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La guerra dimenticata

(Costruttori di pace 3)

dal nostro "AMICO" di Russi (Ravenna),  Paolo Argnani,  10/10/04

 paoloargnani@libero.it

 

La guerra più dimenticata di tutte, è una guerra per la quale non si può dare la colpa agli americani,

ne tanto meno ci si può rifiutare di combatterla, perché a quel punto la sconfitta sarebbe devastante.

Parlo della guerra che ogni uomo si trova ad affrontare, prima o poi, dove si contrappongono le domande ultime della vita (cosa ci sto a fare in questo mondo ? Perché il dolore? Da dove vengo? Dove vado?) e il “nulla”.

Dico che è una guerra dimenticata, perché mi pare che ormai venga ridicolizzato chiunque si ponga tali domande, sulle quali ricade una censura continua, e persino l’adolescenza, il periodo della vita che rappresentava l’esplosione di questi interrogativi, non è più la stessa.

  

Capita a volte di vedere ragazzini che sembrano dei reduci del Vietnam, con atteggiamenti presuntuosi e mancanti completamente del rispetto per chi è più anziano di loro.

Bambini cresciuti troppo in fretta, che sono passati in poco tempo dal biberon al profilattico.

 

Non mi sembra il caso di stare qui a disquisire sulle cause, anche se non si può fare a meno di notare una costante assenza di madri e padri, che nelle poche occasioni in cui si rapportano coi figli, finiscono col cedere supinamente alle loro richieste, come per calmare i propri sensi di colpa.

 

Pare normale trovarsi di fronte a fanciulli che si avvinghiano senza riguardo di chicchessia   scambiandosi slinguazzate che sanno di chupa-chupa, ma io non ci riesco.

Sarà l’esito di un’educazione bigotta, ma a me sembra che le cose vadano un po’ a rovescio: questa generazione cresciuta nel lettone (fino alla pubertà coi genitori, poi con l’amichetta/o), conosce il letto singolo solo quando si sposa (per poter essere più liberi e comodi).

 

Qui ritornano in campo i “costruttori di pace”, che in questo caso, invitano a combattere la battaglia contro il “nulla” che rende tutto uguale.

Esistono ancora uomini e donne che considerano l’educazione un compito di ognuno, che pur non avendolo come obbligo, si preoccupano di educare i ragazzi al gioco, allo studio, al rispetto di loro stessi e degli altri. Queste persone vanno incoraggiate, ma ancor prima vanno cercate, se non ci si vuole arrendere al “ma che problemi ti fai?” imperante.