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Pensare e' molto difficile, per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, percio' chi riflette gia' per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi.
(Carl Jung)

 

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Il paese delle contraddizioni

 

 

 

 

di Antonio Memmi

antoniomemmi@libero.it

Dal “il Gallo” 12 / 25 giugno 2010

 

Si dice che chi è capace di pensare, pensa anche in mezzo alle contraddizioni. Ebbene, qualora a Casarano ci fosse ancora qualcuno in grado di pensare (intendo cercando di elaborare un pensiero tutto suo) si troverebbe a doversi confrontare con tante e tali contraddizioni da mettere a dura prova tale capacità. Ovviamente l’argomento che in questo periodo appassiona proprio tutti è bio-masse sì oppure no e le contraddizioni sono naturalmente tutte quelle che la gente, dalla più comune alla più istruita, mette in luce quando decide di prendere una posizione; quando decide cioè se stare con i guelfi o con i ghibellini.

Le motivazioni che portano dall’una parte anziché dall’altra sono le più disparate e vanno dal “sì” perché se ne ricaverebbero decine e decine di posti di lavoro al “no” perché queste centrali avvelenerebbero l’ambiente con agenti altamente cancerogeni; nel mezzo tute le altre sfumature che però hanno un unico denominatore comune: la cattiva informazione. Ma questo sarebbe in fondo l’ultimo dei mali; basterebbe ben informare (magari senza pregiudizi) ed il problema non ci sarebbe più.

A Casarano invece, da sempre terra di antinomie, il vero problema sono appunto le contraddizioni. Leggendo infatti i programmi pre-elettorali di qualunque partito politico a livello nazionale, al capitolo energie c’è sempre l’auspicio ad un passaggio, il più celere possibile, a forme di energia rinnovabili come quella derivante dalle biomasse perché “sostenibili” e soprattutto perché non inquinanti. La prima contraddizione è quindi quella di vedere a Casarano gli stessi simboli apertamente e decisamente schierati con il fronte del no (eccezion fatta per i verdi del sole che ride).

Un’altra contraddizione è poi quella dell’esponente primo della coalizione del no: proprio il Prof. Giuseppe Serravezza che, dopo aver contraddetto alcuni suoi colleghi sulla dannosità delle biomasse (disquisizione nella quale mai entreremo) si contraddice nel momento in cui non leva alta la sua voce su altri progetti tutti casaranesi e (sicuramente) pericolosi come il sansificio o la conceria. A dire il vero un partito c’è che non si è contraddetto: è il PD ma ciò non è accaduto per coerenza ma solo perché una posizione non è stato in grado di prenderla o meglio, ci ha provato l’ex sindaco Remigio Venuti schierandosi con il no (lui, che del sansificio, delle biomasse, dei radio farmaci e della conceria è stato il fautore, salvo poi essere smentito dal direttivo stesso del Partito.

Di contraddizione in contraddizione, ci sono poi quelle di De Masi (Ivan) che si dimette da tutti gli incarichi societari per “incompatibilità istituzionale” ma che poi (e la cosa non dovrebbe meravigliare) cerca di “aiutare” il fronte del sì; così come quelle di De Masi (Paride) che parla di un’alimentazione della centrale garantita al 40% da filiera corta (cioè da olio prodotto nel Salento) ma che poi viene contraddetto dai numeri che, impietosi, gli danno torto (soprattutto se nello stesso Salento di centrale dovesse essercene qualche altra) così come quando il discorso si sposta sui posti di lavoro che da svariate decine diventano solo 15 per poi assestarsi a 35.

Per non parlare poi dei medici  (o almeno alcuni di essi) che prima firmano un documento contro e poi lo sconfessano perché indotti a firmare senza aver avuto la possibilità di riflettere a sufficienza e con essi anche tanti comuni cittadini che, per non far torto ad un amico o ad un conoscente si sono schierati contro o a favore, divenendo quindi guelfi o ghibellini loro malgrado.

Ed il problema è proprio questo. A Casarano la discussione sulla centrale non è uno scontro di idee (come sarebbe stato auspicabile) ma è uno scontro politico: tutti quelli che stanno con il sindaco favorevoli, le opposizioni contrari! E mentre ci si accapiglia sulle nano particelle di cui tutti parlano ma di cui pochi sanno cosa cavolo siano veramente, nessuno ha ancora sollevato problemi quali ad esempio quello che l’autorizzazione all’impianto, una volta concessa permette anche la costruzione di un inceneritore, nessuno ha ancora chiesto ai politici una riduzione delle attività di “Ceranobill” a fronte dell’eventuale costruzione della centrale a Casarano, nessuno ha chiesto all’azienda una contropartita per i cittadini che potrebbe ad esempio essere quella di fare il “pieno” gratis alle auto alimentate elettricamente (compensando quindi l’equivalente dell’inquinamento delle 400 auto che produrrebbe la centrale) o ad esempio lo sfruttamento gratuito del calore prodotto per creare magari il freddo nei capannoni tristemente vuoti della zona industriale facendola quindi diventare un centro di smistamento per i surgelati per tutto il sud Italia.

E mentre sui blog si parla di Jatropha Curcas… qualcun altro pur di evitare le biomasse pondera che il nucleare sia, a pensarci bene, il male minore. Intanto l’estate incombe, il mare è invitante e quindi… tutti in montagna!

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13/06/2010 Caro Antonio,

mi spiace, per la stima che ho nei tuoi confronti, dover rilevare che nel tuo articolo ci sono diverse inesattezze.

Noto che torna nuovamente in auge la "conceria", quando più di un mese fa l’azienda titolare dell'impianto ha chiarito che l’attività che viene svolta al suo interno è quella di rifinitura delle pelli; per altro la stessa azienda ha precisato che l’attività di conceria è proibita per legge in Puglia.

http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=10440

Per ben due volte sugli organi di informazione sono venuti fuori “casi” di aziende che (cito testualmente) "mentre la città si concentra sulla proposta di centrale a biomasse, nel più assoluto silenzio, fanno passi in avanti negli uffici che contano.”.

Uno è quello dell'Italiana Pellami, di cui ho appena detto, e l'altro quello della Geotec  per l'impianto di selezione e triturazione di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata.

In entrambi i casi il repentino clamore sollevatosi intorno a queste vicende si è subito spento, dopo che ad esso sono seguiti chiarimenti e smentite.

Non mi resta, quindi, che convenire con te sull'opportunità e la necessità di fare buona informazione.

Un’ultima cosa: credo che non abbia alcun fondamento l’automatismo secondo il quale una volta ottenuta l’autorizzazione per la centrale verrebbe costruito anche un inceneritore.

Neppure una consumata eco-terrorista di mia conoscenza avrebbe osato sostenere tanto.

Un caro saluto

Alessandra Isernia

alex-is@libero.it

 

 

 

 

15/06/2010 Cara Alessandra, il fatto stesso di dover racchiudere problematiche anche complesse in un numero di righe più o meno limitato è indubbiamente uno dei maggiori limiti dell’attività giornalistica. Questo, spesso ma non sempre, è il motivo per il quale è ormai luogo comune identificare i giornalisti come dei superficiali. Indubbiamente questo è anche il motivo per il quale, nel mio articolo, con una certa superficialità, appunto, ho fatto l’equivalenza “Italiana Pellami” = conceria.

Sicuramente un’attività di tale tipo non immetterà nell’aria la stessa quantità di agenti dannosi di una conceria ma, pur ricordando che comunque il concetto che avrei voluto esprimere nel mio passaggio era più che altro legato all’atteggiamento di silenzio del Dott. Giuseppe Serravezza, ammetto l’imprecisione e chiedo scusa ai lettori.

Diversa invece è la situazione in merito alla concessione all’impianto:

la legge 9 gennaio 1991 - n. 10 (art. 3 – comma3), dà la definizione di “fonti rinnovabili” e nel lungo elenco è, purtroppo, annoverata anche la trasformazione di rifiuti organici ed inorganici (leggasi spazzatura);

quanto appena esposto è poi ripreso otto anni dopo, nel Decreto Legislativo 16 marzo 1999 – n. 79, meglio noto come “Decreto Bersani”, dove (nell’art. 2, comma 15) definisce, fra le fonti rinnovabili, la trasformazione in energia elettrica di prodotti vegetali e rifiuti organici ed inorganici (ri-leggasi spazzatura).

Ovviamente l’automatismo non c’è ma… potrebbe, legalmente, esserci.

Un caro saluto

Antonio Memmi

antoniomemmi@libero.it 

 

 

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