttocasarano,

ogni volta che si parla di aborto (e su questo sito avviene spesso), c'è sempre qualcuno che, in nome di una presunta laicità, introduce nel discorso argomenti poco laici.

L'amico Remo, ad esempio ci tiene a sottolineare che lui crede in un creatore, che il sottoscritto non dovrebbe sostituirsi al creatore e che la chiesa deve essere libera e deve lasciare liberi... insomma, si parla di un argomento tanto delicato, in cui la fede poco centra e c'è sempre chi si occupa della questione da un punto di vista religioso!

Se volete trattare questo argomento dal punto di vista della Bibbia o della morale cattolica, trovatevi un bravo prete preparato o un bel gruppo di Azione Cattolica e parlate quanto volete di tutte le questioni legate alla vostra fede!

Quando noi, del movimento per la vita, parliamo di aborto, non lo facciamo ricorrendo ad argomenti di fede...la fede è qualcosa di privato, che può interessare chi ha la fede.

il MpV è laico e si rivolge a tutti!

Remo è un appassionato di scienza, ma non affronta mai la questione dal punto di vista scientifico.

Il feto è "un insieme di cellule", è vero, come è vero che anche io sono "un insieme di cellule", dipende esclusivamente dalla madre, ma anche io fino a qualche anno fa dipendevo esclusivamente da lei...

Remo dice: siccome il feto si trova nella madre, è lei che deve scegliere se si tratta di persona o no!

Neppure la 194 osa tanto...ecco dove ci hanno portato 30 anni di aborti da far west...la 194 dice che "lo Stato tutela la vita dal suo inizio" e che ci possono essere casi in cui la vita del figlio può essere sacrificata, ma non si mette in dubbio l'umanità del feto.

Senza farne una questione di fede e men che meno una questione ideologica, vi chiedo: può un essere umano decidere o meno dell'umanità di qualcun altro?

e se si chi lo può fare: solo la madre? o il padre (vedi Eluana)? o lo stato (vedi 6 milioni di ebrei)? 

Quando un insieme di cellule diventa un essere umano? al terzo mese? al primo anno? quando il suo nome è scritto all'anagrafe? quando la madre o il padre o lo Stato lo riconoscono? quando lui stesso prende consapevolezza del suo essere?

Questo è il vero problema!

 

Enrico Giuranno

enrico.giuranno@gmail.com


 


 

07/08/09 Cari amici, mi rivolgo sia ad Enrico Giuranno che a Remo Tomasi perchè leggevo l'articolo in cui si parlava di aborto.

E' certamente questo un tema scottante che, dopo tanti anni di dibattiti e di discorsi, ancora chiaramente resta controverso proprio perchè affrontato da prospettive differenti.

Premetto che sono cattolica, molto cattolica, sono catechista ed educatrice di Acr e chiaramente la formazione che ho ricevuto e che oggi propongo ai miei ragazzi è una formazione di tipo cattolico e praticante anche.

Personalmente sono contro l'aborto.E' chiaro.La vita va difesa, la vita è sacrosanta, la vita è inviolabile, la vita è un dono di Dio.Ci sono molte madri che farebbero qualunque cosa per avere un figlio e altre tanto scellerate da rinunciare a questo dono.Fin qui ci sono.

Solo che non riesco a generalizzare.Mi spiace.

Non riesco a ergermi a paladina della giustizia o a pensare  a me come a una santa solo perchè nel mio ordine di idee non è previsto l'aborto.Nel mio appunto. Perchè in quello di molte altre donne c'è.Però come disprezzo la donna che pur di fare carriera o solo perchè il bambino che porta in grembo è il frutto di una notte di leggerezza, compie un gesto deprecabile e degno di biasimo, così allo stesso tempo ho pietà e solidarietà per quelle donne che sono costrette a interrompere una gravidanza per motivi seri e indipendentemente dalla loro volontà.

Forse per voi uomini è più difficile capire ma per una donna è più tragico uccidere che lasciar vivere.Ci vuole più coraggio a pensare di disfarsi del proprio bambino che a portare avanti una gravidanza indesiderata.Molte donne finiscono in analisi.Altre si uccidono perchè non reggono il dolore.

Questo è quello che penso.

Sono convinta che se mai dovessi trovarmi a un bivio e a dover scegliere morte o vita,sceglierei sempre vita ma non riuscirei mai a sentirmi superiore, per questo, a una persona che non ha avuto le mie stesse possibilità.

Patrizia Casciaro

casciaro.patrizia0@gmail.com
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Siamo tutti in una fogna ma qualcuno guarda le stelle

 

 

 

 

07/08/09 La scienza adotta dei parametri per stabilire quando un insieme di cellule può considerarsi un essere vivente. Io adotto quei parametri e mi fido poiché credo nella scienza come sforzo durato millenni per poter raggiungere obiettivi che Enrico Giuranno non immagina neanche.
Inizio con grande dispiacere perché mi sono sentito veramente offeso nel sentire costui parlare in un modo così spregevole verso di me quando ho voluto affrontare il discorso nella maniera più neutrale possibile.
Ora, visto che il succitato afferma che io non affronto mai la questione dal punto di vista scientifico ripeto, per l'ennesima volta, il fatto che io, su questo argomento mi attengo alla scienza e se la scienza mi stabilisce dei termini per parlare di essere vivente io adotto quelli: ci saranno dei motivi documentati che ognuno può reperire dalle riviste mediche.
Che al sign. Giuranno non vadano bene questi miei pensieri, va benissimo, non posso mica dirgli che ha sbagliato se è un suo punto di vista. Io torno a ripetere che io e lui abbiamo visto donne affrontare l'aborto in maniere differenti e non tutte erano persone tristi o felici del gesto fatto.
Non tutti sono stati aborti da far west, e questo, sì, equivarrebbe a parlare in maniera troppo semplicistica della questione o in modo veramente poco scientifico. C'è chi un aborto lo ha voluto consapevolmente!
Piuttosto la libertà di scelta darebbe la possibilità di assumersi soltanto su di sè le responsabilità del gesto e di evitare che aumentassero quelli clandestini. E poi, forse non sono state lette bene le mie lettere antecedenti: a contribuire non c'è solo la donna, in buona parte lei che porta fisicamente l'impegno, in una parte anche il padre. Ho quindi escluso anche il caso dello sterminio di massa con cui altrettanto semplicisticamente e demagogicamente il sign. Giuranno affronta la questione, infatti non ho mai coinvolto lo stato nelle questioni private di ogni signola coppia. Ho solo detto che in uno Stato ci deve essere la libertà di scelta.
Ora mi pare di aver risposto a tutte le questioni poste dal sign. Giuranno.
Di nuovo, ognuno ha i suoi punti di vista e le mie sono semplici considerazioni personali; torno a riaffermare che ogni volta che Giuranno espone una questione di questo tipo io rispondo in quanto mi sento veramente coinvolto ed interessato ed affronto con argomenti laici e scientifici. Forse dà fastidio questo fatto? Bèh ci terrei a ricordare al sign. Giuranno che siamo, ancora per il momento, in piena democrazia... ed in democrazia funziona così.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

 

08/08/09 Solo per capire: secondo la scienza e secondo Remo, quando inizia la Vita?

ditemi un giorno preciso in cui l'" insieme di cellule" diventa un essere umano e quando questo essere umano ha diritto alla vita!

sennò non riesco a capire!

Grazie a quanti mi aiuteranno a capire!

Enrico Giuranno

enrico.giuranno@gmail.com

 

 

 

08/08/09 Caro Enrico,
ho la risposta alla tua domanda. Siccome credo nella scienza c'è un paragrafo nell'articolo di cui ti invio il link per cui si dice che la scienza ha una risposta ben precisa alla domanda relativa a quando quell'insieme di cellule diventa un essere umano.
Così spero che capirai. Dico spero anche perché se tu hai un'altra visione non posso dirti che ti sbagli ci mancherebbe, ma almeno rispondo alla tua domanda con una risposta precisa e così non potrai più farmela perché ho risposto.

Eccoti il link:
http://grazia.blog.it/2007/04/24/quando-comincia-la-vita-umana-appena-il-cervello-inizia-a-pensare/

 

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

 

08/09/09 Eugenio,

se mi è permesso vorrei esprimere il punto di vista di una donna di 25 anni a proposito del controverso argomento “aborto”.

Ho letto con interesse il dibattito nato dalle osservazioni del sig. Giuranno a proposito della legge 194 prima, e della pillola RU486. Dopo le prime battute l’interesse iniziale si è trasformato in stupore e poi in incredulità.

Si è partiti da giuste osservazioni formulate da Casini circa la necessità che uno strumento legislativo dello Stato italiano, quale la 194, venga necessariamente affiancato da strutture statali, quali sono i consultori, per offrire alle donne, vere destinatarie della legge, consulenza supporto e strumenti per portare avanti qualunque decisione esse decidano di prendere.

Decisione che, positiva o negativa per la nascita di una nuova vita, deve essere presa dal soggetto interessato:la coppia o la singola donna. Senza che falsi moralismi condizionino la Libertà di un individuo.

Libertà sancita dalla costituzione, legittimata dall’apparato legislativo statale e, visto che per definizione il nostro sembrerebbe essere uno stato democratico, esercitata dal popolo.

Ora, al di là di ciò che un’istituzione teoricamente moralizzante quale è lo Stato Ecclesiastico propugna, ritengo che la libertà di scegliere avendo tutti gli strumenti del caso sia segno di grande civiltà. Libertà di scegliere la contraccezione, libertà di scegliere se dare origine ad una vita o meno, libertà di far terminare una vita, libertà di avere dignità nella morte.

Un essere umano, che in quanto tale dovrebbe essere dotato di intelligenza, non può paragonare l’eccidio di milioni di ebrei alla possibilità per una donna di non far nascere un figlio con gravi malformazioni o difetti genetici e condannare lei e il futuro uomo ad una vita di angoscia e sofferenza; non può essere tanto fondamentalista da asserire che ingerire una pillola piuttosto che sopportare un raschiamento, proprio perché il danno fisico è minore, riduca l’aborto alla stessa stregua di un’influenza curabile con un’aspirina. Il dolore morale, il pensiero costante, a volte il rimpianto, la mente distrutta: credete veramente che una donna ami sopportare tutto ciò? Credete veramente che per una donna sia semplice decidere di uccidere un essere umano che potrebbe avere il suo stesso sorriso o i suoi stessi occhi? Non è facile, non lo è mai, nemmeno quando il motivo che spinge ad abortire è futile e non giustifica una tale sofferenza.

Per questo la società DEVE mettere a disposizione del sesso femminile tutti gli strumenti che permettano alle donne di gestire con consapevolezza il proprio ruolo: la contraccezione, l’aborto, ma anche la fecondazione assistita (assolutamente differente da quella regolamentata dalla legislazione italiana) e soprattutto l’educazione.

Educazione sessuale, alla vita, educazione alle possibili alternative ad un’interruzione di gravidanza.

Ci pensi sig. Giuranno, pensi a quello che deve essere il suo ruolo: educatore e supporto.

Lei suppongo sia un esponente del movimento per la vita. Bene, si comporti da sostegno e aiuto morale per tutte quelle persone che un giorno potrebbero rivolgersi a Lei, non distribuisca giudizi gratuiti, ma concentri il suo emisfero destro sull’empatia e sui bisogni che una donna che si rivolge a Lei ha. Provi a guidarla, ad insegnarle l’amore per la vita, non a giudicarla.

Buon lavoro.

Luciana Margari

luciana.lm@libero.it

 

 

Cari  Remo e Patrizia.
quando si toccano temi delicati come "l'interruzione volontaria di gravidanza o  "il fine vita" è inevitabile  che vi siano delle polemiche è questo entro certi limiti è normale, tuttavia  vorrei cercare di dare il mio contributo, senza alcuna pretesa di essere esaustivo,  o di sentirmi " superiore a nessuno".
Vorrei  subito sgombrare il campo da un equivoco:  gli aborti clandestini ci sono sempre ci sono sempre stati e ahime, forse  continueranno ad esserci,  non a caso quando l'aborto era un reato c'erano le cliniche che praticavano aborti contro legge; per questo, la legge 194  si propone di raggiungere un equilbrio tra l'interesse della donna a diventare madre  secondo una scelta libera e consapevole, e quello del feto a venire alla luce e ad avere una vita autonoma. Se  si dà una lettura veloce del testo  non ci sipuo non accorgere che l'interruzione  della gravidanza e prevista  solo come  " extrema ratio" come l'ultima tappa di un percorso  teso ad accertare quale sia l'autentica volonta della donna ed i motivi che la spingono a praticare l'interruzione volontaria di gravidanza.
La legge prevede che la gestante che voglia praticare l'interruzione volontaria di gravidanza debba affrontare 2 colloqui: uno presso il consultorio familiare  che avrebbe, il condizionale e d'obbligo, il compito di appurare  l'autentica volontà della donna, di indagare sui motivi che la inducono all'interruzione volontaria della gravidanza, e  darle tutto il sostegno  possibile, e soltanto alla fine rilasciarle il relativo certificato;  un altro colloquio presso la struttura pubblica  che deve effettuare l'intervento
Nella realtà questa procedura viene letteralmente bypassata  cio per 2 ragioni:
1) I consultori familiari pubblici non funzionano come dovrebbero
2) Per avere un certificato che autorizzi l'interruzione volontaria della gravidanza molto spesso basta fare finta di minacciare il suicidio.
Lo so perchè delle mie amiche lo hanno fatto.
Tutto questo giro di parole, e scusatemi se sono barboso, per dire che  " il movimento della vita",  non    ha la pretesa di cancellare sic et simpliciter la legge 194, anche perchè  ma vuole promuverne una sua integrale attuazione.
Non è un caso che gli abortisti    usano da trent'anni gli stessi argomenti: la legge 194 è una conquista  di  civiltà della donna ergo non si puo toccare; abrogare la legge significherebbe precipaare nel far west degli aborti clandestini, il problema è che da trent'anni a questa parte , com'è ovvio le  cose sono cambiate: le tecniche con cui vine praticata l'interruzione  volontaria di gravidanza sono cambiate, ormai  non c'è solo l'aborto chirurgico, ma anche quello chimico, vedi appunto la RU 486.
Su una  cosa concordo con te Patrizia: quando dici che  la scelta per l'interruzione volontaria della  gravidanza è sempre una scelta sofferta, per questo, il movimento della vita in questi anni si è adoperato per dare alla donna, il  supporto morale e psicologico necessario, riuscendo così a salvare 100. 000 bambini.
Credo che questo dato  metta in risalto  come l'idntikit  della donna che sceglie d'interrompere la gravidanza non corrisposndanè a quello della tipica donna in carriera  che  si trova a dover accettare una creatura non deiderata nè alla donna che è costretta a ricorrere all' aborto perchè ha a che fare  con problemi che riguardano diretttamente il bambino che porta in grembo. Molto Spesso la scelta di abortire è  maturata dalla donna in solitudine.
La  RU 486 dietro il mal celato tentaativo di rendere l'attuazione dell' I.V.G. Meno drammatica della donna, rischia di portare al risultato contrario, quello di portare la donna ad una scelta irrevocabile.
Anche io svolgo  attività di volontariato in parrocchia e prima di trasmettere delle nozioni cerco di portare ai ragazzi la mia esperienza di vita , mi sono sempre chiesto come reagirei se una ragazza del mio gruppo venisse a confidarmi l'evento di una gravidanza non desiderata.
E' per questo che ho scelto di  far  parte del movimento per la vita.
Claudio Schiavano

claudio.schiavano@gmail.com

 

 

 

 

10/08/09 Un sorriso, una lacrima e un chiarimento!

Partiamo dal sorriso: mi fa sorridere Remo insieme al suo amico Veronesi che dalla nota rivista scientifica "Grazia" decidono che la vita nasce due o tre settimane dopo il concepimento...

Cari Remo e Umberto, due o tre?

E, di grazia, chiaritemi che differenza c'è prima e dopo questa data...credo che se non ci fosse stato il concepimento questa rivoluzione dal NON ESSERE all'ESSERE non avrebbe potuto avere luogo...

L'unico vero salto di qualità è il concepimento, il resto sono solo conseguenze del  percorso iniziato da lì!

Caro Remo, dire “mi attengo a quello che dice la scienza” non vuol dire citare la teoria dello scienziato che esce di più in televisione.

Sarebbe più corretto dire che esistono svariate teorie scientifiche in proposito…e che tutte quelle che non fanno iniziare la vita dal concepimento, scelgono arbitrariamente una qualsiasi altra tappa dello sviluppo embrionale…

Mi sembra che sia corretto aggiungere che è un dato incontrovertibile che, una volta iniziato, lo sviluppo embrionale si svolge in modo graduale ma continuo e coordinato.

E l’altro salto di qualità, dopo il concepimento (dal non essere all’essere) sarà la morte (dall’essere al non essere!).

Passo alla lacrima: mi ha fatto commuovere il commento di Luciana (mi permetto di darti del tu, perchè siamo coetanei e perché ti conosco e apprezzo il tuo impegno e la tua professionalità).

Mi fa commuovere in modo particolare un passaggio:

“Il dolore morale, il pensiero costante, a volte il rimpianto, la mente distrutta: credete veramente che una donna ami sopportare tutto ciò? Credete veramente che per una donna sia semplice decidere di uccidere un essere umano che potrebbe avere il suo stesso sorriso o i suoi stessi occhi?”

È esattamente quello che penso anche io, è questo il motivo dell’impegno del movimento per la vita e mio personale. È facile dire ”lasciamo libera la donna” quando in realtà la donna libera non è!

Forse non è libera perché non ha i mezzi economici per mantenere suo figlio. Forse è costretta all’aborto dai suoi familiari bigotti, perchè non si sappia che loro figlia ha fatto l’amore, forse semplicemente si sente sola e non riesce a trovare l’aiuto necessario…

Sono questi i motivi principali per cui si ricorre all’aborto…il resto sono casi limite…

E proprio quando all’aborto si ricorre per certi  motivi, l’aiuto della comunità, della città, degli amici, della famiglia, possono contribuire ad una scelta davvero libera della donna, svincolata da tanti condizionamenti.

Non sono solo chiacchiere, ma fatti concreti: in trenta anni di attività il Movimento per la Vita ha permesso ad un Milione di donne di scegliere liberamente! Senza colpevolizzarle o costringerle a niente, i volontari le hanno ascoltate, hanno sentito i loro problemi, hanno espresso vicinanza, condivisione delle difficoltà e in diversi casi le hanno anche aiutate economicamente!

Mi ha colpito, positivamente, il linguaggio di Luciana perché ha osato dire che aborto è “uccidere un essere umano”. Da donna, ha raggiunto il cuore del problema…

Remo e Veronesi parlano di “insieme di cellule” non meglio identificato, Luciana parla di essere umano.

Credo sia un punto di incontro non indifferente e che partendo da qui si possa iniziare un confronto costruttivo.

Parliamo delle proposte vere, aiutiamo le madri, le donne che sono la prima vittima dell’aborto. Non lasciamole sole. Come amici, parenti, società civile, aiutiamole a scegliere liberamente!  Remo ha conosciuto donne felici di aver abortito, ma nel mondo reale, queste donne non esistono!

Un chiarimento: vorrei sapere in quali mie espressioni si sono potute leggere accuse o giudizi nei confronti delle donne che si trovano costrette ad abortire?

Chiedo scusa se alcune mie parole si prestavano a fraintendimenti, ma voglio chiarire che ritengo le donne vittime dell’aborto.

Semmai è la nostra società colpevole, perché in nome di una presunta libertà le abbandona a se stesse e nega loro l’aiuto che la legge garantisce.

Grazie per l’attenzione!

Enrico Giuranno

enrico.giuranno@gmail.com

 

 

 

 

10/08/09 Ci tengo a chiarire che a me parlare di questo argomento non fa proprio ridere e non sono mai stato così serio, se il sign. Giuranno ha trovato da ridere sulle mie parole fa nulla, si vede che ha letto solo quello che voleva leggere e cioè in modo superficiale.
Nelle mie discussioni il pensiero sulla libertà si riferisce anche al fatto che la donna deve essere accompagnata nel suo percorso e quindi scegliere in modo del tutto personale, quindi non escludo che ci debbano essere gli aiuti di cui si parla nella 194 e che spero vengano attuati.
Vorrei anche ricordare al sign. Giuranno che io di donne REALI che hanno abortito e sono state felici di averlo fatto le conosco: sono curioso di capire come fa a dire che non esistono se io le conosco! Vorrei sapere se vuole dire a me che parlo di cose non vere ed in questo caso mi da del falso...
Siccome si accetta che la morte avvenga per il fatto che il cervello non invii impulsi (non sono bravo a parlare in questi termini medici, ma spero di essermi fatto capire) allora la si tiene conto di questo fatto per dire che la vita avviene quando lo stesso organo continua ad emanare i primi impulsi, il che può avvenire dopo due o tre settimane: come fare a saperlo? Lo sa il sign. Giuranno che esistono anche questi tipi di metodi di indagine nella scienza?
Io ho risposto alla domanda "quando comincia la vita" perché quella mi è stata posta! Poi, il sign. Giuranno non la vede sotto la stessa ottica e io che ci posso fare? Io prendo dati oggettivi ed in considerazione anche la coscienza e lo stato complessivo della donna (che è un dato personale, fisico, psicologico e quant'altro).
Non voglio qui, dire di avere la ragione dalla mia parte, vorrei piuttosto chiarire il fatto che il mio pensiero sta da una certa parte: la libertà di intraprendere o no un certo percorso da parte della donna con tutti gli aiuti possibili e immaginabili e non solo monetari, ma soprattutto basati sullo stare vicino a lei in tutti i momenti che vive durante questo periodo critico.
Una donna che sceglie in questo percorso non è una donna vittima dell'aborto come dice il sign. Giuranno. Ci sono anche quelle, ma non tenderei a generalizzare perché non esiste una sola verità, non esiste una sola casistica: essa è ampia e va discussa caso per caso.
Ma una donna convinta di abortire o meno deve essere libera di poterlo fare.

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

 

11/08/09 Anzitutto vorrei scusarmi con tutti i lettori per le mie mail ultrasgrammaticate: in questo periodo sto dando il meglio di me in fatto di "orrori" ortografici, grammaticali etc...
Vorrei, comunque, esprimere una nota finale: spero che la donna non venga additata come assassina nel momento in cui abortisce (come si espresse Giuliano Ferrara in una sua conferenza stampa), purtroppo diviene facile parlare quando non si vive una determinata situazione in prima persona.

P.S.: mi impegno a non disseminare più tantissimo errori... ;)

Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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