TuttoCasarano

Lo spazio web a disposizione dei cittadini

Home page

La vita Politica

Lo sport

Cultura

Succede in città

Informazioni turistiche

la nostra E - mail

.

 

 

la crisi dell'agricoltura vista da uno spicchio della "ricca" Romagna

Scarpe grosse, cervello fino … e cuore grande

Di Argnani Paolo, Ravenna 07/12/2005

   paoloargnani@alice.it 

Le vacche magre di questi ultimi tempi, hanno scosso molto il mondo agricolo, ponendo la situazione di crisi al centro di tanti incontri, dibattiti, riunioni, discussioni e soprattutto chiacchiere.

Spesso però, noi contadini ci troviamo a fare e ad ascoltare discorsi che, alla fine dei conti, non ci aiutano a trovare nuovi stimoli per affrontare con entusiasmo il nostro lavoro. Il continuo lamentarsi, il cercare colpevoli a cui imputare la diminuzione del reddito, non fanno altro che alimentare quel cinismo di cui ogni giorno respiriamo il tanfo soporifero, soprattutto quando alla sera ci “stravacchiamo” su quel micidiale divano davanti alla televisione.

 

Ci può essere qualcos’altro?

 

Girando per le campagne, capitando casualmente a casa di qualche contadino, viene comunque da chiedersi: “Perché di fronte a tanto pessimismo c’è chi trova ancora la forza di alzarsi la mattina presto, per affrontare i disagi e la fatica di un lavoro che le macchine hanno diminuito, ma certamente non ancora tolto del tutto?”

 

Le scarpe grosse ce le hanno sempre riconosciute, il cervello fino un po’ meno, ma ciò che ha sempre caratterizzato il popolo contadino, è stato il suo cuore grande! In ogni famiglia contadina ci sono storie, tradizioni, ideali, che ancora resistono e che sono una ricchezza per tutti. Il contadino è costretto a stare di fronte all’evidenza che la realtà ti è data da un Altro; per quanto ci si sforzi, la natura è ancora segno inesorabile dell’incapacità dell’uomo di gestire tutto!

 

Mentre in molti si mobilitano per cercare di salvare il cosiddetto “settore primario” (anche perché inevitabilmente la sua crisi tende a trascinarsi dietro tutto l’indotto, coinvolgendo tanti altri settori della nostra economia), il rischio più grande è che venga trascurato e, soprattutto, che non trovi più modo e occasioni per esprimersi la ricchezza della cultura contadina.

E’ una cultura non nostalgica per i tempi passati, legata ad una tradizione impregnata dell’Ideale per cui il nostro grande cuore è fatto e del quale anche oggi non possiamo fare a meno, una cultura che ha sempre generato uno sguardo positivo su tutta la realtà. Senza mettere in contrapposizione le varie categorie di lavoratori ha sempre dato vita ad un popolo.

Studiare nuove regole e definire nuovi progetti di sviluppo per la rinascita del nostro settore, senza tener conto di questa risorsa indispensabile vorrebbe dire accontentarsi della logica del “dare e avere” e di ipotetici diritti da rivendicare; significherebbe trovarsi contro altri “interessi” più forti di noi, innescando un processo di rivendicazioni a catena. L’esito, in questo caso, sarebbe di un settore sempre in crisi, ma con in più dei contadini  perennemente incavolati.

Occorre riprendere le fila di ciò che in realtà siamo, aiutarci a guardare chi tra noi trova ancora il coraggio di rischiare nel proprio lavoro e soprattutto avere la certezza che in qualsiasi momento, di fronte a qualsiasi difficoltà, puoi contare su qualcuno che ti dice: ”Io sono con te”.

 

Tutto questo potrebbe sembrare una visione ideologica e comunque inconcludente, ma grazie a Dio, ci sono ancora esempi  di persone che, non solo vanno a lavorare col sorriso sulle labbra (e non è poco), ma riescono anche a costruire nuove opportunità, dimostrando che usare oltre “alle scarpe grosse e al cervello fino”, anche il cuore: conviene!