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Anche il presidente nazionale della Confederazione Massimo Pacetti è intervenuto all'assemblea provinciale
Ecco le «ricette» della Cia per salvare l'agricoltura
«Il rilancio del nostro settore dipende da acqua, trasporti, infrastrutture e investimenti nell'innovazione»

di Maria Rosaria Cristaldi, dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 27/06/03

Acqua, trasporti, infrastrutture, innovazione degli investimenti.  Questi i rimedi per fare dell'agricoltura un settore solido e in grado di produrre reddito. È la tesi del presidente nazionale della Cia (Confederazione italiana agricoltori), Massimo Pacetti, intervenuto all'assemblea provinciale svoltasi in città mercoledì scorso. Alla tavola rotonda, organizzata da Rocco Greco, hanno preso parte molti operatori del settore dai quali è emerso come, da diversi anni ormai, l'agricoltura non rappresenti più un'attività redditizia ma al contrario, come è stato sottolineato, qualcosa dalla quale i giovani scappano e verso cui non tenteranno mai un avvicinamento finché non sarà in grado di produrre ricchezza. Per il presidente regionale Cia, Antonio Barile, sarebbe necessario poter partecipare alle scelte della Regione attraverso un tavolo verde che coinvolga tutti i soggetti interessati. «Ma il governo regionale - ha sottolineato Barile- fino ad oggi non ha mostrato nessuna apertura in questa direzione». Il dialogo con le istituzioni, dunque, appare fondamentale per poter contribuire a un effettivo rilancio del settore. E questo a tutti i livelli: tanto sul piano nazionale quanto su quello comunitario in cui la riforma della politica agricola potrebbe complicare il già difficile quadro del settore agricolo in Italia «se la stessa non contempla, poi, interventi correttivi», ha spiegato Pacetti. Ciò cui ha fatto riferimento il presidente nazionale Cia sono le misure anticicliche e cioè quelle tese ad attuare una politica calmieratrice dei prezzi al fine di garantire il produttore nel momento in cui si verificano oscillazioni sul mercato. Durante il dibattito, è stato poi sottolineato come il Salento viva una cattiva congiuntura nel settore. Basti pensare che l'olio prodotto nel territorio della provincia, ad esempio, non riesce a spuntare prezzi remunerativi ormai da molti anni.

 

 

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