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Zibaldone nazionale

 

 

 

 

Di Anselmo Ciuffoletti

anselmo.ciuffoletti@gmail.com

Casarano, 05/01/09

 

 

Accorata reprimenda ai cittadini elettori, in generale, e verso i giovani, quella che Maria Teresa Bellante -con sensibilità e dottrina- ha rivolto loro, in questo stesso sito, nel tentativo di scuoterli dalla crescente indifferenza partecipativa che ostentano nei confronti del funzionamento del nostro sistema democratico. Detta in soldoni, i cittadini vanno a votare di malavoglia perché sono convinti che il risultato, sia che vinca l'uno o l'altro degli schieramenti in campo, per loro è sempre uguale: gli eletti, una volta preso possesso della cadrega,

dimenticano le promesse elettorali e concentrano i loro sforzi per consolidare le proprie posizioni, a Roma come alle Regioni, alle Province come nei Comuni. Sicché, quando la signora Bellante ha sentito rispondere che "questo è il sistema" ha avuto un sussulto ed ha reagito nel modo più consono alla sua preparazione, con carta e penna. Brava.

All'incirca cinquant'anni addietro, l'on. Pietro Nenni, segretario nazionale del Partito Socialista Italiano, commentò: "La democrazia è una crazia senza demos", il potere senza il popolo. Gli si può dare torto? Certo che no. Basta ricordare i risultati di due referendum: sul finanziamento pubblico ai partiti politici e quello sulla responsabilità civile dei magistrati autori di eclatanti errori giudiziari. I cittadini italiani votarono NO per abolire il primo ed ottenere una legge che avrebbe regolato la seconda. Risultato: mutatis mutandis, cambiate le cose che si devono cambiare, tutto come prima. E della democrazia rimane solo la crazia; il demos, il popolo, non conta, con l'esasperazione del mio amico Marco Pannella, gran guerriero di referendum.

Comunque, non credo sia il caso di drammatizzare più di tanto perché, gratta-gratta, i cittadini sanno quello che vogliono e pure quello che dicono. E noi meridionali siamo alquanto condizionati nell'esternare i nostri sentimenti in pubblico, specie nei piccoli paesi dove tutti ci si conosce, dove una parte è compare dell'altra per via di battesimi e cresime, ma soprattutto dove i vincoli di parentela non finiscono mai.

Di conseguenza, la situazione non è poi tanto disperata, anche perché gli elettori sanno apprezzare ciò che ha scritto la signora Bellante e valutare con la dovuta attenzione i primi positivi commenti ottenuti; ma non parlano, e se lo fanno non dicono tutto.

Un discorso a parte meritano i giovani. Cresciuti fortunatamente- tra le moderne comodità, terminati gli studi, si sono improvvisamente trovati di fronte ad una realtà che non conoscevano e magari non avevano mai provato ad immaginare. Di chi è la colpa? Non è una domanda retorica; e la risposta non è facile. Senza allargare troppo il discorso che esulerebbe dal carattere di questa rubrica, rinvio l'argomento ad un apposito articolo limitandomi -ora- ad alcune brevissime considerazioni. I giovani -in alta percentuale- non amano la politica perché nessuno ha spiegato loro che trattasi dell'arte più nobile. Hanno timore di fare la scelta di appartenenza ad un partito perché non sanno a quale ideale ispirarsi. Ed i partiti non esistono più in quanto, nel migliore dei casi, sono stati trasformati in circoli dopo-lavoro guidati da un presidente al posto del segretario politico; e sapete perché? Perché così ognuno dei vecchi marpioni s'è potuto rifare una verginità, mantenere i privilegi e chiudere con un passato magari scabroso. In questi circoli non si discute; si obbedisce alle direttive che arrivano da Roma e che riguardano anche le candidature. In conclusione, i giovani si sentono grandi esclusi: in famiglia hanno appreso la prudenza, di star lontano dalla politica perché ti fai solo nemici e nella vita non si sa mai. A scuola non sempre hanno ascoltato -o voluto apprendere- buone lezioni per la loro formazione culturale sicché, una volta conseguito il diploma si rendono subito conto di non essere sufficientemente preparati per affrontare e superare le difficoltà che si incontrano nella ricerca di un posto di lavoro. E allora s'inventano (si fa per dire) la raccomandazione. Cominciano così i guai esistenziali per la maggior parte dei ragazzi, molti dei quali stenteranno a convincersi che -fatte salve le rispettive eccezioni a conferma delle regole- bisogna essere bravi e preparati ed avere tanta buona volontà di lavorare per ottenere un'adeguata sistemazione. Forza ragazzi, l'avvenire è vostro.

Le ultime notizie che abbiamo da Napoli ci confermano che Rosa Russo Iervolino, sindaco della città, è ancora seduta-incollata alla poltrona di primo cittadino. In attesa di sistemare una nuova Giunta, la signora sindaco ha trovato il tempo di accorgersi che i suoi assessori, non tutti per fortuna, le avevano nascosto qualche marachella per cui li ha apostrofati pubblicamente con una parola tipicamente napoletana : "Assessori sfrantummati", mentre sembra che abbia assolto un altro assessore, Nagnes, "Che ha avuto un sussulto di dignità" e si è impiccato. I napoletani, intanto, restano in attesa del sussulto di dignità della sindaco : le  dimissioni. 

 

 

Mozart Concerto per 2 Pf e orch. K.365 OCO

 

 

               

 
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