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FOREVER WILLIAM
La sig.ra Leda Schirinzi, inoltre, ci ha fatto dono di due poesie.
Il messaggio di Remo Tomasi: Grazie per avermi convinto che se voglio posso cambiare il mondo!!! remoforever@libero.it

Casarano 01 Febbraio 2003,

Domani ricorre il IV anniversario della scomparsa di William Ingrosso, con grande disponibilità e cortesia la dottoressa Leda Schirinzi, sua moglie,  ha accettato di parlarci di William, lo scopo è quello di riuscire a comprendere meglio lo spessore di questa persona, nel giorno che (purtoppo) ufficialmente lo commemora, anche se William fa parte della nostra memoria e la memoria non ha tempo o luoghi.

-         Domani sono 4 anni che William non è più con noi, come spiega che il suo ricordo è oggi più che mai presente tra noi?

-         La ragione è legata in parte al tragico ed eclatante evento della sua morte, in parte perché Casarano si è vista privare di una persona “speciale”, di un leader che la gente amava. Per tutti noi, William non è morto, è come se fosse partito e debba ritornare da un momento all’altro. Era una persona carismatica, trasmetteva quel suo “essere speciale” senza far nulla di trascendentale perché questa natura era insita in lui. Lui viveva come in uno “stato di grazia”, non vedeva il male intorno a se, questo lo capiva il bambino, l’anziano, l’handicappato. Lui mi ha insegnato tante cose, il lato buono delle cose e delle persone, restando sola però ho dovuto imparare a difendermi.

-         Chi era William?

-         Molti me lo domandano, nessuno ha mai capito realmente chi fosse, tante erano le sfaccettature della sua personalità, era di una profondità particolare, lui andava e vedeva oltre quello che noi riusciamo a vedere e comprendere. William era così speciale, che se qualcuno mi dicesse di aver visto William da qualche parte, o che gli avesse parlato io gli crederei. Se qualcuno crede agli angeli, potrei affermare che William era un angelo che ha vissuto con noi nel suo passaggio terreno. Lo immagino in un posto, da dove lui ci invia la sua energia positiva, come un capitano che su una nave sul far del tramonto con la sua mano ci indica la rotta da percorrere. William per me non è morto, io continuo a vivere come se dovessi incontrarlo ancora.

-         La sua qualità migliore?

-         Era un genio, intelligentissimo, con una grandissima umanità ed umilità. A scuola, già da piccolo, me lo raccontavano le sue zie, apparentemente non sembrava brillantissimo, ma non perché non apprendesse, ma perché la scuola con le sue rigide impostazioni non riuscivano a far esprimere le sue enormi potenzialità, o a capire quello che lui aveva dentro, ma a lui questo non lo scocciava, perché è sempre andato oltre, oltre le apparenze, oltre i soliti schemi, i soliti modi di pensare e di inquadrare le cose. William si laureò a 25 anni, frequentammo insieme l’università, ma lui riusciva benissimo in tutto nella metà del tempo. Eppure, quando doveva fare un discorso pubblico, era molto insicuro, ma solo per il fatto che voleva dare il giusto peso delle parole, non voleva dire cose fuori posto proprio per questa sua profondità, così finiva col sembrare un po’ imbranato, ma era solo eccessiva concentrazione, ma questo la gente lo capiva e quell’apparente “imbranataggine” si tramutava in suo vantaggio. Quando faceva il medico però si trasformava, non si permetteva e non permetteva errori, era intransigente e serio, anche se la sua immensa pazienza e comprensione gli permetteva di far comprendere al paziente ed ai suoi familiari l’importanza di ciò che pretendeva. Lui aveva scelto di diventare medico, nella politica ci si è trovato.

-         Cosa gli piaceva del suo essere dottore e sindaco? E cosa non gli piaceva?

-         Essere medico, era la sua passione, non avrebbe rinunciato a farlo per niente al mondo. Non sopportava l’idea di non poter alleviare le sofferenze degli altri, soprattutto se si trattava di bambini o anziani. Del fare il sindaco, gli piaceva il contatto con la gente semplice, questo non vuol dire che non avesse amicizie con persone “importanti”, ma lui riusciva ad essere lo stesso sia con gli uni che con gli altri. Gli piaceva l’idea di poter trasformare le cose, di poterle migliorare, all’inizio del suo mandato quando ancora non aveva compreso bene l’iter burocratico ed i tempi per poter realizzare qualcosa, ricordo che non riusciva a spiegarsi il perché del tempo che gli occorreva per poter attrezzare un giardinetto con scivoli, altalene, in modo da poterlo far utilizzare dai bambini per poterci giocare, e quanto fu felice quando riuscì a consegnarlo alla città.

-         Cosa gli piaceva della politica? E cosa non gli piaceva?

-         Non gli piacevano i “colpi bassi” e non li capiva, soprattutto da parte di chi era schierato con lui, degli avversari un po’ li capiva, non amava il “doppio gioco”, la slealtà degli “amici”. Degli avversari non parlava mai male e soprattutto non scendeva mai nel personale, però devo dire che veniva contraccambiato. Dai consigli comunali, tornava a casa distrutto soprattutto per questi “attacchi politici” sleali. Ma William era anche la persona più coraggiosa che abbia conosciuto e questo coraggio gli nasceva dentro dal fatto di “essere libero”, poteva dire di no perché non aveva nessun legame “occulto” o interesse, non riuscivano a raggirarlo e non scendeva a compromessi, certo mediava, perché si sa che la politica è la politica del mediare, però lui stabiliva delle palizzate oltre cui non si poteva andare.

-         Quanta gente ha usato impropriamente il nome di William Ingrosso?

-         Molti lo hanno usato, però credo che sia stato usato più nel bene che nel male. Chi lo ha usato male sicuramente non otterrà nulla di buono perché questi stratagemmi non possono che ottenere un effetto boomerang. Io credo di aver vigilato abbastanza evitando per quanto possibile manifestazioni speculative; e poi, siamo in un paese democratico e liberi di poter parlare.

-         Si è mai sentita abbandonata da qualcuno dopo la scomparsa di William, solo perché non era più la moglie del sindaco o del politico a cui chiedere un favore?

-         No, in particolare dalla città, la gente ha continuato a volermi bene. Ho notato piacevolmente alcune sue manifestazioni d’affetto nei miei confronti. A volte penso che la sua eredità avrebbe potuto schiacciarmi, invece devo dire che il suo esempio mi aiuta solo a fare meglio e bene.

-         La dottoressa Leda Schirinzi che rapporto ha con la politica?

-         Adesso meglio, la considero un servizio sociale, che può darti grandi soddisfazioni o delusioni. Adesso mi sento più forte e preparata.

-         E’ stata per caso contattata da qualche forza politica?

-         Ho ricevuto delle proposte…

-         C’è qualcosa che vorrebbe dire ai casaranesi?

-         Un grazie per l’affetto che hanno avuto per me e la mia famiglia, mi sono sentita protetta, come se ci fosse una cortina intorno a me, ma non soffocante, hanno capito che io avevo bisogno del mio spazio ed è stato rispettato. Li aspetto il 22 Febbraio presso il Costa Brada di Gallipoli per un dibattito sul tema “bambini ed il recente terremoto”   organizzato dall’associazione “Qualità della vita” intitolata a William Ingrosso e dal Lion’s Club di Casarano e poi a Marzo per un altro incontro, questa volta incentrato sui preziosi mosaici bizantini della chiesa di Casaranello.

 

  Eugenio Memmi
e poi a Marzo per un altro incontro, questa volta incentrato sui preziosi mosaici bizantini della chiesa di Casaranello.

    Eugenio Memmi