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IL SALTO DEL BANCO

di Eugenio Memmi, Casarano 25/10/04

 

 

Da quando ho iniziato ad avere una certa maturità, ho considerato i partiti e gli schieramenti politici, destra, sinistra, centro, come le forme democratiche rappresentative della società in cui persone affini per un certo modo di vedere e di dare risposte ai bisogni della società stessa, decidono di percorrere un percorso piuttosto che un altro. Le differenze ideologiche che caratterizzano tali schieramenti sono ben chiari a tutti e piuttosto differenti, per cui su aspetti generali della vita, destra e sinistra hanno risposte e proposte talvolta diametralmente opposte. La scelta di far parte di uno  schieramento piuttosto che l’altro è quindi frutto di una profonda riflessione interiore. Se tali differenze sono marcate  e tutt’altro che marginali, viene spontaneo chiedersi come mai avvengano tanti repentini cambiamenti fra i banchi dei partiti? Questo “sport”, “il salto del banco” è antico come l’uomo, poiché è insito nell’uomo adattarsi velocemente ai nuovi scenari, in barba a ideali e coerenza. “Il salto del banco”, è uno sport nazionale, Casarano non può essere certo un eccezione, e distinguersi in meglio, ma permettetemi di dire che se tale stile sta diventando ormai prassi comune, tutto ciò non è affatto normale. E’ vero che ormai non ci meravigliamo più di niente, assorbiamo e metabolizziamo tutto velocemente, ingoiando rospi sempre più grossi, ma… posso nonostante tutto indignarmi? Quest’anno poi, abbiamo avuto  imbarazzanti esempi di  “salti del banco” che mi sembra difficile superare. In una ipotetica classifica di questa “indisciplina” al primo posto metterei senza dubbio Giovanni Fracasso, un carissimo amico, ma che nel giro di due anni è riuscito a passare da Forza Italia allo SDI spodestando l’allora segretario dei socialisti Giovanni Bellisario con una manovra occulta e offrirsi come stampella di fine legislatura allo zoppicante governo del I Venuti. Ho assistito all’ultima campagna elettorale amministrativa adulare Venuti peggio di Emilio Fede con Berlusconi, e oggi non ricevendo ciò che forse si aspettava, ha deciso di sostenere il candidato del centro destra alle suppletive il sig. Barba. Al secondo posto metterei Leda Schirinzi, la donna che iniziando la sua avventura politica nella sfida con Venuti, sostenuta dai quattro moschettieri, Coletta, Bellisario, Casto, Colella, aveva detto che lei avrebbe rappresentato il nuovo modo di intendere la politica, difatti dopo neanche un mese dalla pronuncia di queste parole, stringe un legame (programmatico…) con Raffaele Fitto per buttare giù dal castello dorato Re Migio. Oggi si ricorda di essere amico di Lorenzo Ria, che proprio amico di Fitto non è, ma che importanza ha, le alleanze vanno e vengono, a destra, a sinistra, a seconda della circostanza. Al terzo posto della nostra Hit Parade, metterei il buon Paolo Zompì, accolto nel partito di Mastella come la pecorella smarrita ed oggi con estrema disinvoltura da presidente del consiglio comunale bacchetta Bastianutti compagno di tanti scontri con il sindaco quando stava dall’altra parte del banco. Per la par condicio, il IV posto lo assegnerei a Francesca Fersino attuale coordinatrice di Forza Italia, che dopo un aver calcato posti di tutto rispetto nelle file del centro sinistra difende gli interessi di SuperSilvio. Ci fosse Lubrano, direbbe che a questo punto verrebbe spontanea una domanda, per quali motivi tutte queste persone e tante altre che ho tralasciato, si spostano, si riciclano, si reinventano, si ripropongono. Se è vero che l’abito non fa il monaco, è pur vero che per fare il monaco bisogna credere in qualcosa, ma queste persone in che cosa credono? Non vorrei generalizzare, ma penso che per queste persone sia indispensabile esserci, non importa tantissimo in che modo, ma il loro fine giustifica i mezzi. Posso anche comprendere che ognuna di queste persone, abbia avuto diverbi, contrasti con la leadership del partito in cui si trovavano, però non sarebbe stato più coerente o battersi all’interno dello schieramento in cui ci si trovava per difendere i propri principi, oppure se questo si fosse dimostrato impossibile ritirarsi con onore dalla scena politica invece di cambiare casacca con estrema disinvoltura come se si trattasse di scelte di poco conto.

26/10/04 Ci scrive Francesca Fersino

Caro Eugenio,
permettimi di replicare alle tue esternazioni riguardanti le scelte di casacca da te citate nel tuo editoriale (lo devo chiamare così, vero?).
Seppure in linea teorica mi senta in sintonia con te per le premesse - le differenze ideologiche che caratterizzano gli opposti schieramenti sono piuttosto differenti ecc. ecc.... - ti devo purtroppo chiedere di valutare gli accadimenti partendo dalla realtà locale e quotidiana e non certo astrattamente come mi sembra che tu abbia involontariamente (?!?) fatto.
Francesca Fersino non si sente "difensore di Supersilvio" tant'è vero che il primo atto da coordinatrice di Forza Italia è stato l'invito a tutte le forze dell'arco costituzionale di sottoscrizione della petizione popolare che chiede la modifica del D.L. 56 sul Federalismo fiscale. Tu sai che ho militato nell'ex Partito Popolare - forza moderata del centrosinistra - ed ora sono in Forza Italia - sempre forza moderata dell'opposto schieramento. I miei principi, i miei valori ed i miei ideali non sono cambiati.
Ho dovuto, però, constatare su dati di fatto, su  episodi vissuti, su azioni compiute, che gli ex compagni di cordata non agivano coerentemente con gli ideali enunciati. Non mi sentivo concorde con l'azione di governo svolta, anzi mi sentivo mortificata dalla impossibilità di modificarne l'andamento con le mie sole forze.
Mi stupisce che una persona come te che sembra dire (almeno io mi sono fatta questa idea e forse sbaglio) quello che pensa senza condizionamenti e per la volontà di determinare qualche cambiamento indichi quali possibilità di azione "l'opposizione interna" o "l'abbandono" del campo.
Ma hai mai provato a batterti da solo contro una maggioranza di persone che ragionano e si comportano in maniera diametralmente opposta alla tua? Opposizione interna significa in gergo politichese "affermo le mie idee ma devo sottostare alle decisioni della maggioranza" e in gergo più consono al mio modo di essere "mi rendo corresponsabile di scelte da me non condivise".
Abbandono del campo poi è un atto di resa secondo me ancora più colpevole in quanto si traduce, per quello che mi riguarda, in un tradimento di tutte quelle persone che votandomi nelle scorse competizioni e, come hai potuto constatare, anche in questa ripongono in me fiducia. Abbandonare il campo significa consentire il perpetrarsi di comportamenti da condannare senza neanche opporre la resistenza dialettica che una opposizione seria deve fare.
Tutte le persone che tu hai citato e anche quelle che non hai citato (mi viene in mente per esempio l'assessore Crudo - socialista, popolare e poi diessino o l'assessore Memmi accanito oppositore del primo governo Venuti ed ora suo fedelissimo collaboratore) hanno però un denominatore comune che è quello di avere consenso tra la gente. Alcuni molto, altri un pò di meno, ma hanno la fiducia dei cittadini. Una ragione sicuramente c'è!. Allora, caro Eugenio, consentimi di ringraziarti comunque per le tue buone intenzioni, ma di sollecitarti anche a rimanere con i piedi ben saldi per terra perchè solo partendo dalla realtà delle cose e non dagli astrattismi ideologici si riesce a carpire il senso degli avvenimenti.
Ti saluto cordialmente.
Francesca Fersino

 

Ricambio i saluti con la stessa squisita cordialità che hai avuto.

Eugenio

 

27/10/04 Ci scrive Giuseppe Farina:

Riguardo alla replica della Sig. ra  Fersino , bisogna rammentare che fu anche la prima ad appoggiare il Sen. Filograna nelle elezioni del 2001 contribuendo alla non elezione del Dott. Claudio Casciaro . Inoltre , essendo attaccata alla poltrona (all'epoca assessore al bilancio), non si dimise nè dal suo incarico nè dal suo partito (PPI) . Come può fare una maggioranza ad accettare nel suo interno una che durante le elezioni ha remato contro il candidato del suo partito ?

Io dico semplicemente che ognuno può fare quello che gli pare e piace (andare a destra o sinistra del panorama politico), ma non creda di prendere in giro i cittadini come e quando vuole , un pò di memoria ancora resiste nei nostri cervelli .

 

Gentile signor Farina,
ad onor di cronaca e comunque potrà controllare anche Lei con la stampa del periodo, la sottoscritta, ai tempi del Sen. Filograna si autosospese dal PPI ed essendosi poi dimessa da Assessore al Bilancio ha dimostrato ampiamente di non essere attaccata alla poltrona.
Cordiali saluti.

Francesca Fersino

 

 

01/11/04 Io penso, da spettatore, che la via per far passare un'idea giusta non è il cosiddetto "Salto del Banco" all’interno dei partiti; al contrario quest'ultimo la uccide, uccide la buona politica creando confusione nei cittadini.

Se non è possibile farlo con lo schieramento di governo, locale o nazionale che sia, è meglio lasciare la scena per la semplice ragione che, in un mondo sempre più sopraffatto dagli interessi sia a destra che a manca, le probabilità che un ideale rimanga inascoltato sono, purtroppo, assai elevate.

E poi chi l'ha detto che esistono solo i partiti per dire o far passare la propria opinione su quello che non va? Vedete, per esempio, l'articolo in questione? L'Autore ha messo in campo, per coloro che leggono, il suo pensiero, che tale rimane e nessuno può soffocarlo, su una questione di enorme importanza per capire in che direzione stiamo andando.

  

"Ciò che si scrive è più importante di chi lo scrive

perché è alle parole, condivisibili o meno,

che si replica con civile compostezza "

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