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Il padre, il presente e la motosega

dal nostro "AMICO" di Russi (Ravenna),  Paolo Argnani,  26/02/05

  paoloargnani@libero.it

 

Caro Eugenio,

Penso anch’io non esistano dei validi manuali che possano essere d’aiuto nella realizzazione di quell’opera d’arte che è la vita di ognuno, ma dei maestri si!

Anche se possono usare dei libri per trasmettere insegnamenti, non sono quelli che li rendono maestri.  Ti sarà capitato di sentire qualche servizio televisivo sulla morte di don Giussani, e forse ti sarai accorto di quanti giovani intervistati lo definissero un padre. Questi sono i maestri per me, coloro che ti sono padri, coloro che ti amano come figli, disposti a tutto per te, che danno la vita per te!

Cinquanta anni fa il Gius aveva davanti una brillante carriera di docente universitario, ma si accorse che i dubbi e le domande (di cui parli anche tu nel tuo articolo) venivano schivate dai giovani di allora, i quali si lasciavano facilmente ammaliare da una società che li invitava in vari modi a non farsi dei problemi (seghe mentali?). Lui lasciò la sua carriera chiedendo di poter andare ad insegnare nel liceo di quei ragazzi che casualmente aveva incontrato, e da allora ha dedicato tutta la vita per quei suoi figli. Questa gratuità da padre ha generato un popolo numeroso, così che anch’io posso definirlo un padre.

Non so se mi sono spiegato: il maestro non vive la tua vita al posto tuo! Tu lo guardi, cercando di cogliere il motivo per cui lui vive la vita con più gusto di te. Lui non si pavoneggia, non ti fa pesare la distanza fra te e lui, ma l’azzera, mettendosi al tuo fianco.

Il passato mi riguarda, “io sono” grazie al mio passato, la vita che provo ad immaginare togliendo una parte della mia vita (se avessi…, se invece di…, se non mi avessero…), quelle sì che sono seghe mentali, non la mia vita! Io sono questo, non sono i “se…”.

Per cui bisogna stare attenti a tagliare i rami giusti, può essere utile farsi aiutare da chi sa scegliere i rami giusti, perché l’albero dia buoni frutti, e in ogni caso andrei piano a tagliare le radici.

Il presente, hai ragione, li c’è tutto, il passato non deve essere un insieme di rimpianti, né va sepolto perché pieno di errori, ma tutto fa brodo per la cosa più interessante di tutte: il presente. Prova solo a coniugare un verbo, il verbo amare, e vedrai la differenza: ti ho amato, ti amerò, ti amo. A me piace sentirmelo dire al tempo presente! A te?

Scusa se mi sono lasciato andare, ma ormai mi conosci, e saprai che se ti metti a parlare d’alberi e di domande sulla vita, mi viene da dire la mia.

Una delle cose che continuamente ci diceva il prete brianzolo era: “Vi auguro di non stare mai tranquilli”, e questo combacia con ciò che sostieni tu dicendo che la vita è imprevedibile, perciò se non la fuggiamo, non ci sarà mai da stare tranquilli!

Con Affetto, Paolo.

 

Ricambio i saluti e l'affetto.

Eugenio