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Casarano

Giovanni Coletta venerdi sera durante il suo intervento al dibattito sulle centrali a biomasse

Un saluto a Giovanni Coletta

 

Di Giovanni Fracasso

fraxgio@yahoo.it  

Parma,  29/01/2008

 

Apprendo con grande dispiacere della morte di Giovanni Coletta.

I ricordi sono tanti.

L'ultima volta che l'avevo incontrato parlammo, tra le tante cose,  di due grandi eventi a Casarano negli anni 80:  il dibattito con Franco Fortini, poeta e scrittore e la giornata memorabile con Rafael Alberti, grande poeta spagnolo.
Giovanni fu tra gli artefici di quei due grandi incontri.

Oggi non trovo parole per salutarlo.

Mi piace pensare a un testo che Fortini inviò all'assemblea  «per la Libertà di informazione», che si tenne a Milano, nel teatro Parenti, il 7 novembre del 1994.
E' come se lo avesse scritto Giovanni.

"Chi ha figli sappia che un giorno essi guarderanno con rispetto o con odio alle sue scelte di oggi. Scade il primo semestre di chi ha perso il potere, come tanti altri, legalmente, coi voti di un terzo degli elettori, ossia giocando con la manovra della informazione e la debilità culturale ed economica di tanti nostri connazionali e, perché no, con la nostra medesima. Cari amici, non sempre chiari compagni; cari avversari, non sempre invisibili agenti e spie; non chiari ma visibilmente nemici; vi saluta un intellettuale, un letterato, dunque un niente. Dimenticatelo se potete."

E  questa poesia "Traducendo  Brecht", sempre di Fortini, è un po' il suo manifesto:


"Un grande temporale per tutto il pomeriggio si è attorcigliato  sui tetti prima di rompere in lampi, acqua. Fissavo versi di cemento e di vetro  dov'erano grida e piaghe murate e membra  anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando ora i tegoli battagliati ora la pagina secca, ascoltavo morire la parola d'un poeta o mutarsi in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli parlano nei telefoni, l'odio è cortese, io stesso  credo di non sapere più di chi è la colpa. Scrivi mi dico, odia chi con dolcezza guida al niente gli uomini e le donne che con te si accompagnano e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici scrivi anche il tuo nome. Il temporale è sparito con enfasi. La natura per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi".


 

 

 

 

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