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QUESTO PAESE PER ESSERE DALLA PARTE DELLA LEGALITA' DOVREBBE AVERE UN MORTO AMMAZZATO ECCELLENTE ALL'ANNO. (GIOVANNI FALCONE)

Biomasse e Politica energetica territoriale

 

di Remigio Venuti – Capogruppo Consiliare PD Casarano

remigiovenuti@remigiovenuti.it

Casarano, 05/05/2010

 

La discussione sull’impianto a biomasse di Casarano sta assumendo i contorni di una faida tra opposte fazioni rischiando di spaccare verticalmente la nostra comunità e di trascinare anche il Sindaco in polemiche da cui sarebbe bene che, istituzionalmente, restasse fuori.

Per evitarlo il Pd consiliare aveva ritenuto opportuno il confronto in un consiglio comunale aperto e il referendum chiedendo il rinvio della Conferenza dei servizi perché il Comune potesse esprimere un proprio compiuto orientamento, oltre le verifiche di coerenza urbanistica. Ecco perché è urgente riportare adesso la discussione al suo punto vero: la necessaria dialettica tra politica energetica territoriale condivisa e di lungo respiro e progetti industriali delle singole aziende.

Non ritengo positivo che la politica energetica di un territorio, pur piccolo come il Sud Salento, sia dettata esclusivamente da progetti di sviluppo di singole aziende, pur importanti, o dalle royalties che gruppi stranieri “pagano” ai singoli comuni per insediamenti energetici cosiddetti alternativi. Piuttosto, penso che il Salento debba divenire punto di riferimento nazionale e internazionale per la ricerca e la messa a punto di tecnologie innovative per l’energia alternative, come accade nel Laboratorio di nanotecnologie diretto da Roberto Cingolani, impegnato anche sul progetto di pannelli fotovoltaici di ultima generazione. Possono essere gli indubbi vantaggi anemometrici o solari che il territorio offre, la sola buona ragione per installare impianti dovunque? E’ stato proprio il presidente Vendola, voglio sottolinearlo, a porre sacrosanti paletti e a mettere in guardia da questo. Se la Puglia già produce l’80 per cento in più di energia rispetto al suo fabbisogno, non è il caso di riportare le cose ad una loro, più certa, misura?

D’altra parte, il Sud Salento una politica per l’energia se l’è già data. E’ indicata nel Piano Strategico di Area vasta. Coerente con la vocazione che l’intera comunità territoriale, ad iniziare dai 66 sindaci dei Comuni aderenti, ha individuato come prioritaria per il suo futuro: uno sviluppo sostenibile ed ecocompatibile, che trova nel turismo e nella enogastronomia di qualità, nella valorizzazione dei giacimenti ambientali e architettonici, nella messa a sistema delle sue vocazioni, nella società della conoscenza, asset irrinunciabili. Il Sud Salento sta sempre di più puntando, oltre che su una manifattura di qualità, sul turismo di eccellenza e destagionalizzato, sulla portualità turistica, sul rilancio di una agricoltura tipica locale che, seppur in difficoltà, è strategica se si vogliono valorizzare le nostre identità e tipicità, sul brand territoriale a 360 gradi. In questa cornice, l’energia rinnovabile non può ferire il territorio, danneggiando settori considerati prioritari.

Se la domanda è: cosa vogliamo essere da qui a dieci – vent’anni? La pianificazione strategica, oltre che occasione di investimento e spesa, può e deve essere la nostra direttrice di marcia, l’attuazione di quel nuovo modello di sviluppo che come comunità territoriale abbiamo indicato, e di cui tutti avvertiamo la necessità. E che non dovrà essere la sintesi poco efficace di progetti imprenditoriali singoli, o di centinaia di iniziative slegate tra di loro, non ricomprese in una logica di sviluppo coerente e comprensoriale.

Eolico off shore, cracking molecolare, una considerevole quota parte delle zone industriali destinate ad insediamenti fotovoltaici, solare termico di piccole dimensione, a torto trascurato, riconversione delle centinaia di ettari di cave dismesse, oggi ridotte a discariche illegali spesso di rifiuti altamente

tossici, per eolico e solare termico: ecco alcune delle priorità già contemplate nel Piano energetico d’Area vasta valutato positivamente dalla stessa Regione.

La crisi che in questi anni ci ha travolto non è finita ma noi, se siamo una classe dirigente territoriale all’altezza del compito che ha di fronte, dobbiamo trarre una lezione dalle enormi difficoltà che stiamo vivendo. Rompendo alcune variabili, puntando sulle eccellenze e sull’innovazione, tralasciando i piccoli vantaggi immediati e i personalismi, condividendo strategie unitarie e condivise, ponendo l’accento sull’obbligo inderogabile di una governance anche per questi temi. E scegliendo di tutelare la bellezza che resta al di là di retoriche e slogan.

La questione energetica è fra i punti cruciali del nostro futuro, ma lo è soprattutto la capacità di individuare, dal basso, un modello innovativo di governo del territorio. Dove chi amministra, e anche chi investe, decide veramente di fare rete e di siglare un accordo scegliendo come regolamentare il tema e condividendone i vantaggi. Sarebbe la vera svolta che in Italia non ha ancora fatto nessuno, e che stenta a decollare anche in Puglia. Perché non provare a realizzarla nell’Area vasta Sud Salento?

 

 

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