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Casarano

Amministrative 2009, una riflessione fuori dagli schieramenti.

 

 

 

 

Di Maria Rosaria De Rocco

mariaderocco@libero.it  

Casarano, 29/01/09

 

Sono ormai diverse settimane che mi capita di leggere, devo dire in modo appassionato, i numerosi interventi che concernono le prossime amministrative.

Leggo disamine di consumati uomini politici, leggo illazioni riguardanti i probabili candidati (con apostrofi, note e cappelletti messi sulle eventuali intenzioni che sottendono la scelta), leggo gli interventi speranzosi di cittadini comuni da sempre interessati alle sorti di questo paese, leggo ancora osservazioni che rilanciano l’annosa questione di eventuali ed improbabili conflitti di interesse (ma poi cosa sono questo conflitti?).

Da sempre, l’approssimarsi delle scelte elettorali, ha risvegliato questo nostro “sonnecchiante” paese: l’esegesi si snoda nelle più svariate interpreazioni. Tutti vogliono capire, scoprire, smascherare il vero motivo della spinta propulsiva alla candidatura.

Gli esponenti delle varie sigle partitiche si lanciano in annose questioni di “giustizia politica” afferenti la correttezza o meno di eventuali primarie, si parla di vittime sacrificali, di rinnovo e di discontinuità col passato.

Obiettivo comune: scoperchiare la verità.

Ma di quale verità si parla? Ci sono forse diverse interpretazioni della verità? Oppure ognuno fa propria quella che lo aiuta meglio ad acconsentire?

Sono stati versati fiumi di inchiostro, interventi toccanti e addirittura propositivi. Gli attuali amministratori si sono resi conto che forse occorrerà maggiore “attenzione ai problemi della quotidianità comunale” oppure ancora maggiore “attenzione al cittadino”, così come l’opposizione parla di una Casarano soggiacente “ad anni di immobilismo”.

Mi chiedo se improvvisamente tutti ci si sia svegliati da un sonno irreale nel quale nessun attore sia stato coinvolto.

Possibile che gli eventi si siano susseguiti senza accorgersi che andava sgretolandosi la società civile casaranese? Ed ancora peggio possibile che queste “rovine” diventino programma politico di quei soggetti che ne sono stati esecutori?

È stata fatta razzia, il barile è stato grattato fino allo sfinimento: la nostra vita si snoda in una città senza alberi, senza panchine, senza luce.

Camminando per le sue vie si coglie degrado e povertà. Stanchezza e aberrazione sociale.

In tutti gli ambienti, in tutte le strade - degne di un paese “in guerra” - si respira conflittualità. Ognuno di noi è impegnato in una lotta personale volta a conquistare il proprio pezzettino di interesse o la propria licenza a costruire.

Questo è il futuro che vogliamo regalare ai nostri figli? Oppure non è tempo che gli artigiani del degrado facciano un passo indietro?

I grandi intellettuali che regolano la cultura del nostro paese hanno mai sentito parlare di “politiche culturali urbane”?

Non è tempo che le menti di questo paese coalizzino le proprie forze – senza considerare i colori di appartenenza – per risollevare le sorti di un luogo in rovina?

Non abbiamo bisogno di sterili critiche volte solo a danneggiare figure o intenti puri. Abbiamo bisogni che si realizzi una sorta di rivoluzione culturale che scompagini gli attuali assetti. Il nostro cuore storico così come il “centro” gridano rivalsa.

Penso che sia giunto il momento di lasciare da parte l’interesse individuale e tutti insieme, in una sinergia trasversale, progettare una casarano nuova, degna di essere vissuta.

 

 

30/01/09 Cara Sign.ra De Rocco,
volevo rispondere ad alcuni suoi quesiti secondo mie personali riflessioni.
Purtroppo in questi ultimi anni abbiamo visto molte realtà degradarsi e ci siamo lasciati "scivolare" addosso
problemi che ci dovevano interessare se non direttamente, quasi.
Chi si trovava impegnato, chi ha creduto che di poter stare tranquillo al 100% affidando tutte
le responsabilità al governo di città senza farsi sentire, chi per 1000 altri motivi (compresa
la "camascìa"...).
Ora, ci si accorge magari di qualche errore di "distrazione" di qualcuno di noi (mè compreso).
Personalmente credo che crescendo mi sento più coinvolto direttamente nella realtà cittadina.
Le generazioni crescono e i ragazzi di una volta divengono nuove figure coinvolte in questa
avventura.
E' un'avventura affascinante che ci fa sentire degni di vivere e ci dà l'opportunità di poter, se non realizzare,
dire la propria su di una questione.
Da parte mia tento di essere anche propositivo oltre che distruttivo (come mi capita di fare, mea culpa).
E di cambiare quel "ditruttivo" in critico... cosa che spero non manchi mai nella mente di noi cittadini.
Remo Tomasi

remo.tomasi@gmail.com

 

 

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