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SAGGIO DI DANZA

dal nostro "corrispondente" di Russi (Ravenna),  Paolo Argnani,  04/07/04

 paoloargnani@libero.it

 

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto; uno, due, tre...
 
Ieri sera ho assistito, per la seconda volta, al saggio di danza che mia figlia ha svolto assieme alle sue amiche, ma contrariamente alla prima esibizione (svoltasi al teatro comunale) ieri si sono dovute adattare ad una pista da ballo un po' improvvisata, che ha procurato loro un qualche problema in più, ma ha permesso a noi spettatori di cogliere aspetti che dai palchi del teatro comunale ci erano sfuggiti.
 
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto; uno, due, tre...
 
Una sessantina di bambine e ragazze, dai 6 ai 17 anni, superficialmente definite le "veline" del domani, ripetevano movimenti precisi, in un ordine prestabilito, in sintonia con la musica e coi movimenti delle compagne, il tutto accompagnato da un movimento delle labbra, come a recitare giaculatorie:
 
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto; uno, due, tre...
 
Forse è proprio questa la cosa che più mi ha colpito: l'insieme armonioso era reso possibile dal seguire gli esercizi ginnici che gli erano stati insegnati nell'ordine esatto. Cosa c'è di più facile? Eppure è così raro vedere persone operare in armonia!
 
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto; uno, due, tre...
 
Perché a volte sembra facile, mentre altre volte sembra impossibile? Perché delle bambine riescono a guidare i movimenti del proprio corpo in una armonia che sa di naturalezza, mentre altre volte, magari a scuola, per le insegnanti la parola "armonia" sembra quasi una bestemmia?
 
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto; uno, due, tre...
 
Tornato a casa, con qualche difficoltà sono riuscito a leggere la lettera che l'insegnante di danza (prossima a trasferirsi all'estero) aveva consegnato personalmente ad ogni alunna (mia figlia ne era molto gelosa, mi ha detto che ci teneva molto) e da questa forse si è capito perché a volte risulta più facile fare: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto; uno, due, tre...
Affetto, stima, fiducia, comprensione, riconoscenza sono le parole che si ripetono in una lettera scritta col cuore e la gratitudine ne è il succo essenziale. Tutto ciò testimonia che chi si dona totalmente in ciò che fa, alla fine si trova a ringraziare, con sorrisi commossi e gote tirate cercando di soffocare quelle lacrime che invece, le ragazzine, hanno ancora bisogno di usare per  bagnare le spalle di mamme e nonne.
 
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto; uno, due, tre...
 
E' bello accorgersi che non ci sono solo le fila interminabili di aspiranti veline, ma, anche se pochi ne parlano, ci sono anche tantissimi bambini che aspirano ad essere accolti per ciò che sono, compresi totalmente (eccezionale la dignità con cui si muovevano sulla pedana alcuni "mezzi quintale" di bambine di dieci anni)!
Grato a chi si dona in un compito educativo, convinto di avere molto da imparare (chi crede di non aver nulla da imparare, non ha nulla da insegnare), ringrazio in modo particolare quell'insegnante, con la quale non ho mai parlato, ma che per quello che ha cercato di tener sveglio nei più giovani , non posso non considerare compagna di cammino.