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APPUNTI DI VIAGGIO NELLA VERDE IRLANDA

A cura di Emilio Hajnal (Luglio 2002)

 

Quello di cui io vi voglio parlare in quest’articolo è di un mio sogno che ho realizzato nel mese di giugno e in altre parole di fare un viaggio in Irlanda. L’occasione propizia di trasformare in realtà questo mio gran desiderio mi è stata data sfruttando il mio "viaggio di nozze" e dopo una piccola opera di persuasione della mia sposa poiché era poco convinta che fosse una giusta destinazione per un’occasione del genere. Alla fine però si è dovuta ricredere poiché, in 13 giorni di permanenza, abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile, sia dal punto di vista naturalistico, sia al tempo stesso da quello culturale e soprattutto musicale.

Dopo un volo Roma – Dublino trascorso tra turbolenze e una leggerissima apprensione, datosi che era la prima volta che entrambi mettevamo piede su un aereo, finalmente cominciammo ad intravedere dall’alto l’Irlanda, in sostanza un’immensa macchia verde che ci ha fatto capire il perché è definita da molti come "l’isola verde smeraldo".

Siamo in fase di atterraggio L’aeroporto di Dublino

L’atterraggio all’aeroporto di Dublino è stato per noi come entrare in un altro mondo, infatti, durante il trasferimento verso il nostro albergo, avevamo potuto notare come moltissime cose fossero diverse dall’Italia, come per esempio le case composte quasi tutte da mattoni rossi con le tipiche porte dipinte con dei colori molto vivaci. Appena arrivati in albergo abbiamo scaricato subito le nostre cose in camera e siamo corsi subito a prendere confidenza con la città. Giunti nel centro ci avventuriamo in alcune strade affollate come in particolare la centralissima Grafton Street una strada pedonale piena di negozi e Pub dove ai bordi della stessa si esibivano vari musicisti di strada i quali nel loro piccolo contribuivano a renderla molto bella e caratteristica. Un discorso a parte meritano però i Pub per la loro straordinarietà e per l’importanza che essi rappresentano nella vita di tutti i giorni degli irlandesi.

Il fronte di due Pub di Dublino

Durante 13 giorni di permanenza abbiamo girato l’Irlanda in lungo e in largo e di Pub ne abbiamo visti tanti e tutti nell’inconfondibile stile Irish notando che la varietà della gente che li frequenta è in pratica di tutte le classi sociali e di tutte le età (tranne gli inferiori di 16 anni ai quali è vietato l’ingresso), ma anche per l’Irish music che spesso si può ascoltare dal vivo.

Non c’è Pub che si rispetti che la sera non faccia ascoltare ai suoi clienti della buona musica irlandese i quali spesso si scatenano con i loro tipici balli tradizionali.

In particolare ricordo che una sera mentre ci trovavamo in un Pub a Killarney, dove stavamo assistendo ad un concerto dei "Dublin City Ramblers" (nome copiato da una band che ha suonato a Casarano), mi rimasero molto impressi due simpatici vecchietti i quali si scatenarono come due giovanotti con balli, cori e pinte di "Guinness" a volontà. Impressionante fu anche la facilità con cui riuscimmo a farci un amico irlandese in un Pub di Dublino: bastò affermargli che eravamo turisti italiani e una buona pinta di Guinness fece il resto…..

A proposito di Guinness: quella che si beve in Irlanda è più buona e genuina di quella che si trova in Italia. Quindi se volete provare quella buona ora sapete dove andare…..

Il nostro amico irlandese in primo piano L’interno del Pub

Nella sola Dublino si calcola che ci siano almeno 500 Pub, la maggior parte concentrata nel centro, in modo particolare in una zona di Dublino che è chiamata "Temple Bar" il quartiere dei giovani data l’alta concentrazione di locali tutti molto belli e come è facile immaginare affollatissimi dove tra l’altro abbiamo incontrato anche alcuni italiani che ci lavorano.

L’ingresso del quartiere di Temple Bar Il Pub omonimo

Abbiamo avuto anche il piacere di vedere all’opera gli irlandesi bere quintali di birra mentre assistevano alle partite dei "Boys in green" (come li chiamano loro) durante i recenti mondiali di calcio giocati in Giappone e Korea. Una cosa unica ed emozionante è stato vederli cantare il loro inno nazionale in un modo così straordinario, tutti insieme e con la mano sul cuore, tanto da farmi venire la pelle d’oca. Chissà se un giorno anche noi italiani canteremo in quel modo il nostro inno di Mameli…

Durante il nostro continuo girovagare, oltre ad aver avuto il piacere di vedere l’immenso stabilimento della famosa birra Guinness, abbiamo trovato anche il tempo, tra un acquazzone e l’altro, di visitare anche alcune delle tante Cattedrali, musei e biblioteche, anche se con assoluta sincerità devo ammettere che non è stato quello il motivo che mi ha spinto a fare questo viaggio. Capitolo pioggia: ci ha tenuto compagnia, tranne in qualche rara occasione, per quasi tutti i 13 giorni. Il tempo qui è in pratica imprevedibile e quando guardi il cielo non ti devi fidare neanche se lo vedi completamente sereno o viceversa nuvoloso. Dimenticavo di dirvi anche che il giorno è lunghissimo poiché nonostante la mattina il sole sorgesse intorno alle 6.00 la sera faceva buio dopo le 22.30.

L’Irlanda in ogni modo non è solo la città di Dublino con i suoi Pub ed i suoi divertimenti, ma è anche la sua famosa "campagna" con le sue enormi praterie verdi, dove immancabili erano le presenze di pecore, mucche e cavalli, e i suoi laghi e fiumi che la rendono così affascinante agli occhi di chi la visita. Il nostro, infatti, era un viaggio organizzato composto da un gruppo di 16 persone, provenienti da diverse parti d’Italia, che prevedeva varie tappe che ci hanno dato appunto la possibilità di vedere e di toccare questi altri aspetti che contraddistinguono questa splendida nazione.

Paesaggio del Connemara Una cascata di "Guinness"

Tra l’altro io ho voluto anche fare un viaggio in versione "full immersion" infatti, avendo anche la possibilità di usufruire dei pasti all’italiana sceglievo invece di mangiare come gli irlandesi. La mattina per esempio alle 7.00 facevo colazione con il loro tipico "Irish breakfast" costituito da delle uova, pancetta, salsiccia e pomodoro ma qualche irlandese ho visto che si faceva aggiungere anche dei fagioli, patate o funghi. A mezzogiorno naturalmente si mangiava qualcosa di leggero come per esempio un sandwich e la sera piatti tipici, come per esempio il salmone, per poi recarsi in qualche Pub a "spararsi" qualche pinta di Guinness o Smithwhicks (una rossa molto buona).

Nelle varie tappe effettuate (in 13 giorni abbiamo cambiato sei alberghi) abbiamo toccato tutte le regioni e quasi tutte le contee che compongono l’Irlanda fino a spingerci nel "britannico" nord e in altre parole nell’Ulster e nella "pericolosa" Belfast.

Dopo un paio di giorni dedicati a Dublino ci siamo diretti verso sud e qui abbiamo visitato la città di Kilkenny, sede dell’omonimo Birrificio (da poco acquistato dalla Guinness) dove si produce l’omonima birra ma anche la Smithwhicks, nelle cui vicinanze ci sono alcuni siti archeologici tra i più importanti di tutta l’Irlanda tra cui cito Rock of Cashell, un antico castello.

Poi ci siamo trasferiti più a sud verso il famoso "Ring of Kerry" che altro non è che un percorso naturalistico situato in una penisola del sud-ovest tra due baie che si affacciano sull’oceano atlantico dove le montagne si uniscono con il mare. In questa zona abbiamo ammirato il Killarney National Park e visitato città come Killarney (sede del nostro albergo), Killorglin, Limerick e splendide località marine come Waterville famosa perché un tempo ci veniva Charlie Chaplin a trascorrere le vacanze poiché che la moglie era di questa parte.

 

 

 

 

 

 

 

 

Scorcio del Ring of Kerry Una foto con Charlie

Da brividi ed al tempo stesso emozionante fu anche la visita che effettuammo alle famose "Cliffs of Moher", delle scogliere che cadono a picco nel mare da un’altezza di più di 200 metri da dove, grazie all’insolito cielo sereno e privo di nuvole, abbiamo potuto anche ammirare in lontananza le Aran Islands.

Le Cliffs of Moher Le scogliere delle Aran Islands

Il giorno successivo, infatti, il nostro programma prevedeva una visita proprio a queste isole abitate da appena 800 abitanti e raggiungibili con un traghetto in circa un’ora di navigazione. Ricordo che fu un viaggio avventuroso poiché l’atlantico era maledettamente tempestoso con onde che andavano ad infrangersi continuamente contro il nostro traghetto e lo facevano ondeggiare tanto da darmi l’impressione che stesse per capovolgersi. A questo "dramma" per farla completa si sparse anche la voce che l’Italia stesse perdendo contro la Croazia, notizia che poi ci fu confermata al nostro arrivo dalla guida irlandese che doveva accompagnarci sull’isola. Qui non esisteva nessun posto di polizia, c’era solo una farmacia, un supermercato, un paio di negozi di souvenir e ben otto Pub. A tal proposito mi viene in mente uno di questi negozi, il proprietario era assente e all’interno c’era un cartello con una scritta in inglese e in gaelico che tradotta diceva: "Se avete bisogno di me, mi troverete nel Pub qui di fronte". Questo cartello mi fece capire che il Pub è la seconda casa degli irlandesi se non la prima.

In questo scorcio d’Irlanda, situato nella parte ovest del paese, abbiamo visitato la città di Galway (sede del nostro albergo) e poi siamo stati nel Connemara National Park dove abbiamo visitato il villaggio di Clifden, un posto stupendo dove abbiamo avuto la possibilità di gustare le famose ostriche alla Guinness.

Nella parte settentrionale dell’Irlanda invece abbiamo visitato il Donegal, tutta la costa del nord, con le sue isole e i tanti villaggi di pescatori, le città di Sligo, Donegal (che da il nome a tutta la contea) e Letterkenny (il nostro quartier generale) fino ad arrivare al Glenveagh National Park.

 

 

 

 

 

 

Un villaggio di pescatori nel nord Il mare del Nord

Successivamente ci siamo trasferiti nell’Irlanda del Nord che come certamente saprete è territorio appartenente al Regno unito e proprio per questo da più di 30 anni è in atto una guerra tra cattolici (favorevoli ad un’Irlanda unita) e protestanti (filo-britannici) che ha mietuto molte vittime e che tanto fa parlare di se in tutto il mondo.

La nostra prima tappa in territorio britannico fu la visita alla "Bushmills", la prima distilleria al mondo ad aver ottenuto la licenza, da parte della Regina d’Inghilterra, per la produzione di whisky. Al suo interno siamo stati accompagnati da una guida che ci ha illustrato tutti i vari procedimenti che vanno dalla distillazione fino all’invecchiamento del famosissimo whisky e data l’altissima concentrazione di alcool nell’aria, non è stato possibile scattare qualche foto o fare qualche ripresa con la telecamera.

La tappa successiva ci portò a toccare con i nostri piedi la sorprendente "Giants Causeway", nel mare del nord, una parte della costa costituita da stranissimi scogli di forma esagonale ed incredibilmente tutti uguali formatisi milioni di anni fa dalla fuoriuscita di magma incandescente dalla crosta terrestre allora sommersa dal mare e dal suo progressivo raffreddamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Giants Causeway Paesaggio nord-irlandese

L’ultima tappa nell’Ulster e stata la visita della città di Belfast dove ci siamo rimasti una giornata e mezza in cui abbiamo avuto veramente l’impressione di essere in un territorio di guerra. Infatti, al nostro arrivo in città ci siamo trovati subito di fronte una colonna di mezzi blindati dell’esercito di sua "Maestà" i quali si dirigevano in qualche zona in cui sicuramente stava succedendo qualcosa. Successivamente la nostra guida ci ha consigliato, qualora fossimo voluti uscire, di restare nelle vicinanze dell’albergo (situato in una zona centrale e tranquilla) poiché in una parte della città c’erano degli scontri abbastanza violenti. Noi decidemmo in ogni caso di fare quattro passi nel centro e con nostro stupore notavamo che erano le 20.00 e in giro non c’era anima viva.

La mattina seguente ci portarono a fare un giro nel centro della città dove abbiamo visitato il municipio fino ad arrivare nella zona del porto dove ci hanno portati a far vedere il cantiere dove fu costruito il famoso "Titanic". Poi ci portarono anche a fare un tour nei quartieri caldi dove esiste un muro alto 18 metri che separa in due la città e dove succedono ripetutamente degli scontri tra le opposte fazioni. Pensate che qui per passare da una zona all’altra bisognava passare attraverso vari check-point presidiati dall’esercito inglese i quali contribuivano a rendere la città ancora più grigia di quanto non lo fosse realmente.

Il cantiere del "Titanic" Il muro di Belfast

Girando per i quartieri irlandesi si vedevano ovunque bandiere della repubblica e su quasi tutti i muri dei murales inneggianti alla lotta armata o di commemorazione ai tanti morti che questa guerra ha provocato in negli ultimi 30 anni, come in particolare a Bobby Sands, prigioniero degli inglesi e morto per sciopero della fame. Stesso panorama nei quartieri fedeli alla Regina, dove si vedevano i marciapiedi colorati con i colori della bandiera britannica ed addirittura le foto della Regina Elisabetta II nelle vetrine di ogni negozio, proprio nella strada dove il 12 luglio avviene la famosa sfilata degli "orangisti".

 

Il murales dedicato a Bobby Sands Un murales nella parte britannica

L’ultima tappa del nostro viaggio fu il ritorno nella splendida Dublino, città meravigliosa e fatta veramente su misura per i giovani. Basti pensare che il 50% della popolazione ha un’età inferiore ai 25 anni, un dato difficilmente raggiungibile dalle nostre città italiane.

Qui abbiamo trascorso la nostra ultima giornata e mezza di permanenza in Irlanda e non abbiamo fatto altro che girare per i soliti Pub e per i vari negozi di souvenir a fare razzia degli ultimi regali per qualche amico o qualche familiare di cui c’eravamo dimenticati e perché no anche qualcosa per noi stessi.

I coloratissimi Bus di Dublino Musicisti di strada sulla Grafton St

Poi arrivò il momento di imbarcarci sull’aereo che ci avrebbe riportati in Italia, carichi di regali e di ricordi ma anche con i portafogli vuoti. Mentre il nostro aereo sorvolava Dublino avevamo già nostalgia di quei posti e della buona musica che avevamo ascoltato in tante serate nei Pub e mentre guardavamo dai finestrini l’Irlanda che si allontanava sempre di più ci promettemmo che un giorno forse saremmo ritornati, magari ritrovando pure tutti gli adesivi dei CUSP che ho appiccicato dappertutto. CUSP CASARANO ON TOUR!!!

EMILIO

barabba1970@tin.it

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