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La Lega "cocomero" e le fabbriche di Nichi

 

 

Di Matteo Gambettino

mgambettino@gmail.com

Casarano,  22/04/2010

 

La politica e il territorio, la politica sul territorio, argomento assai ricorrente negli ultimi mesi, prima e dopo le elezioni regionali del marzo scorso che hanno visto un avanzamento della Lega, a detta di tutti gli osservatori e politologi, perchè "è sul territorio", appunto. Eppure, cerchiamo di riflettere un po' sull'espressione "stare sul territorio". Cosa significa? Come si esplica quest'azione da parte di un partito o di un movimento politico? Mi sembra ovvio che un partito debba "essere sul territorio", debba prendere contatto con la realtà, capire le esigenze delle persone, agire in un rapporto di interazione proficua tra la periferia e il centro se si tratta di un partito o di un movimento nazionale, oppure concentrarsi esclusivamente sulla propria realtà qualora si tratti di una lista civica o di un movimento locale. "Non essere sul territorio" significherebbe a mio giudizio chiudersi e crogiolarsi all'interno di stanze vuote, concentrandosi su questioni che poco hanno a che vedere con la realtà di tutti i giorni e sarebbe insomma non fare politica, quella con "la P maiuscola", da esercitarsi con passione e impegno ma una semplice attività come tante, chiusa all'interno di quattro mura, quasi fosse il club di una squadra di calcio o il circolo della caccia.

 E allora cosa significa "stare sul territorio"? Perchè la Lega avanza a ogni elezione, arrivando ora a conquistare ben due regioni e ottenendo ottimi risultati all'interno delle "regioni rosse"? Basta scendere nelle piazze, bere l'acqua a Pontida in memoria di Alberto di Giussano, lanciare slogan come "padroni a casa nostra" per intercettare ampi consensi? Non conoscendo bene la situazione del Nord Italia evito di dare una risposta precisa. La ragione addotta è comunque sempre quella, ripetuta in molte salse da Bossi e dagli altri: noi vinciamo perchè stiamo vicino alla gente, perchè la sinistra ha perso il contatto con i lavoratori, perchè noi governiamo bene, etc. etc. Sembra paradossale ma pare che molti voti dei delusi di sinistra al nord siano andati proprio alla Lega, ovvero a un partito che ha posizioni antitetiche ai "progressisti" sul piano dell'immigrazione, dei diritti civili, dei temi etici. Paolo Stefanini, un giovane giornalista di "Diario", la rivista diretta da Enrico Deaglio, nel suo libro "Avanti Po" ha dato la definizione della Lega come "cocomero" (cioè anguria), verde fuori e rossa dentro, dicendo come nel centro-nord Italia il partito di Bossi sia considerato un po' come l'erede del vecchio Pci e che diversi iscritti di quello che fu il partito di Berlinguer ora indossano i fazzoletti e le camicie verdi.

Si potrebbe stare ore e ore a parlare di questi "voli pindarici" della politica ma cercherei di avanzare delle domande. In che modo la sinistra, o meglio il centro-sinistra (Pd) ha amministrato negli ultimi anni a livello locale e come questo è stato percepito dagli italiani? In che modo ha cercato di creare un'alternativa alla "sacra alleanza" tra Berlusconi e la Lega, vincolo assai più saldo di quello pericolante tra il Cavaliere e Fini? Delle dodici regioni conquistate nel 2005 l'Abruzzo, a causa di vicende giudiziarie del presidente Del Turco, è andato perduto "per strada", la Campania ha cambiato colore dopo anni in cui si era affidata a Bassolino e così la Calabria, dove il presidente uscente Loiero ha ottenuto solo il 32%, nel Lazio Marrazzo si è dimesso dopo i fatti noti a tutti e nel Piemonte dove la presidente uscente Bresso aveva stretto alleanza anche con l'Udc, ecco a sorpresa presidente Cota, primo presidente di regione della Lega oltre al veneto Zaia. Se si aggiunge anche la Sardegna, dove l'anno scorso Cappellacci ha sconfitto Soru, emerge una situazione disastrosa. A livello locale, dove storicamente aveva una marcia in più, il centro-sinistra soffre tantissimo, tant'è vero che l'11 aprile scorso Romano Prodi ha scritto un articolo su "Il Messaggero" ("Il Partito democratico ritrovi le sue radici") invitando il partito ad avere una struttura più "federale", una proposta condivisa da Chiamparino e Cacciari (quest'ultimo ormai in rotta con il partito) ma sulla quale i leader nazionali hanno espresso grandi perplessità.

 

L'eccezione nelle ultime elezioni regionali è stata rappresentata dalla Puglia dove il presidente uscente Vendola è stato riconfermato con un'ampia percentuale. Eppure anche qui, prima delle elezioni, è successo qualcosa di strano a sinistra. Le elezioni primarie, Vendola contro Boccia, candidato dell'intellighenzia del Pd, supportato ufficialmente da tutto il partito ma sonoramente battuto dal leader di Sel, partito che su scala nazionale raccoglie poco più del 3%. Forse anche qui c'era una poca conoscenza del territorio? Può darsi e non sarebbe nemmeno la prima volta: la situazione di Vendola mi ha ricordato molto quella di Renzi, attuale sindaco di Firenze che stravinse le primarie anche se il candidato "ufficiale" non era lui. Al di là di questo, il modo con cui Nichi Vendola ha vinto le elezioni è degno di essere guardato con interesse per la tematica che, timidamente, ho cercato di affrontare: in pochi giorni la Puglia si è popolata di tante "fabbriche" in cui si sono ritrovati coloro che sostenevano la sua candidatura. Anche qui il tema è stato quello, l'impegno sul territorio, l'avvicinamento della politica alle persone, il senso del "bene comune". Ho visto con i miei occhi (e di questo non posso che ringraziarli) i ragazzi della "Fabbrica di Nichi" di Casarano rifare un'aiuola, quella di Piazza Vittime Civili di guerra, di fronte alla scuole di via Amalfi e cancellare dal monumento un simbolo poco edificante: gesti semplici, compiuti nell'arco di un pomeriggio, eppure concreti, importanti. Ora le "fabbriche di Nichi" si stanno diffondendo per tutta l'Italia, simbolo di uno "stare sul territorio" per certi versi simile ma al tempo stesso diversissimo da quello della Lega, una sfida forse più culturale che politica (ma chi l'ha detto che la politica non possa essere essa stessa cultura?). Sarà il tempo a dirci se questo sarà un modello valido per tutto il nostro Paese e ovviamente ciò sarà legato all'attività del suo leader e dal modo con cui governerà la nostra regione, possibilmente senza ripetere gli errori sulla scelta della giunta del precedente mandato.

Sarà quello delle "fabbriche di Nichi" un modo per sfidare il resto del centro-sinistra sospeso tra la prima fila al festival di Sanremo, le piazze virtuali e la visita a Mirafiori? Chissà, questa è l'ennesima domanda senza risposta che mi pongo. Perdonatemi ma credo di non essere l'unico di questi tempi qui in Italia.

 

Matteo Gambettino

 

 

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