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Zibaldone nazionale 2

 

 

 

 

 

Di Anselmo Ciuffoletti

anselmo.ciuffoletti@gmail.com

Casarano, 03/11/2008

 

Generalmente, nella nostra democratica Repubblica, la cosa, detta in soldoni, funziona così :  il giorno stabilito hanno luogo le elezioni per eleggere i rappresentanti del popolo, deputati e senatori, che rimarranno in carica per cinque anni. Dopo che i cittadini hanno votato si passa allo scrutinio.  Il Parito o lo schieramento che ha ottenuto il maggior numero di suffragi ha il diritto di esercitare il potere per tutta la legislatura, che dura appunto cinque anni. Quando i voti ottenuti da una coalizione  superano il 50% ( è il caso dell'attuale maggioranza di centro-destra) significa che la maggioranza è assoluta e che la stessa può amministrare la cosa pubblica senza la preoccupazione di eventuali ribaltoni. Questo, tuttavia, non significa che l'opposizione (formata dai partiti di minoranza) non conti nulla : il suo ruolo è importante soprattutto perché le consente di svolgere una efficace azione di controllo su tutte le attività del governo. E'  il diritto-dovere della opposizione. Guai a non rispettarla.   Succede, allora, che quando a vincere le elezioni è stato lo schieramento di centrosinistra,  e naturalmente col centrodestra  all'opposizione, tutto si svolgeva nel rispetto assoluto dei canoni costituzionali; vale a dire che le leggi varate dal governo dopo l'approvazione del Parlamento,  diventate così leggi di Stato, non erano più contestate, anche se restavano non gradite.
Accade, purtroppo, tutto il contrario quando il governo è di centrodestra (come l'attuale) e all'opposizione siede lo schieramento di centrosinistra. In Parlamento si litiga e spesso ci si danna l'anima. L'opposizione contesta tutto, sempre e comunque. I cavilli si sprecano e con essi anche il tempo. Spesso, per le eccessive intemperanze, la seduta viene sospesa e, quando  riprende, si ricomincia daccapo. Alla fine, grazie alla maggioranza di cui dispone, il governo ottiene l'approvazione richiesta. Ma non finisce qui. C'è la piazza, ci sono i cortei, lo sciopero, la mobilitazione delle categorie interessate ed anche di più, come tutti abbiamo visto in questi giorni di protesta per il famoso decreto Gelmini.  Nulla da dire, sia chiaro, sulle agitazioni di protesta; è un diritto sancito dalla nostra Costituzione a salvaguardia della espressione del proprio pensiero che ogni cittadino è libero di manifestare nei modi e termini consentiti dalla legge. Dove, viceversa, non siamo d'accordo:  quando si continua la protesta organizzata fuori dal Parlamento per contestare non più un decreto ministeriale ma il medesimo diventato legge dello Stato. Guai se la piazza arrivasse a cambiare una legge, anche la più insulsa. Quindi, cari ragazzi, fate attenzione e non fatevi ingannare dai cattivi consiglieri. Lo stesso dicasi per la raccolta firme per il referendum abrogativo della legge che diminuisce le risorse economiche alle nostre Università. Le leggi finanziarie non si toccano. Non è possibile. E le baronie universitarie - che per i propri interessi pilotano i loro allievi - queste cose le sanno come le sa Veltroni che, sconfitto democraticamente in Aula, tenta di vendicarsi bleffando col referendum. Perché il leader del Pd non ha tentato di ottenere l'abolizione di quel taglio alla spesa della scuola italiana con una tempestiva protesta manifestata ancor prima della trasformazione del decreto in legge finanziaria per i prossimi tre anni?  Vale a dire, ripetiamo, perché non ha protestato quattro mesi addietro? Non l'ha fatto, per il semplice motivo che in quel periodo gli studenti erano impegnati con gli esami ed i sindacati, con le spiagge già in funzione, non sarebbero riusciti a mobilitare " le masse " per fare casino. Così, il capo del Pd  ha furbescamente  pensato di rimandare tutto ad ottobre. Ed è stato bocciato.

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Di cosa intende fare per l'Università, la ministra Gelmini non ci ha fatto sapere ancora nulla. Attendiamo. Intanto, con la speranza di fare cosa utile sia pure a pochi lettori, trascriviamo - qui di seguito - stralci della dichiarazione di voto favorevole al Ddl Gelmini espressa dal senatore a vita Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica: " Dichiaro che voterò a favore della approvazione della legge di conversione del decreto-legge così detto Gelmini. Ho letto solo fuggevolmente il testo del decreto-legge, e solo per accertarmi, di fronte alla vasta protesta degli studenti universitari, dei ricercatori e di quelli contro i quali un tempo gli studenti manifestavano: e cioè i  ' baroni ' universitari, che il detto decreto non contenga nessuna disposizione in materia di università, e che quindi costoro protestano contro il nulla. E questo serve già a motivarmi (...). Ma anzitutto voglio ringraziare da questi banchi gli organizzatori ed i partecipanti delle oceaniche manifestazioni di questi giorni: dai  ' baroni universitari ' alle irresponsabili mamme di bambini innocenti portati in piazza a urlare slogan di cui essi non comprendevano certo il contenuto. Per me è stata una  ' botta di vita ' sentire echeggiare slogan che temevo ormai desueti, sapere che  ' esisto '  e che qualcuno si ricorda di me: ' Cossiga boia! ',  ' Cossiga assassino!'  e  'Cossiga piduista! '.(...) Perché voto a favore? Non per la legge in sé (...), ma perché desidero (...) che cessi comunque questa indegna ma pericolosa pagliacciata di professori ex-sessantottini (...) che organizzano lezioni di fisica all'aperto (...) che si inventano l'insegnamento autogestito o partecipato, l'algebra democratica, la chimica organica progressista e quella inorganica riformista! (...)  E voto a favore perché spero che cessi questo inizio di movimentismo che vede pericolosamente uniti i giovani di sinistra con i giovani dell'estrema destra:  i giovani di An devono acquistare punti per la futura elezione del loro leader alla presidenza della Repubblica. E meno male che questi ragazzi hanno rifiutato la solidarietà del fascista Antonio di Pietro; già, perché ogni secolo ha il suo fascismo; ed il fascismo di oggi in Italia si chiama:  ' Italia dei Disvalori '  o partito delle  ' Forche e manette ' ! (...)  Per questi motivi voterò a favore. E che infine ritorni nel Paese e nel Parlamento lo spirito della Prima Gloriosa Repubblica, del glorioso Partito Comunista e della gloriosa Democrazia Cristiana ".

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 Dal  ' Giornale ' del 30 ottobre scorso, alcune affermazioni del  prof. Umberto Eco rivolte agli studenti universitari che avevano ottenuto di incontrarlo dopo averne ascoltato la Lectio Magistralis sul musicista Luciano Berio, tenuta nell'aula magna dell'Ateneo di Siena. L'illustre professore ha dichiarato: " Il taglio dei fondi annunciato dal governo danneggia più i professori che gli studenti. E' molto curioso che facciate una battaglia del genere per i  baroni ". Ed ancora: " Credo che l'intenzione del governo sia quella di aiutare il più possibile le scuole private, a livello elementare e medio, perché è lì che si formano i ragazzi. A livello universitario non vale più la pena ".    

 

 

 

 

04/11/08 In effetti faccio una fatica immensa a capire le ragioni e i motivi di tutto questo scompiglio. Intanto perche´ da decenni a questa parte ogni nuovo ministro della pubblica istruzione porta delle modifiche a qualche cosa. E puntualmente da decenni ogni volta, indipendentemente dal colore del ministro, scoppiano le proteste. Solo, bisogna ammetterlo, quando il colore del governo e´, diciamo, non-rosso, le proteste sono sistematicamente piu´ aspre, sistematicamente va a finire peggio.

Stranamente invece di scendere in piazza e contestare quei provvedimenti che allontanano l´Italia dagli altri paesi occidentali avvicinandola sempre di piu´ a una repubblica dove le regole esistono solo per i "Renzo" e non per i "Don Rodrigo", si scende in piazza per protestare contro i "tagli" alla scuola. L´Italia sta andando alla deriva (e non certo da quando Berlusconi sta a palazzo Chigi), qualche giornalista coraggioso (o forse semplicemente zelante) lo sta denunciando da anni, ma nessuno scende in piazza per questo. In piazza si scende per protestare contro il decreto 133, detto Gelmini.

A proposito di decreto 133... l´amico Remo Tomasi ci ha offerto la possibilita´ di leggerlo, suggerendo il link: http://www.tuttocasarano.it/LE_VOSTRE_LETTERE/decreto.133.html quando l´ho aperto e ho iniziato la lettura mi son chiesto se per caso non ci fosse un errore, forse, mi son detto, ho aperto il link sbagliato... perche´ in questo file pdf si parla di tutto, non solo della scuola, ma di ogni comparto di spesa... avete notato che si parla anche della necessita´ di ridurre le spese per le consulenze nella pubblica amministrazione (art.46)? Si parla anche di risparmi energetici, della necessita´ di puntare su fonti di energia rinnovabili e magari meno costose... io mi aspettavo di trovare un articolato che parla solo di scuola... invece quella legge e´ un minestrone unico, e pare che l´unico ingrediente sgradito sia la scuola...
Eco dice di non capire come mai gli studenti protestano per difendere i professori... non credo che non lo sappia... proprio lui che da decenni contesta ai giovani la piu´ completa mancanza di senso critico di fronte alle informazioni che li bombardano...
Forse bisognerebbe prestare attenzione anche ad altri aspetti, come scrive liberacittadinanza: http://www.liberacittadinanza.it/articoli/acqua-in-bocca-vi-abbiamo-venduto-l2019acqua .

 

William Ghilardi

william.ghilardi@googlemail.com

 

 

 

 

04/11/08 Ci tengo a sottolineare che è giusto protestare quando una legge o un decreto non va bene. Io difendo i finanziamenti alla ricerca ed alle università perchè quello mi interessa (il resto della legge Gelmini a me va bene). Vorrei inoltre dire che la RICERCA NON HA COLORE: è di tutti e va finanziata. Magari occorre cambiare le regole del gioco in molti campi, ma i finanziamenti sono necessari e sono necessari alle università. Spero che questo tolga i dubbi sul fatto che io non sono di questo o di quel partito, ma un libero pensatore e ritengo Berlusconi troppo tendente al Regime e Veltroni un tipo troppo debole. I due casi mi stanno male comunque.
Voglio rispondere al sign. Ciuffoletti che durante il precedente governo (che si è fritto da solo a causa di un certo Mastella che detesto!), ha subito la costante ripetizione delle frasi: "occorre ritornare a votare" sin dal primo giorno di insediamento anche se l'opposizione aveva perso (anche di poco, ma aveva perso!).
Di questo caso passato cosa ne pensa il sign. Ciuffoletti?

Non voglio che si inizi una polemica, ma una discussione tra un libero pensatore (me) e un signore di parte (lei) e di altre persone che possono dire la loro intervenendo liberamente.

Remo Tomasi

remotomasi@libero.it 

 

 

 

 

05/11/08 E' giusto protestare, d'accordo, caro Remo. Ma la protesta va fatta con giudizio e in tempo utile. Contro la LEGGE FINANZIARIA è inutile ribellarsi e gli scioperi non sono consentiti. Si deve intervenire prima dell'approvazione definitiva. Hai ragione nel dirmi che sono uomo di parte. E' vero. Lo sono da quando avevo cinque anni e indossavo la divisa di Figlio della Lupa. Non ho rinnegato mai nulla, ma non ho mai cercato di restaurare alcunché; sempre fedele al motto  " NON RINNEGARE  NON RESTAURARE ".  Oggi continuo ad essere quello che sono sempre stato :  un proletario di destra col cuore a sinistra. Come erano quelli dell' Italia proletaria e fascista. Quindi, non sono né per Fini né per Berlusconi: mai votato per loro, anche se - considerato l'attuale periodo politico - ritengo il Cavaliere il male minore. Sull' Università, prima di parlare credo convenga conoscere il pensiero della ministra Gelmini, che al riguardo non ha ancora aperto bocca. Poi, caro Remo, in altra occasione parleremo degli sprechi dei baroni. Poche parole ( per non occupare eccessivamente questo spazio deicato ai commenti ) sulla caduta dell'ultimo governo Prodi. E' fuor di dubbio che sia caduto per colpa di Mastella che, lui Guardasigilli in carica, aveva visto sua moglie sbattuta in galera da un procuratore della Repubblica che subito dopo, di fronte alla richiesta di arresti domiciliari per la signora Mastella, dichiarò che la questione era di competenza di altra Procura. Veleni napoletani.  Ma era chiara la difficoltà del governo  che si reggeva su u na risicata maggioranza di appena un paio di senatori e la comprensibile stentata disponibilità fisica dei volenterosi senatori a vita, che rappresentavano il vero tesoretto di Prodi. In conclusione, la maggioranza del popolo italiano - in Senato - non era rappresentata. Basta così, altrimenti dicono che esageriamo.

Cordialità.

Anselmo Ciuffoletti

anselmo.ciuffoletti@gmail.com 
 

 

 

 

     

 

 

 

               

 
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