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Per una nuova classe dirigente

 

 

 

Cittadinanzattiva - Tribunale dei diritti del malato - Casarano

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Casarano, 24/04/09

Manifesto della cittadinanza attiva

Siamo cittadini che amano il loro paese. Vogliamo spenderci perché tutti, e soprattutto i giovani, guardino al futuro come allo spazio per un nuovo sviluppo umano, liberato dalle difficoltà evitabili della vita quotidiana e dalla sofferenza inutile. La decadenza dell’economia nazionale, il dilagare di corruzione e illegalità, la crisi dei principali servizi di pubblica utilità, la precarietà dei rapporti di lavoro esigerebbero una classe dirigente competente e generosa, capace di stringere una forte alleanza con i cittadini. Al suo posto c’è oggi una partitocrazia invasiva, che tende a occupare tutti gli spazi della vita pubblica, ma è per lo più incapace di fare fronte ai gravi problemi del paese; che utilizza i beni comuni per i propri fini particolari; che, al di là del rispetto delle religioni, mina la laicità dello Stato; che si oppone ad una presenza paritaria delle donne nelle istituzioni rappresentative e in tutti gli ambiti della vita associata; che altera le regole della vita democratica, dall’assalto alla Costituzione ad una legge elettorale contraria alle indicazioni dei referendum popolari. Ripiegata su se stessa, questa classe dirigente rifugge la società civile e, così facendo, ostacola il pieno sviluppo di due risorse fondamentali per la ripresa del paese: la libertà dei cittadini di muoversi, di scegliere servizi e prodotti in un mercato libero da privilegi e da rendite, di essere imprenditori; il loro senso di responsabilità, che li porta ad agire in prima persona per curare i beni comuni e difendere i diritti.

Da almeno un quarto di secolo, i cittadini hanno imparato a:

tutelare i diritti - dei malati, dei consumatori, degli utenti e dei risparmiatori - attraverso reti

capillari di centri di ascolto, consulenza e assistenza integrati;

raccogliere e rendere pubblici i disagi e le sofferenze inutili subiti a causa del cattivo funzionamento

di sanità, giustizia, istruzione, trasporti;

verificare e controllare strutture, programmi e lavori, per individuare violazioni, orientare priorità,

prevenire sprechi e salvaguardare l’ambiente;

valutare qualità e sicurezza dei servizi fondamentali;

creare nuovi servizi a sostegno dei soggetti deboli;

promuovere la conciliazione dei conflitti e l’informazione capillare alla popolazione.

È dunque indispensabile un sostanziale trasferimento di poteri e di risorse per ridurre gli spazi occupati impropriamente dalla rappresentanza politica, che deve tornare a svolgere al meglio e senza dispersioni le funzioni proprie e sostenere la ripresa del paese con la piena utilizzazione del capitale sociale accumulato in questi anni. Noi vogliamo impegnarci perché questo patrimonio non sia marginalizzato, ma sia investito per la realizzazione di un’azione costituente, di quattro riforme, di cinque grandi infrastrutture.

Un’azione costituente

L’azione costituente è il pieno riconoscimento del cittadino come soggetto costituzionale portatore di interessi generali.

Per questo ci impegniamo a:

proseguire e rafforzare il lavoro di attuazione dell’art. 118, IV comma, della Costituzione, che

recita: “Stato, regioni, province, aree metropolitane e comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei

cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà”;

sostenere l’abrogazione della riforma costituzionale approvata dal Parlamento, con la raccolta delle

firme e il voto al referendum, e ribadire che una riforma costituzionale non può essere fatta a maggioranza, come già accaduto nel 2001;

riaffermare il ruolo di nazione pacifica dell’Italia come sancito dall’articolo 11 della Costituzione;

sostenere il processo di revisione e adozione della Costituzione europea, promuovendo l’introduzione del principio di sussidiarietà orizzontale.

Chiediamo:

la partecipazione a una nuova riforma costituzionale, di cui il paese ha urgenza e necessità,

attraverso il percorso avviato da un’Assemblea costituente, aperta alle realtà della cittadinanza attiva, e concluso da un referendum confermativo;

un sistema elettorale maggioritario che rafforzi il legame diretto fra eletti ed elettori, con l’obbligo delle elezioni primarie;

la riduzione delle dimensioni e dei costi delle assemblee elettive, soprattutto ai livelli nazionale e regionale, con una adeguata presenza delle donne.

Quattro riforme

Per avere un paese attento all’effettiva tutela dei diritti, e quindi competitivo, sono indispensabili

quattro riforme essenziali.

1. La riunificazione del servizio sanitario nazionale, con un sistema di verifiche e interventi che

raccolga l’esperienza di venticinque anni di Tribunale per i diritti del malato e garantisca la parità dei diritti dei cittadini in tutto il territorio nazionale.

Per questo proponiamo:

l’adozione della Carta europea dei diritti del malato da parte del Parlamento, dei consigli regionali e degli ordini professionali;

la partecipazione dei cittadini alla valutazione delle strutture, dei dirigenti e dei professionisti, e alla formazione dei programmi regionali e aziendali, in obbedienza alle norme;

l’apertura ai cittadini della Conferenza Stato-Regioni, che definisce le risorse finanziarie da destinare al fondo sanitario nazionale e i criteri di ripartizione;

l’adozione sistematica di modalità di comunicazione e di prenotazione che consentano l’esercizio del diritto di libera scelta e facilitino l’accesso ai servizi e la riduzione delle liste di attesa;

la destinazione del 50% dei fondi per l’educazione sanitaria a sostegno di programmi di informazione e formazione promossi dalle organizzazioni civiche;

la piena attuazione del decreto legislativo 230/99 che prevede il trasferimento dell’assistenza sanitaria nelle carceri al servizio sanitario nazionale.

2. La riforma della giustizia, che abbia finalmente al suo centro il diritto del cittadino ad avere

informazioni certe e processi celeri e a non subire comportamenti arbitrari.

Per questo proponiamo:

l’adozione con legge della Carta dei diritti del cittadino nella giustizia, con la possibilità per i

cittadini di verificarne l’attuazione;

l’abrogazione della riforma dell’ordinamento giudiziario recentemente approvata e della legge ex Cirielli sulla prescrizione e sulla recidiva;

l’introduzione di garanzie per la tutela delle vittime dei reati;

il riconoscimento e lo sviluppo delle nuove forme di tutela e di conciliazione previste, da attuare e diffondere insieme con le organizzazioni civiche;

l’introduzione di un sistema di valutazione della qualità del servizio giustizia e degli operatori che veda finalmente coinvolti i cittadini.

3. La liberalizzazione e l’effettiva regolazione del mercato dei servizi, finora ostacolate dalla partitocrazia e dai detentori di interessi costituiti.

Per questo proponiamo:

il rafforzamento dell’indipendenza e delle prerogative delle autorità di controllo, con il trasferimento dei poteri di nomina al Capo dello Stato e con la previsione di forme efficaci di consultazione e di partecipazione delle organizzazioni dei consumatori;

l’adozione con legge della Carta dei diritti dei cittadini nei servizi di pubblica utilità;

la piena liberalizzazione del mercato dei servizi e delle professioni;

l’introduzione di procedure di tutela giuridica collettiva dei consumatori;

la destinazione prioritaria delle multe comminate dall’autorità antitrust allo sviluppo delle forme di tutela e di rappresentanza dei cittadini;

la possibilità di accedere ai documenti che regolano i processi locali e nazionali di liberalizzazione e di formulare osservazioni con obbligo di risposta.

4. L’adeguamento della pubblica amministrazione, reso difficile da burocrazie spesso non contrastate dalla classe politica.

Per questo proponiamo:

il riconoscimento generalizzato del diritto di accesso agli atti amministrativi, senza che sia necessario dimostrare l’esistenza di uno specifico interesse;

l’applicazione delle leggi sull’autocertificazione e sulla semplificazione, e una particolare attenzione agli adempimenti amministrativi per le persone con disabilità, con la rimozione dei responsabili di violazioni di tali leggi, l’istituzione di sanzioni economiche nei confronti delle amministrazioni inadempienti, la destinazione dei fondi così acquisiti a sostegno di campagne di informazione

civica;

la destinazione di almeno il 50% dei fondi istituzionali per la comunicazione, finora impegnati prevalentemente per rafforzare l’immagine dei governanti, a sostegno di campagne di informazione sulle leggi, e sulla loro attuazione, attuate di intesa con la cittadinanza attiva;

l’approvazione della legge sul sequestro dei beni dei colpevoli di corruzione e la destinazione degli introiti all’opera di informazione e al sostegno delle iniziative di innovazione dell’amministrazione realizzate con il concorso attivo dei cittadini.

Cinque grandi infrastrutture

L’attenzione dei partiti, finora, è stata rivolta a poche grandi opere pubbliche destinate a produrre effetti, se non negativi, in tempi lontani ed incerti, e ha suscitato per questo la legittima opposizione delle popolazioni. Sono state invece ridotte le risorse per l’adeguamento delle infrastrutture di base ed è venuta meno la capacità di concepire ed attuare programmi complessi, definiti nel tempo, tali da mobilitare tutte le risorse imprenditoriali, tecnologiche e professionali del paese.

Il nostro paese ha necessità di cinque grandi infrastrutture: edifici scolastici sicuri e adeguati; una rete efficiente di trasporti, soprattutto ferroviari, che consenta di muoversi con ragionevole velocità, in condizioni di certezza e senza rischi; un sistema di impianti e tecnologie per la produzione di energia, pulita e rinnovabile, e il risparmio energetico; l’adeguamento del servizio idrico e un sistema adeguato per la gestione dei rifiuti e l’incentivazione della raccolta differenziata.

Per questo proponiamo:

la predisposizione e l’attuazione di programmi quinquennali di intervento per mettere a norma tutti gli edifici scolastici; per adeguare il trasporto ferroviario; per gestire i rifiuti, soprattutto nelle regioni meridionali; per portare, come richiede l’Unione europea, ad almeno il 12% del fabbisogno, entro il 2010, la produzione di energia pulita e rinnovabile e ad almeno il 20% degli attuali consumi il risparmio energetico; per modernizzare la rete idrica;

la riallocazione, a questi fini, delle risorse economiche previste per “grandi opere” di dubbia utilità, a partire dalla rinuncia alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina;

l’adozione obbligatoria della valutazione ambientale strategica, nell’ambito dei processi di programmazione partecipata, in tema di energia, rifiuti e ambiente;

la partecipazione delle organizzazioni civiche, e di tutti i cittadini interessati, alla progettazione e alla verifica dei programmi.

 

IL PROGRAMMA DEI CITTADINI

Un punto di vista civico sul dibattito elettorale

1. RIUNIFICARE IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

2. VALUTARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

3. FAVORIRE LA CITTADINANZA ATTIVA

4. SUPERARE LE LOGICHE DELLA CASTA

5. RESTITUIRE LEGALITA’ E SICUREZZA AI CITTADINI

6. FAR FUNZIONARE IL SERVIZIO GIUSTIZIA

7. FRENARE L’AUMENTO DI PREZZI E TARIFFE

8. TRASFORMARE LA SCUOLA IN UNA RISORSA

1. RIUNIFICARE IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

I programmi degli schieramenti tacciono sul principale pilastro del nostro welfare. E’ un fatto particolarmente grave se si pensa che dai nostri dati emergono ormai in modo allarmante la frantumazione del sistema sanitario nelle diverse regioni italiane e la conseguente disparità dei diritti dei cittadini in tutto il territorio nazionale.

Chiediamo, pertanto, di rimettere al centro dell’interesse del nuovo Governo la questione della sanità in Italia e, in particolare:

un riequilibrio dei poteri tra Ministero della Salute e Regioni e l’istituzione di un osservatorio sul federalismo (con il coinvolgimento delle organizzazioni civiche) affinché venga nuovamente assicurata l’uniformità di trattamento dei cittadini italiani;

il potenziamento dei controlli sull’effettiva erogazione dei Livelli essenziali di assistenza;

l’adozione della Carta europea dei diritti del malato da parte del Parlamento, dei consigli regionali e degli ordini professionali;

la partecipazione dei cittadini alla valutazione delle strutture, dei dirigenti e dei professionisti, e alla formazione dei programmi regionali e aziendali, come è anche previsto dalle norme;

la riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni di diagnostica strumentale, specialistica e per gli interventi chirurgici, attraverso l’applicazione uniforme della normativa nazionale che prevede tempi massimi per prestazioni, divieto del blocco delle prenotazioni e l’attesa di non più di 72 ore per le urgenze differibili;

la facilitazione dell’accesso al servizio in tutta Italia attraverso la diffusione dei Centri Unici di Prenotazione a livello regionale, come è già accaduto ad esempio nella regione Lazio.

2. VALUTARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La lentezza, l’improduttività e l’inefficienza dell’amministrazione pubblica italiana rappresentano ormai, nella percezione di tutti, il principale ostacolo allo sviluppo del Paese. Cittadini e imprese sono costretti a fare ogni giorno i conti con un sistema burocratico che ne mortifica la libertà di fare e che non è in grado di offrire servizi di qualità nel rispetto dei diritti degli utenti. Occorre mettere in pratica meccanismi di trasparenza e valutazione del lavoro del personale pubblico (dirigenti, funzionari, impiegati, tecnici o semplici operatori) e della qualità dei servizi offerti.

Chiediamo, per questo:

la garanzia di trasparenza dei bilanci degli enti locali e delle public utilities e di rendicontazione di amministratori e dirigenti;

l’immediata accessibilità in rete di tutti i dati inerenti al funzionamento delle amministrazioni e agli obiettivi assegnati a ciascun dirigente;

il funzionamento effettivo dei nuclei di valutazione della pubblica amministrazione fuori dalle logiche corporative e clientelari e la loro apertura alla partecipazione delle rappresentanze dei cittadini organizzati;

l’istituzione di una Authority per la valutazione dei dipendenti pubblici che favorisca un miglioramento complessivo della qualità dell’azione amministrativa e dei servizi con il permanente coinvolgimento degli utenti;

l’impegno del prossimo governo e di tutte le amministrazioni competenti per l’attuazione dell’art.2, comma 461 della legge Finanziaria 2008 che – in attesa dell’auspicata liberalizzazione del mercato – introduce, nella governance dei servizi pubblici locali, la consultazione obbligatoria delle associazioni dei consumatori e la valutazione civica della qualità dei servizi;

il riconoscimento generalizzato del diritto di accesso agli atti amministrativi, senza che sia necessario dimostrare l’esistenza di uno specifico interesse;

l’applicazione delle leggi sull’autocertificazione e sulla semplificazione, e una particolare attenzione agli adempimenti amministrativi per le persone con disabilità, con la rimozione dei responsabili di violazioni di tali leggi, l’istituzione di sanzioni economiche nei confronti delle amministrazioni inadempienti, la destinazione dei fondi così acquisiti a sostegno di campagne di informazione civica.

3. FAVORIRE LA CITTADINANZA ATTIVA

Nessuna delle forze politiche che si candida alla guida del paese ha dato sufficienti prove di prendere sul serio i cittadini attivi. Viceversa, siamo convinti che la democrazia italiana abbia un enorme bisogno di riconoscere nella propria cittadinanza una risorsa strategica per la soluzione dei problemi di interesse generale. Sono ancora tutte da realizzare le potenzialità dell’art.118, ultimo comma della Costituzione.

Per questo chiediamo:

il riconoscimento della rilevanza delle organizzazioni dei cittadini in tutti quei luoghi nei quali il loro contributo è decisivo per competenza, esperienza e qualità, superando finalmente gli schemi corporativi della rappresentanza tradizionale da tempo in crisi;

la ridefinizione dei criteri di rilevanza delle organizzazioni civiche a tutti i livelli di partecipazione;

l’apertura di alcuni istituti già funzionanti come l’ufficio del difensore civico o le agenzie per i servizi pubblici locali alla partecipazione dei cittadini;

l’attribuzione in modo automatico di una quota obbligatoria dei fondi dell’Antitrust alle associazioni dei consumatori per evitare delle forme di dipendenza dalla discrezionalità del potere politico;

l’eliminazione del tetto massimo fissato dal governo sui fondi destinati alle onlus dalla disciplina del 5xmille. Questo tetto si configura come una vera e propria truffa sia nei confronti dei contribuenti che indirizzano consapevolmente i propri fondi a fini di interesse generale che nei confronti di quelle onlus che vengono individuate come destinatarie di queste risorse;

l’aumento dei fondi e il potenziamento delle campagne di informazione per la promozione del servizio civile nazionale che rappresenta uno degli strumenti privilegiati per l’attuazione diffusa della sussidiarietà orizzontale e un’occasione permanente di formazione alla cittadinanza attiva per le nuove generazioni;

il sostegno ai progetti per le politiche giovanili avviate da questo governo per la diffusione della cultura della cittadinanza attiva tra i giovani.

4. SUPERARE LE LOGICHE DELLA CASTA

In questi anni è emerso un profondo movimento di protesta nei confronti della ‘casta’ ovvero di una classe dirigente politico-amministrativa che occupa in maniera omnipervasiva tutti gli spazi della sfera pubblica. Anche la definizione delle liste per la campagna elettorale ha dimostrato che il problema del icambio non è stato per nulla affrontato e ha confermato tutti i limiti della legge elettorale vigente.

Per questo chiediamo:

la celebrazione del referendum per la modifica della legge elettorale richiesto nel 2007 da più di 800mila cittadini il cui desiderio di cambiamento è rimasto perlopiù inascoltato;

un sistema elettorale maggioritario che rafforzi il legame diretto fra eletti ed elettori;

l’affermazione del metodo delle primarie per la selezione dei candidati alle competizioni elettorali tramite la riforma dell’articolo 49 della Costituzione che disciplina la vita democratica dei partiti politici;

la sottrazione delle nomine dei dirigenti delle Asl allo scambio politico-clientelare, la definizione di criteri di merito professionale e di competenza manageriale per la individuazione dei dirigenti  la redazione di un albo unico nazionale di questi soggetti dal quale attingere per l’attribuzione degli incarichi;

la partecipazione a una riforma della Costituzione, di cui il paese ha urgenza e necessità, attraverso un percorso avviato da un’Assemblea costituente, aperta alle realtà della cittadinanza attiva, e concluso da un referendum confermativo; la riduzione delle dimensioni e dei costi delle assemblee elettive, soprattutto ai livelli nazionale e regionale, con una adeguata presenza delle donne;

l’abolizione delle Province, l’eliminazione delle comunità montane ‘fasulle’;

una più significativa e generale azione di riduzione dei costi della politica.

5. RESTITUIRE LEGALITA’ E SICUREZZA AI CITTADINI

Alcuni dei problemi che assillano il paese – come per es.: il divario tra nord e sud del paese, la disoccupazione, la vergogna dei rifiuti non smaltiti, le condizioni di obiettiva insicurezza, la mancanza di competitività del sistema Italia – potranno risolversi soltanto ristabilendo delle condizioni generali di legalità e rafforzando le misure contro la criminalità organizzata e i suoi rapporti con la politica.

Per questo chiediamo:

l’aumento dei fondi e il rafforzamento dei poteri dell’Alto Commissario per la lotta alla corruzione, con il riconoscimento della sua indipendenza dall’Esecutivo e con l’apertura della sua azione ai contributi della cittadinanza attiva che sul territorio si occupa di contrastare questi fenomeni;

la piena attuazione della legge sulla confisca e l’uso sociale dei beni dei colpevoli di corruzione allo scopo di intensificare la lotta alla corruzione, recuperare il maltolto e rimetterlo nella disponibilità dei cittadini per obiettivi di interesse generale;

l’estensione del reato di voto di scambio - oltre che alla dazione di risorse economiche - a tutte quelle altre ‘utilità’ che sono sommerse ma non meno gravi, pericolose e pervasive;

l’uso delle segnalazioni e della competenza dei cittadini per intervenire sull’intreccio affaristicopolitico-mafioso che si è realizzato in alcune Asl (come per es. in Calabria e nel Lazio) con conseguenze gravissime sulla qualità del servizio e sulla stessa vita delle persone;

il ripristino delle condizioni minime di legalità in Campania contro la vergogna che in questi mesi sta mettendo in ginocchio l’economia della regione

la realizzazione di un sistema adeguato per la gestione dei rifiuti e l’incentivazione della raccolta differenziata ‘porta a porta’ con il coinvolgimento attivo della popolazione;

l’adozione obbligatoria della valutazione ambientale strategica, nell’ambito dei processi di programmazione partecipata, in tema di energia, rifiuti e ambiente;

la predisposizione e l’attuazione di programmi quinquennali di intervento per mettere a norma tutti gli edifici scolastici;

la messa in sicurezza di tutti gli edifici che, in generale, possono determinare situazioni di estremo pericolo per la popolazione, anche per evitare tragedie come quelle di Gravina di Puglia.

6. FAR FUNZIONARE IL SERVIZIO GIUSTIZIA

Il sistema giudiziario raggiunge livelli di inadeguatezza intollerabili per un paese civile e si piazza agli ultimi posti in Europa. Vogliamo rimettere finalmente al centro dell’amministrazione della giustizia il diritto del cittadino ad avere informazioni certe e processi celeri e a non subire comportamenti arbitrari. Vogliamo, insomma, che la giustizia abbia i requisiti normali di un servizio di pubblica utilità.

Per questo chiediamo:

l’approvazione di una legge che aumenti i fondi per il funzionamento della Giustizia, utilizzando le risorse provenienti dalle confische, dia nuovo impulso all’informatizzazione degli uffici, istituisca un ufficio per la raccolta e la destinazione di questi fondi presso il Ministero della Giustizia e imponga l’obbligo di comunicazione e di rendicontazione dell’uso delle risorse stesse;

lo storno di una quota parte di queste risorse alle vittime dei reati;

in generale, l’introduzione di garanzie per la tutela delle vittime dei reati e per impedirne la marginalizzazione nei processi;

la sospensione del ricorso alla prescrizione per tutta la durata del processo penale analogamente a quanto avviene in ambito civile;

l’adozione con legge della Carta dei diritti del cittadino nella giustizia;

il riconoscimento e lo sviluppo delle nuove forme di tutela e di conciliazione previste, da attuare e diffondere insieme con le organizzazioni civiche;

l’introduzione degli Uffici Relazioni con il Pubblico nei Tribunali e di un sistema di valutazione della qualità del servizio giustizia e degli operatori che veda finalmente coinvolti i cittadini.

7. FRENARE L’AUMENTO DI PREZZI E TARIFFE

L’assenza di controlli sugli aumenti dei prezzi dei beni e delle tariffe dei servizi e sulle filiere agroalimentari, le mancate liberalizzazioni in alcuni settori cruciali, la finta concorrenza in quei settori formalmente liberalizzati hanno eroso il potere di acquisto delle famiglie italiane. Allo stesso modo incidono i costi degli affitti, dei mutui casa e del carburante.

Per questo chiediamo:

il controllo dei prezzi lungo tutta la filiera di produzione al fine di evitare speculazioni da parte degli intermediari commerciali ed aumenti ingiustificati, tramite segnalazioni e monitoraggi, con il coinvolgimento di cittadini e Comuni;

la promozione di convenzioni tra Regioni e/o Comuni con la piccola, media e larga distribuzione per offrire informazioni ai cittadini sui punti di vendita più convenienti;

la promozione di giornate di accesso ai mercati all’ingrosso ai cittadini e di accordi con la distribuzione per delle giornate di sconto;

il supporto alla creazione dei gruppi di acquisto solidale (GAS) per rafforzare il concetto di “filiera corta” e la valorizzazione dei prodotti tipici territoriali;

la piena attuazione da parte delle Regioni del Decreto Bersani per stimolare un’effettiva concorrenza;

l’avvio o il completamento del processo di piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali;

la razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse pubbliche per evitare di caricare sui consumatori i costi legati alle inefficienze di chi eroga i servizi;

l’individuazione di reali tariffe sociali per le classi di reddito più deboli;

il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica secondo effettivi criteri di economicità e di qualità;

l’introduzione di misure volte a calmierare i prezzi di locazione degli immobili, alla detrazione fiscale di queste spese e al controllo più intenso sui contratti di locazione.

8. TRASFORMARE LA SCUOLA IN UNA RISORSA

Da troppi anni ormai la scuola non è più trattata dalla politica come una risorsa fondamentale per lo sviluppo del nostro paese e per la garanzia di un futuro migliore ai nostri giovani. Nel 2006, infatti la spesa complessiva dell’istruzione ha rappresentato l’8% del totale, rispetto agli anni precedenti in cui si è aggirata intorno al 9,5%.

Per questo chiediamo:

l’aumento della spesa per l’istruzione di almeno un punto percentuale rispetto alla spesa pubblica totale al fine di potenziare l’autonomia scolastica per migliorare la qualità dei servizi e garantire l’apertura pomeridiana degli edifici scolastici;

un piano di razionalizzazione delle spese per individuare le numerose fonti di spreco di risorse finanziarie, tecniche ed umane, nell’ambito soprattutto degli organismi amministrativi regionali (Uffici Scolastici regionali) e provinciali (Centri servizi amministrativi);

un impegno a garantire alcune positive conquiste di questi anni, come l’innalzamento dell’obbligo di istruzione a dieci anni (l’obbligo al biennio) e il ripristino del tempo pieno, soprattutto nelle scuole di infanzia e primaria.

un’azione per migliorare la qualità professionale del personale docente anche mediante strumenti di incentivazione, valorizzazione e sviluppo;

una revisione del percorso di formazione all’insegnamento in generale e all’insegnamento rivolto ai ragazzi con disabilità;

un sistema di valutazione per i dirigenti scolastici, per gli insegnanti e per gli istituti, con l’integrazione del punto di vista degli utenti del servizio;

la revisione degli organi collegiali dal basso;

la deducibilità fiscale a favore delle famiglie con figli per le spese relative a mense scolastiche, tempo pieno, rette degli asili nido, trasporti scolastici, attività integrative scolastiche, acquisto libri di testo fino al biennio delle scuole secondarie di II grado;

la definizione di orari più flessibili e più lunghi per asili nido, scuole dell’infanzia e primaria.

                                                                                            

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